Teodora (imperatrice)

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« Il trono è un glorioso sepolcro e la porpora è il miglior sudario. »
(Procopio, La guerra persiana, I, 24)
Teodora
L'imperatrice Teodora in un particolare dei mosaici della basilica di San Vitale a Ravenna.
L'imperatrice Teodora in un particolare dei mosaici della basilica di San Vitale a Ravenna.
Imperatrice consorte d'Oriente
In carica 9 agosto 527 – 28 giugno 548
Predecessore Eufemia
Successore Sofia
Nascita Cipro, 9 aprile c.497
Morte Costantinopoli, 28 giugno 548
Luogo di sepoltura Chiesa dei Santi Apostoli
Padre Acacius
Madre Theodora
Consorte Giustiniano I
Figli Giovanni, Teodora

Teodora (in greco: Θεοδώρα; Costantinopoli, 14 marzo 497Costantinopoli, 28 giugno 548) è stata un'imperatrice bizantina. Dopo una iniziale vita avventurosa divenne moglie dell'imperatore d'Oriente Giustiniano I, assieme al quale regnò, in parte coadiuvandolo nella gestione del potere. La sua personalità viene vista in doppia luce da Procopio di Cesarea, che da una parte ne esalta in talune sue opere l'effetto benefico, dall'altra, nella sua Storia segreta, ne vede esclusivamente il lato negativo. Teodora morì forse a causa di una forma di cancro, in quello che sarebbe uno dei primi casi documentati, nel 548.

Il nome di Teodora resta legato nel campo dell'arte a numerosi monumenti, quali la ricostruzione giustinianea di Hagia Sophia e la Basilica di San Vitale a Ravenna.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dalle origini alla crisi mistica[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio dei mosaici della Basilica di San Vitale (Ravenna), raffigurante, secondo alcune interpretazioni,[1] le sorelle di Teodora, Anastasia (a sinistra) e Comitò (al centro).

Teodora era una donna di umili origini. Lo storico Procopio di Cesarea la dice una delle tre figlie di un certo Acacio, guardiano degli orsi (termine col quale si indicava il guardiano delle belve) presso l'Ippodromo. Rimasta orfana di padre, viene avviata dalla madre, insieme alle due sorelle Comitò e Anastasia, alla carriera del teatro. Qui Teodora diede il meglio di sé come cortigiana e attrice di spettacoli licenziosi. I suoi detrattori, primo fra tutti Procopio di Cesarea, le rimproverarono una giovinezza dissoluta e contribuirono a creare una figura deformata e mostruosa del suo arrivo a Costantinopoli:

« Quando le figlie divennero giovinette, subito la madre le avviò alla scena, poiché erano davvero belle: però non tutte simultaneamente, bensì a seconda che ciascuna le paresse matura al compito. [...] All'epoca Teodora non era affatto matura per andare a letto con uomini, né ad unirsi a loro come una donna; si dava invece a sconci accoppiamenti da maschio, con certi disgraziati, schiavi per di più, che seguendo i padroni a teatro, in quell'abominio trovavano sollievo al loro incomodo – e anche nel lupanare dedicava parecchio tempo a quest'impiego contro natura del suo corpo.

Non appena giunse all'adolescenza e fu matura, entrò nel novero delle attrici e divenne subito cortigiana, del tipo che gli antichi chiamavano ‘la truppa’. Non sapeva suonare flauto né arpa, né mai s'era provata nella danza; a chi capitava, ella poteva offrire solo la sua bellezza, prodigandosi con l'intero suo corpo.
[...] Spesso giungeva a presentarsi a pranzo con dieci giovanotti, o anche di più, tutti nel pieno delle forze e dediti al mestiere del sesso; trascorreva l'intera notte a letto con tutti i commensali, e quando erano giunti tutti allo stremo, quella passava ai loro servitori, che potevano essere una trentina; s'accoppiava con ciascuno di loro, ma neppure così riusciva a soddisfare la sua lussuria. »

(Procopio, Storia segreta, IX (trad. it. in Procopio, Storie Segrete, a cura di F. Conca e P. Cesaretti, Milano 1996))

La critica moderna tende però a ridimensionare molto di quanto dice Procopio, in quanto quest'ultimo ebbe ruoli di primo ordine ai servizi di Belisario, e quando quest'ultimo, durante la guerra gotica, a partire dal 540 circa cadde in disgrazia presso Giustiniano I, pure la carriera di Procopio ebbe un tracollo. Procopio poi era di famiglia senatoriale, e quindi era mal disposto verso le origini popolari di Teodora.

