Aaron Caneva

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Aron Caneva
Nazionalità Italia Italia
Ungheria Ungheria
Altezza 180 cm
Peso 82 kg
Lotta Wrestling pictogram.svg
Specialità Lotta libera
Categoria -86 kg.
Squadra Esercito
Carriera
Nazionale
2015-Italia Italia
Palmarès
Italia Italia
Campionati del Mediterraneo 0 1 0
Per maggiori dettagli vedi qui
Statistiche aggiornate all'8 febbraio 2020

Aaron Caneva (30 maggio 1995) è un lottatore italiano e ungherese, specializzato nella lotta libera.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È cresciuto in una famiglia di lottatori. La madre Edit Dosza è ungherese e, dopo una carriera giovanile nella lotta, è diventata arbitro internazionale ed ha fatto parte della squadra arbitrale olimpica dell'edizione di Pechino 2008.[1] Il padre Lucio Caneva è allenatore della nazionale italiana.[2][3]

Anche la sorella Dalma Caneva è lottatrice di livello interanzionale, la quale ha sposato il lottatore Frank Chamizo nel 2011.[4]

Ai campionati del Mediterraneo di Madrid 2015 ha vinto la medegali d'argento nel torneo dei -74 chilogrammi, dopo essere rimasto sconfitto in finale dal greco Georgios Savvoulidis.

Ha rappresentato l'Italia a varie edizioni dei campionati mondiali ed campionati europei senza riuscire a vincere medaglie.

Ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona 2018, si è classificato quarto nel torneo degli 86 chilogrammi alle spalle del turco Ahmed Bilici, del francese Akhmied Aibuev e dello spagnolo Taimuraz Friev Naskideava.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Madrid 2015: argento nei -74 kg.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lotta, Dosza: "Io arbitro, combatto per le donne verso l'equità di genere", su La Gazzetta dello Sport, 14 gennaio 2018. URL consultato l'8 febbraio 2020.
  2. ^ stellenellosport, Una vita di Lotta. Dalma e Aron Caneva insieme in Nazionale, su Stellenellosport.com, 7 gennaio 2019. URL consultato l'8 febbraio 2020.
  3. ^ Dalma&Aron: la famiglia Caneva è una garanzia per la Lotta. URL consultato l'8 febbraio 2020.
  4. ^ Frank Chamizo: «Nonna aveva fame, io ho venduto la divisa», su VanityFair.it, 21 settembre 2016. URL consultato l'8 febbraio 2020.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]