ZERI

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ZERI, Zero Emission Research and Initiatives, è una rete internazionale di 3000 tecnologi ed economisti, che intendono sviluppare nuovi processi produttivi, in cui gli scarti di un processo possano essere utilizzati come materie prime per un altro, in modo da ridurre drasticamente, se non evitare completamente, la produzione di scarti da eliminare in modo improduttivo e dannoso per l'ambiente. "L'obiettivo è lo zero: zero incidenti, zero sprechi, emissioni zero"[1]. La sua filosofia non è quella che vede il progresso e la scienza come mali da estirpare, ma quella di incorporare nel progresso sia il rispetto per l'ambiente, sia le tecniche usate dalla natura stessa, di fatto rendendo il processo produttivo parte di un ecosistema.

Secondo il Libro Bianco dell'Ambiente 1996, dell'Agenzio per l'Ambiente del Giappone "ZERI sarà lo standard per l'industria nel 21esimo secolo"[2].


Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lo ZERI è stato fondato il 6 aprile 1994 dall'economista Gunter Pauli e dal Prof. Heitor Gurgulino de Souza, allora Rettore dell'Università delle Nazioni Unite, per trasformare idee e conoscenza scientifica in progetti concreti. Nei successivi 10 anni sono stati implementati dozzine di progetti funzionali, soprattutto nei paesi dei Terzo Mondo. Anche se formalmente lo ZERI non fa parte delle Nazioni Unite, collabora con lo UNDP (United Nations Development Programme, Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite) sin dal 1997 e fin dall'inizio con l'UNESCO. Il 14 ottobre 1998 Kofi Annan, allora segretario generale delle Nazioni Unite, ha formalmente appoggiato lo ZERI. Nel dicembre dello stesso anno è iniziata la collaborazione con la FAO. Nel luglio del 2000, lo ZERI ha presenziato al World EXPO di Hannover (Germania), costruendosi un padiglione utilizzando come materia prima esclusivamente piante della Colombia.

Il 3 ottobre 2005, presso il Politecnico di Torino, sono iniziati i primi master di secondo livello italiani in Systems Design che implementano i principi ZERI.

Aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

L'approccio ZERI si è attirato le critiche di molti movimenti ambientalisti, come ad esempio Earth Island, che contestano l'uso delle tecnologie e delle conoscenze scientifiche dello ZERI: secondo queste organizzazioni i principi dello ZERI andrebbero a scapito del commercio equo e solidale. In effetti, gli studi dello ZERI mostrano come il concetto naïf del commercio equo e solidale non sia in realtà sostenibile, per alcuni motivi:

  1. Il trasporto e la produzione di un bene costano sì in termini di lavoro, ma anche e soprattutto di consumo di risorse e di inquinamento. Il prezzo reale del prodotto dovrebbe riflettere il danno ambientale dovuto sia al consumo delle risorse durante la produzione (foresta, territorio), sia all'inquinamento dovuti al trasporto. Questo è vero soprattutto dove le tecnologie di produzione e di trasporto sono arretrate, ossia proprio nei paesi meno sviluppati.
  2. Al momento, i paesi del G8, circa il 20% della popolazione, usano l'80% delle risorse. Mantenendo la stessa efficienza, per portare tutti allo stesso livello occorrerebbero il 400% delle risorse attuali. Dato che non si può superare di molto il valore presente, bisognerà ridurre ad un quarto o meno la necessità di materie prime "fresche" per la produzione.
  3. Guardando il CIA Factbook, per portare tutto il mondo al reddito procapite dell'Europa o degli USA è necessario aumentare di 10 volte il prodotto mondiale lordo, e di oltre 20 volte il reddito mondiale procapite. Unito al punto precedente, si ottiene un rapporto reddito procapite/risorse utilizzate 80 volte superiore. Questo sembra essere un traguardo difficilmente realizzabile con gli attuali processi produttivi, se non implementando delle reti di processi produttivi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Edgard S. Woolard Jr., presidente della Dupont, tratto dalla quarta pagina di copertina di Gunter Pauli, Il progetto ZERI. Più ricchezza, più lavoro, meno inquinamento: il nuovo approccio per l'economia del Duemila, prefazione di Umberto Colombo, Il Sole 24 ORE, Milano 1999.
  2. ^ Frase tratta dalla quarta pagina di copertina di Gunter Pauli, Il progetto ZERI. Più ricchezza, più lavoro, meno inquinamento: il nuovo approccio per l'economia del Duemila, prefazione di Umberto Colombo, Il Sole 24 ORE, Milano 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]