Sensibilità
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La sensibilità, di norma, è la facoltà di percepire attraverso sensori (nel caso di esseri viventi, gli organi di senso) stimoli provenienti da fonti esterne. Il termine assume tuttavia diversi significati a seconda dell'ambito:
- In metrologia, sensibilità si riferisce, nel caso ideale, al rapporto tra la variazione del valore misurato R e la variazione del valore reale E, o in altri termini è la derivata della funzione y(s) che è la risposta del sensore allo stimolo s, pertanto se la funzione non è una retta la sensibilità varia da punto a punto. Talvolta se viene scelto un punto di lavoro attorno al quale effettuare la misura, la sensibilità diventa la linearizzazione della curva attorno a tale punto. Infine negli strumenti elettronici viene anche definita come il minimo stimolo rilevato dal sensore, esiste infatti un limite inferiore oltre il quale lo stimolo non è più distinguibile dal rumore di fondo, per questo a volte è definita come lo stimolo che applicato al sensore produce un'uscita uguale al valore efficace del rumore;
- In epidemiologia, la sensibilità è la probabilità di un test diagnostico di indicare un risultato positivo (anomalo) nei soggetti colpiti dalla malattia («veri positivi»).
- In medicina la sensibilità è l'acquisizione di stimoli sensoriali tramite neuroni sensitivi.
- In filosofia la sensibilità è l'intensità e l'acutezza con cui un soggetto intuisce col pensiero qualcosa di esterno a lui.
- In psicologia, sensibilità si riferisce alla disposizione di condividere un'emozione provata da soggetti altri da sé.
- In fotografia la parola sensibilità indica la maggiore o minore capacità di una pellicola di essere impressionata dalla luce.
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