Razza
Col termine razza, di uso zootecnico e non zoologico, se riferito ai viventi, si intende un gruppo animale (nella fattispecie quindi di animali domestici) appartenente ad una medesima specie, caratterizzato per la presenza di caratteristiche ereditarie comuni che, in modo più o meno marcato, li identificano come un sottoinsieme della specie differenziato da eventuali altri gruppi cospecifici. È un termine tecnico esclusivamente nella zootecnica, mentre in senso colloquiale viene variamente usato per indicare un raggruppamento di qualsiasi sorta.
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Origine etimologia e uso [modifica]
Il termine viene usato in maniera variegata, e precisi usi tecnici si sovrappongono a diversi e sfumati utilizzi nel parlato. In origine, il termine si soleva far nascere dal latino generatio, ma ora si pensa che nelle moderne lingue neolatine derivi, in realtà, dal francese antico haraz o haras (allevamento di cavalli); per falsa divisione del termine unito all'articolo, l'haraz diventa così la razza. Altrimenti si ritiene che la parola razza derivi dall’arabo ras (origine/stirpe) [1] e viene utilizzato in quello che modernamente si definisce ambito zootecnico. L'uso riferito all'uomo è largamente successivo, di matrice positivista, sorge a fine ottocento.
A livello colloquiale, il termine è variamente utilizzato e ciò provoca frequenti fraintendimenti. Altro genere di equivoci nasce dall'utilizzo differente da quello della lingua inglese: essa possiede termini come race (anche in senso generico), kind (tipo, razza), breed (nel senso di ceppo zoologico) e progeny (nel senso di progenie, schiatta); con la traduzione nel differente contesto linguistico italiano, si verificano facilmente slittamenti di senso.
Razza come concetto zootecnico [modifica]
Esseri viventi di razze diverse possono, in quanto appartenenti alla stessa specie, dare luogo ad incroci od ibridi con capacità riproduttive immutate. Il termine non è utilizzato in biologia per la classificazione tassonomica[2], ma in zootecnica, e si applica soltanto agli animali domesticati: cani, gatti, cavalli ed altri animali domestici, da reddito o compagnia, mentre per gli animali da esperimento come le cavie e altri organismi modello vengono utilizzati i termini "ceppo" e "stipite" (quest'ultimo solo in microbiologia). Il termine corrispondente in agraria per il regno vegetale è cultivar e riguarda anche in questo caso solo le piante coltivate.
Evoluzione e superamento del concetto in biologia [modifica]
In pratica, oggi il termine razza è confinato quasi esclusivamente all'ambito della zootecnica, quando si fa riferimento a popolazioni selezionate di animali domestici (per es.: razze equine, bovine, ovine, suine, canine, feline, avicole) per indicare varietà che sono prodotte artificialmente e devono conservare determinati standard.
L'evoluzione della genetica delle popolazioni e la progressiva comprensione dei meccanismi della speciazione hanno portato ad utilizzare termini più adatti a distinguere individui con evidenti dimorfismi, pur se appartenenti alla medesima specie e sottospecie, con l'introduzione di concetti quali la variazione clinale e le sovrapposizioni circolari, specie ad anello, più frequentemente citate con il termine inglese ring species. Polimorfismi, popolazioni e forme zoologiche sono termini frequentemente e correttamente impiegati nel settore.
Nell'ambito del regno vegetale, per indicare sottopopolazioni viene usato il termine varietà.
Razza come termine in riferimento all'uomo [modifica]
Il termine "razza" può essere utilizzato in varie discipline contemporanee, spesso per traduzione di scritti da altre lingue, o basandosi su testi storici. Tra esse possiamo annoverare sociologia e antropologia, ed il termine intende popolazioni umane, etnie, tipi (le moderne scuole antropologiche dividono variamente la popolazione umana), od utilizza il criterio per una veloce tipizzazione somatica utile allo scopo pratico quanto il colore dell'iride o dei capelli (anch'esso correlato, appunto alla diversa distribuzione nelle varie popolazioni), ma non corrispondente ad un concetto razziale inteso in senso biologico. Nelle scienze giuridiche, come in medicina legale, la tipizzazione somatica è utile nei procedimenti di identificazione e riconoscimento di cadaveri con fini di polizia scientifica [3].
Utilizzo non scientifico [modifica]
| Per approfondire, vedi Razza ariana e Razzismo. |
Il pur permanente utilizzo del termine razza è scientificamente non fondato in ambito zoologico, in particolare quando esso venga impropriamente applicato anche alla specie umana, in riferimento alle caratteristiche morfologiche ben definite presenti nelle varie etnie, sviluppate per adattamento ambientale e selezione. Tale classificazione, largamente basata sui tratti esteriori, non trova tuttavia riscontro a livello genetico, a meno di non frammentare enormemente la popolazione, formando un'infinità di indefiniti raggruppamenti.