Legami con le fazioni dell'Ippodromo[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di Teodora era inizialmente legata alla fazione dei Verdi, una delle tifoserie dell'Ippodromo.

Il padre, Acacio, era guardiano degli orsi grazie a questo legame, che in teoria sarebbe dovuto essere tramandato di padre in figlio. La professione della madre, poi ripresa da giovinetta da Teodora, era quella di danzatrice ed attrice, ruoli che implicavano d'uso corrente all'epoca anche l'impegno in spettacoli osceni. Alla morte del padre la madre si risposava, sperando che la fazione dei verdi cui era legata passasse al secondo marito il mestiere del primo. Ma l'impresario della danza pantomima, il coreografo dei Verdi Asterio, corrotto da un concorrente, rimosse la famiglia di Teodora dalla carica che diede ad altri.

Le donne della famiglia di Teodora, ridotte per questo motivo all'estrema povertà, protestarono presso i Verdi, che le ignorarono. Procopio riferisce che la madre portò le figlie vestite da supplici, con ghirlande sul capo e in mano, a sedersi nel Ippodromo quando questo era pieno. I Verdi non le presero neppure in considerazione, ed esse si rivolsero alla fazione opposta, quella degli Azzurri, che invece venne loro incontro. L'incarico di guardiano degli orsi era ripartito tra due persone, una per fazione, ed essendo nel frattempo deceduto anche quello degli Azzurri, la carica fu concessa al patrigno di Teodora da costoro. Da quel momento divennero fedeli di questa fazione avversa.

Poi Teodora si avviò alla professione della madre, come le sorelle, essendo tutte belle. In questa professione i particolari forniti da Procopio nella Historia Arcana paiono trovare conferma nel racconto dello storico siriaco Giovanni da Efeso (o Giovanni di Amidas), vescovo monofisita di Efeso che nella maniera in cui si ricorda un nome d'uso, la chiama "Teodora del postribolo". Giovanni da Efeso non era qui spinto da un intento denigratorio, dato che era della parte di Teodora, la quale difendeva i Monofisiti; ed anche il nome detto in greco, trovandosi in un testo in siriaco, sarebbe in naturale riferire il termine con il quale era conosciuta Teodora da giovane.

A riprova dell'iniziale attività delle futura imperatrice sta il fatto che Giustiniano dovette applicare una modifica al suo Codice (Codex Justinianus V.4.23), per poter scavalcare gli impedimenti. Od anche sin dalla legislazione emessa sotto lo zio Giustino I, naturalmente su istigazione di Giustiniano, venivano riammesse le condizioni di privilegio per gli sponsali con un'attrice qualora ella fosse stata pentita della sua precedente attività. In tal modo l'attrice avrebbe potuto lavare la macchia e sposare anche un patrizio.

Stessa cosa avvenne per le sorelle; di esse Comitò divenne famosa tra le cortigiane sue coetanee, ed infine arrivò a sposare il patrizio Sitta, comandante bizantino in Armenia. Teodora che era la secondogenita, invece dapprima, non avendo appreso alcun'arte scenica, dal ballo alla musica, stando a Procopio appena superata la pubertà di quella professione si dedicò soprattutto al lato erotico. Si unì quindi ad una compagnia di mimi, le cui rappresentazioni di bassa qualità e spesso condannate dalla Chiesa puntavano soprattutto sugli effetti volgari; ma in queste circostanze si mostrò pronta di spirito, spiritosa e mordace, e in tal modo si mise in evidenza. Su tutti questi aspetti naturalmente Procopio calca la mano nella descrizione degli aspetti erotici.

Ascesa[modifica | modifica sorgente]

Relazioni con gli Azzurri[modifica | modifica sorgente]

Tornata a Costantinopoli Teodora fu presto notata da Giustiniano, un uomo di venti anni più anziano di lei e nipote dell'allora imperatore Giustino I. Colpito dalla sua bellezza Giustiniano dapprima la tenne come amante, pur elevandola al grado di patrizia. Da questo momento iniziava la carriera di Teodora. In questo periodo la coppia era oltremodo legata alla fazione dell'Ippodromo degli Azzurri, che ne aveva guadagnato l'impunità per tutte le sue azioni. Gli Azzurri arrivarono ad assassinare un personaggio in vista, Ipazio, in Santa Sofia ed in pieno giorno. In quel momento Giustiniano era caduto ammalato, per cui la corte credette poter approfittare per far cessare gli atti criminali degli Azzurri. Il prefetto di Bisanzio, Teodoto, detto Zucchino, fece arrestare diversi Azzurri che vennero condannati a morte. Molti di essi però potevano nascondersi grazie alle potenti protezioni godute, e quando Giustiniano guarì, Teodoto venne accusato di stregoneria, anche in base alle dichiarazioni estorte sotto tortura ad alcuni suoi familiari. Teodoto si trovò isolato, l'unica voce che si levò in sua difesa fu quella di Proclo, e venne trasferito a Gerusalemme, dove rimase nascosto nella chiesa del Tempio per trovarvi asilo dai sicari di Giustiniano e Teodora.

Matrimonio con Giustiniano[modifica | modifica sorgente]

L'imperatrice Teodora, rappresentata su un quadro di Benjamin-Constant, Jean-Joseph, nel XIX secolo.

Per Teodora si presentava il problema di superare gli ostacoli della morale verso il suo matrimonio con Giustiniano. Giustino, imperatore e zio di Giustiniano, non era d'accordo su questi sponsali principalmente per volere della moglie, l'imperatrice Eufemia, la quale vedeva di buon occhio il nipote ma non accettava la presenza di Teodora. Morta Eufemia, ed avendo nei suoi ultimi anni Giustino perso le proprie facoltà mentali, la via per il matrimonio tra Giustiniano e Teodora era libera.

Le leggi di quel periodo non consentivano ad un notabile come Giustiniano il matrimonio con un'attrice quale era Teodora, ma in quel caso Giustino, ormai incapace di intendere e volere, fu convinto dal nipote ad emanare una legge che lo permettesse. Grazie a questa circostanza gli sponsali poterono essere celebrati.

Teodora imperatrice[modifica | modifica sorgente]

Quindi, al momento della morte di Giustino, il nipote era già pronto ad impossessarsi del potere, e divenire imperatore. Giustiniano, che aveva già nominato Teodora patrizia, senza attendere, tre giorni prima della morte di Giustino, fece celebrare la cerimonia dell'incoronazione nella quale fece nominare Teodora imperatrice, il 4 aprile 527, giorno di Pasqua.

Una volta sul trono, Teodora si mostrò una donna astuta e di forte carattere, molto influente sulle decisioni del marito tanto che spesso si è detto che Giustiniano e Teodora costituissero una vera e propria diarchia. Entrambi di personalità molto forte, la loro azione risultò complementare nel ricreare la grandezza dell'Impero Romano.

Lady Randolph Churchill, nelle vesti dell'imperatrice Teodora, nel 1897.

Una prima prova la coppia la diede nella sua azione durante la rivolta di Nika, quando dovettero affrontare il problema politico di ridimensionare le fazioni, soprattutto quella degli Azzurri, la cui impunità essi stessi avevano da sempre garantito. Negli eventi, dove Giustiniano si mostrava più pavido, pensando di fuggire attraverso il suo porto privato, fu Teodora a reagire con forza a riprendere il potere in mano. Ella, pronunciando un discorso, convinse il marito a desistere e a combattere in quanto «... Il trono è un glorioso sepolcro e la porpora è il miglior sudario»[2].

Questione monofisita[modifica | modifica sorgente]

Un altro problema nel quale la complementarità tra queste due personalità ebbe a dare i suoi effetti fu quello della questione monofisita.

Al dissidio religioso corrispondevano le tendenze separatiste delle province orientali, che già dal secolo precedente si erano manifestate nella usuale forma del dissenso religioso rispetto all'ortodossia, allora trovando comprensione in Zenone. Quell'imperatore promulgando l'"Henoticon" arrivava al compromesso coi monofisiti, benché a prezzo dalla parte opposta dello scisma con Roma.

Giustiniano per la sua grandissima ambizione intendeva invece divenire un nuovo Costantino, capo e dell'Impero e della Chiesa, e per questo motivo affiancò la sua riconquista dell'Occidente alla repressione della parte orientale e siriaca, benché questa azione a lunga scadenza permettesse nel secolo successivo il cedimento all'Islam. Se le province monofisite orientali erano la parte più viva dell'Impero, una riconciliazione con l'Occidente comportava un atteggiamento antimonofisita, il che riacuiva l'antico contrasto tra Egitto e Siria da una parte e Bisanzio dall'altra, rinfocolando i sopiti separatismi copto-siriaci.