L'attuale variabilità genetica della specie umana è estremamente bassa. I genetisti Lynn Jorde e Henry Harpending dell'università dello Utah hanno suggerito che la variazione interna alla specie del DNA umano è piccolissima, se comparata con altre specie, e che, durante il Tardo Pleistocene, la popolazione umana fosse ridotta a un piccolo numero di coppie genitoriali – non più di 10 000 e forse intorno a 1 000 – con la conseguenza di un pool genico residuo molto ristretto[4]. Sono state formulate varie spiegazioni per questo ipotetico collo di bottiglia, tra cui una delle più note al pubblico dei non addetti ai lavori è quella della Teoria della catastrofe di Toba.
In relazione alle specie naturali, in genere, il termine razza è quindi desueto, soprattutto quando la specie è diffusa nel territorio senza soluzione di continuità; in particolare, nella sua accezione scientifica e moderna, non è applicabile ad una specie geneticamente omogenea come quella umana, come esplicitato nella dichiarazione sulla razza (UNESCO 1950).
Gli studi genetici hanno infatti dimostrato la distribuzione clinale dei caratteri nel pianeta e la assenza di veri e propri confini biologici; per questo motivo, il termine razza è praticamente scomparso dalla terminologia scientifica, sia in antropologia biologica che in genetica umana.
Quelle che in passato erano comunemente definite "razze" – come la bianca, la nera o l'asiatica – sono oggi definite "tipi umani", "etnie" o "popolazioni", a seconda dell'ambito sociologico, antropologico o genetico nel quale esse vengono considerate.
In ambito forense il termine razza permane in ristampe e aggiornamenti basati su scritti di autori storici[5], come permane in altri ambiti non scientifici e in scritti basati su testi storici[6].
Nel passato [modifica]
Le diverse teorie ed ideologie elaborate nella storia, relativamente al concetto di razza applicato alla specie umana, hanno avuto importanti implicazioni culturali, politiche e sociali; in particolare, il concetto e la teoria di una divisione dell'umanità in razze si sono concretizzati in varie forme di razzismo, tra cui particolare rilievo storico e politico hanno avuto il nazismo e l'apartheid, largamente basati sul porre la razza come criterio discriminante tra gli individui, correlato a presunte superiorità e differenze fisiche o intellettuali.
Il razzismo ha spesso operato attribuendo alla razza caratteristiche che, invece, avevano una base culturale e sociologica. È comunque da notare che le politiche razziste, pragmaticamente, finiscono per contraddire sostanzialmente il proprio assunto: esercitandosi proprio nel mantenimento delle basi culturali e sociali della presunta differenza razziale. Un fenomeno simile ha caratterizzato, e ancora caratterizza in molte parti del mondo, la restrizione del ruolo sociale delle donne.
Termini tecnicamente appropriati [modifica]
Razza viene più opportunamente sostituito, in senso proprio, da "tipi umani", "etnie" o "popolazioni". Nessuno di questi termini comprende, né ragionevolmente potrebbe, un'accezione associata, in passato o anche nel presente, a scopi discriminatori.
Potrebbe permanere un'ambiguità, legata al fatto che al termine razza, esteso al tipo umano, può corrispondere una categoria mentale; questa è caratterizzata principalmente su caratteri somatici evidenti come colore della pelle, che si pone come aspetto sensorialmente prevalente, aspetto e colore dei capelli, colore dell'iride[7].
Esistono peraltro gruppi umani più o meno omogenei per isolamento geografico, isolamento impossibilitato per la mobilità della specie umana a creare endemismi. Come noto la popolazione di una vallata montana isolata è (in genere) geneticamente più omogenea che una popolazione di un grande inurbamento sulle vie di comunicazione. Un generico europeo, al di là della localizzazione geografica esiste come concetto culturale, soggettivo in senso appunto culturale (europeo è una categoria non correlata a concetti genetici, ma ad altri). Questo come premessa per condurre un esempio che, al di fuori della genetica, correli categorie mentali (nell'immaginario collettivo esiste il concetto e l'archetipo di nero e europeo bianco, se non altro per l'abbondanza relativa di differenti, evidenti, tratti somatici nelle popolazioni), con reali dati genetici.
Per un europeo, un africano di pelle scura può essere denominato nero, che sia bantu, pigmeo, basarwa o altro, distanti geneticamente tra loro più che un watussi da un bretone[8].