La complementarità della coppia Giustiniano-Teodora emerge nel ruolo svolto dall'imperatrice con la protezione data alla parte che avrebbe dovuto essere repressa, e grazie a questa sua azione si poté mantenere l'unità imperiale. Teodora era di fede monofisita, ed in questo campo si mostrò più realistica del marito, del quale modificò la politica con esiti favorevoli per l'Oriente, al prezzo di un'ulteriore incomprensione da parte della Chiesa dell'Occidente. Sfruttando la sua influenza sul marito Giustiniano I, Tedora, fece sì che all'interno dell'Impero si instaurasse un clima di convivenza tra gli ortodossi, detti anche duofisiti, e i monofisiti. Un esempio lampante è la promulgazione dell'editto dei Tre Capitoli che aveva l'obbiettivo di acquietare le dispute religiose accettando interpretazioni a proposito della natura di Cristo da ambo le parti. Tuttavia questo editto si tradusse nell'omonimo scisma dei Tre Capitoli che riaprì la contesa religiosa.

Teodora proteggeva i Monofisiti, li nascondeva all'occorrenza, bloccava i procedimenti giudiziari a loro carico. La sua azione accontentava qui i ceti che si potrebbero assimilare ad una classe borghese all'interno dell'Impero, mentre il marito accontentava quelli aristocratici. La loro divenne in pratica una politica bifronte svolta dai due vertici al potere, capace di bilanciare le due forze sociali vitali dell'impero. Giustiniano ne ricavava il beneficio di non farsi catturare da alcuno dei ceti in lizza, potendoli dominare entrambi, e in un paese stanco di violenze e lotte sociali, terrorizzato dalle pressioni di barbari e Persiani, mostrò di essere l'uomo giusto, come testimonia Pietro Patrizio, trattatista politico dell'epoca. Il contributo di Teodora in questa politica si evidenzia dal momento della sua morte, quando il consorte rimase solo, ed in effetti la sua capacità politica si ritrovò dimezzata nei suoi ultimi anni.

Amicizia con Antonina[modifica | modifica sorgente]

Teodora era amica di Antonina, moglie del generale Belisario. Antonina le fu utile per far cadere in disgrazia nel 541 Giovanni di Cappadocia, prefetto del pretorio d'Oriente. Teodora odiava Giovanni e Antonina, sapendolo, decise di farle un favore proponendo a Giovanni di organizzare una congiura contro Giustiniano. Giovanni, desideroso di salire al potere, accettò e i due stabilirono un luogo dove discutere sulla congiura. Tutto ciò però era una trappola di Antonina che rivelò a Teodora la congiura e il luogo dove si sarebbero incontrati. L'Imperatrice inviò quindi due uomini, tra cui l'eunuco Narsete, ad ascoltare di nascosto l'incontro, e non appena udirono che Giovanni aveva intenzione di tramare contro il suo imperatore cercarono di catturarlo ma il prefetto riuscì a fuggire. La conseguenza di tutto ciò è che Giovanni cadde in disgrazia e fu privato delle sue cariche e delle sue ricchezze.

Teodora fu molto grata ad Antonina e le ricambiò il favore quando la moglie di Belisario, in quanto rea di adulterio, venne segregata dal marito, che era in Oriente per combattere i Persiani. Teodora richiamò Belisario e Antonina a Costantinopoli, costrinse Belisario a perdonare la moglie e, tramite torture, riuscì a scoprire dove il figliastro di Belisario, Fozio, aveva segregato Teodosio, l'amante di Antonina, rapito per punirlo per l'adulterio. Teodosio fu liberato e restituito ad Antonina, che ringraziò l'Imperatrice per averla ricongiunta con l'amante.

Successivamente (543) Teodora accusò Belisario e Buze, due generali, di aver detto che non avrebbero accettato un secondo Giustiniano se l'Augusto fosse morto. Teodora percepiva in quelle parole una trasparente allusione a lei e processò i due generali: Buze venne segregato nelle temibili prigioni di Teodora da dove uscì dopo alcuni anni fisicamente distrutto, mentre a Belisario andò meglio: venne privato delle sue ricchezze. Successivamente però Teodora perdonò Belisario con una lettera in cui disse che lo perdonava e gli restituiva gli onori e le ricchezze in quanto amica della moglie.