O meglio, definendo i contesti: un generico abitante della Bretagna (collocazione geografica, categoria culturale, bianco, centro europeo) è distante (in senso impronta genetica, sequenza del DNA, di un soggetto statisticamente frequente nella popolazione del luogo) meno da un Watussi (popolazione, con una certa vicinanza genetica interna e relativo fingerprint genico), di quanto quest'ultimo sia distante dalle etnie Bantu, Pigmea, Basarwa, le quali, singolarmente al loro interno conservano una certa impronta genetica più stretta, nonostante Watussi, Bantu, Pigmei, Basarwa possano essere visti nell'insieme come affini (categoria culturale e aspetto somatico, neri) dall'europeo di cui sopra. Una considerazione specularmente equivalente, ovviamente, può essere fatta dal punto di vista africano. La variabilità genetica come funzione dei flussi migratori è stata studiata estensivamente [9].
Una categorizzazione basata su un tratto diverso dal colore della pelle, regolato da pochi geni (Mc1r, SLC24A5, geni che operano secondo il meccanismo di dominanza incompleta) influenzati nella loro espressione dall'irraggiamento solare, che codificano per l'espressione di diverse e differentemente espresse melanine, porterebbe a differenti raggruppamenti [10].
La genetica delle popolazioni, una delle basi nello studio delle migrazioni dell'uomo, è in realtà una scienza molto più complessa e approfondisce concetti che trascendono la vecchia e superficiale accezione di razza. Differenze e caratteristiche esistono tra i tipi umani, ma in quanto in continuo contatto reciproco, possono sfumare e sfumano, senza soluzione di continuità dall'uno all'altro.
Note [modifica]
- ^ Leonardo Rossi, Breve storia della lingua italiana per parole, Loescher, 2005
- ^ (EN) International Code on Zoological Nomenclature. International Trust for Zoological Nomenclature, 1999. URL consultato in data 06-03-2009.
- ^ Antonio Cazzaniga, Cattabeni, Luvoni, Zoja, Compendio di medicina legale e delle assicurazioni, docidesima edizione, Utet, 2008, pp. 68.
- ^ Genetic traces of ancient demography, Henry C. Harpending, et al, PNAS, February 17, 1998 vol. 95 no. 4 1961-1967
- ^ Antonio Cazzaniga, (1885-1973): Compendio di medicina legale e delle assicurazioni, ristampa fino alla dodicesima edizione, Utet, 2008
- ^ Luigi Figuier, Le razze umane, Treves ed. 1883
- ^ Morris, PJ. "Phenotypes and Genotypes for human eye colors." Athro Limited website. Retrieved May 10, 2006.
- ^ [...]Sottopopolazioni di un ceppo unitario, la cui diversificazione sembra avere un'origine superficiale di tipo storico e geografico. Fra un pigmeo africano e un aborigeno australiano c'è la stessa distanza genetica che può esserci tra un pigmeo e un "europeo" bianco [...] l'albero genealogico fondato sull'aspetto esterno del corpo è del tutto fuorviante rispetto a quello fondato sulle distanze genetiche. Telmo Pievani, Homo sapiens e altre catastrofi, Meltemi Editore srl, 2006.
- ^ Vlad MO, Moran F, Tsuchiya M, Cavalli-Sforza LL, Oefner PJ, Ross J Neutrality condition and response law for nonlinear reaction-diffusion equations, with application to population genetics, Phys Rev E Stat Nonlin Soft Matter Phys 2002; 65: 6 Pt 1: 061110
- ^ Cavalli-Sforza L.L., Menozzi P., Piazza A.;The History and Geography of Human Genes, Princeton University Press, Princeton, 1994.
Bibliografia [modifica]
- Huxley, J. 1938: Clines: an auxiliary method in taxonomy. Bijdragen tot de Dierkunde (Leiden) 27, 491-520.
- Huxley, J. 1938: Clines: an auxiliary taxonomic principle. Nature 142, 219-220.
- Alström, Per. 2006: Species concepts and their application: insights from the genera Seicercus and Phylloscopus. Acta Zoologica Sinica 52(Supplement): 429-434. PDF testo completo
- De Queiroz, K. 2005: Ernst Mayr and the modern concept of species, Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. vol 102 Suppl 1 pag 6600–7 pmid=15851674 [1]
- Liebers, Dorit; de Knijff, Peter & Helbig, Andreas J. 2004: The herring gull complex is not a ring species. Proc. Roy. Soc. B 271(1542): 893-901. PDF testo completo Electronic Appendix
- Irwin, D.E., Irwin, J.H., and Price, T.D. 2001: Ring species as bridges between microevolution and speciation. Genetica. 112-113: 223-243. PubMed
- Futuyma, D. (1998) Evolutionary Biology. Third edition. Sunderland, MA, Sinauer Associates.
- Moritz, C., C. J. Schneider, et al. (1992) Evolutionary relationships within the Ensatina eschscholtzii complex confirm the ring species interpretation. Systematic Biology 41: 273-291.
Voci correlate [modifica]
- Specie
- Sottospecie
- Classificazione scientifica
- Tassonomia
- Sistematica
- Nomenclatura binomiale
- Nomenclatura trinomiale
- Evoluzione
- Razza e crimine
- Preadamiti