Antonina partì poi in Italia con il marito per cercare di sconfiggere i Goti di Totila. Teodora nel frattempo aveva intenzione di uccidere il generale Giovanni, reo di essersi sposato con la persona sbagliata, e chiese, secondo la diffamatoria Storia segreta di Procopio, ad Antonina di ucciderlo. Giovanni, venutone a conoscenza, si rifiutò di raggiungere a Roma Belisario in quanto timoroso di essere ucciso. Belisario cercò di sfruttare l'amicizia tra la moglie e l'Imperatrice per ottenere rinforzi inviando Antonina a Costantinopoli ma quando ella arrivò l'Augusta era già morta.

Teodora morì di malattia nel 548 (divorata dal cancro dice Procopio[senza fonte]), e si dice che la sua morte fosse stata presagita dallo spezzarsi di una colonna. Il suo corpo è stato inumato nella Chiesa dei Santi Apostoli, a Istanbul.

Teodora nell'arte[modifica | modifica sorgente]

L'imperatrice Teodora e la sua corte, basilica di San Vitale, Ravenna, VI secolo.

Il più famoso ritratto di Teodora è un mosaico che si trova all'interno della basilica di San Vitale a Ravenna. Altri ritratti che dovevano esistere a Costantinopoli vennero sistematicamente cancellati durante il periodo dell'iconoclastia (VII secolo).

Non esistono quadri rinascimentali che ritraggono l'Imperatrice in quanto in quell'epoca essa era sconosciuta. Gli Anekdota di Procopio di Cesarea che ci tramandano della sua figura e della sua opera furono pubblicati solo nel Seicento. Teodora è inoltre il soggetto di un quadro di Milo Manara.

Leggende[modifica | modifica sorgente]

Un episodio che ha sapore di leggenda narra che Teodora, durante i suoi anni da attrice, ebbe un figlio segreto di nome Giovanni, che, non riconosciuto da lei, crebbe in Arabia in compagnia del padre, senza neppure sapere dell'identità della madre.

Credo religioso[modifica | modifica sorgente]

Teodora, a differenza di Giustiniano, che era ortodosso, aveva idee monofisite. Si narra appunto che un religioso monofisita sia stato protetto da lei e fatto riparare per dodici anni in una stanza segreta del gineceo imperiale. Di fatto l'imperatrice rappresentò la mano benevola verso questa corrente, mentre il marito voleva mantenere la linea dura. Procopio, nella visione negativa che ne fornisce nella Storia segreta, dice che in realtà era una tattica dei due imperatori, che in reciproco accordo potevano machiavellicamente mostrare ora un atteggiamento duro ed ora uno accondiscendente. Probabilmente si era trattato di un costante accordo in base alla forza delle due personalità, che tra loro potevano mantenere opinioni avverse che poi venivano ad adattare anche alle esigenze politiche del momento.

Iniziative militari[modifica | modifica sorgente]

Secondo Procopio, Teodora ebbe un ruolo di primo piano, tramite l'amicizia con Antonina, moglie di Belisario, nella guerra gotica. Sarebbe stata di Teodora infatti l'iniziativa di sostituire (e poi uccidere, insinua Procopio) il santo papa Silverio con papa Vigilio nel 537.

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Il comico Antonio De Curtis in arte Totò si considerava discendente diretto della dinastia di Bisanzio dei Comneni e spesso scherzando si riferiva al passato licenzioso di sua "zia" Teodora con epiteti che si rivolgono a donne di malaffare.
  • Il cantautore Francesco Guccini si riferisce a lei e a Giustiniano I nel testo della canzone Bisanzio: «Di quest'imperatore sposo di puttana»

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gianni Morelli, La tela del Regno, Danilo Montanari Editore, 2009, ISBN 978-88-87440-46-1, p. 70.
  2. ^ Procopio, La guerra persiana, I, 24. (in Procopii Caes., Opera omnia, I, a cura di J. Haury – G. Wirth, Lipsia 1962).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Cesaretti, Teodora. Ascesa di un'Imperatrice, Mondadori 2001, ISBN 88-04-49950-8;
  • Edward Gibbon, Decline and fall of the Roman Empire;
  • Procopio di Cesarea, Anekdota o Storia segreta;
  • Aida Stoppa, Teodora e il potere, [racconto], in Aida Stoppa, Sette universi di passione, Colledara, Te, Andromeda, 2004, pp. 36–62;
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4;
  • Hans-Georg Beck, Lo storico e la sua vittima. Teodora e Procopio, Bari, Laterza, 1988. ISBN 88-420-3254-9.

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