Razza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

bussola Disambiguazione – Se stai cercando il pesce denominato razza, vedi Razza (pesce).

Col termine razza, di uso zootecnico se riferito ai viventi, si intende un gruppo animale appartenente ad una medesima specie, caratterizzato per la presenza di caratteristiche ereditarie comuni che, in modo più o meno marcato, li identificano come un sottoinsieme della specie differenziato da eventuali altri gruppi cospecifici. È un termine tecnico esclusivamente nella zootecnica, mentre in senso colloquiale viene variamente usato per indicare un raggruppamento di qualsiasi sorta.

Indice

[modifica] Origine etimologia e uso

Il termine viene usato in maniera variegata, e precisi usi tecnici si sovrappongono a diversi e sfumati utilizzi nel parlato. In origine, il termine si soleva far nascere dal latino generatio, ma ora si pensa che nelle moderne lingue neolatine derivi, in realtà, dal francese antico haraz o haras (allevamento di cavalli); per falsa divisione del termine unito all'articolo, l'haraz diventa così la razza[1] e viene utilizzato in quello che modernamente si definisce ambito zootecnico. L'uso riferito all'uomo è largamente successivo, di matrice positivista, sorge a fine ottocento.

A livello colloquiale, il termine è variamente utilizzato e ciò provoca frequenti fraintendimenti. Altro genere di equivoci nasce dall'utilizzo differente da quello della lingua inglese: essa possiede termini come race (anche in senso generico), kind (tipo, razza), breed (nel senso di ceppo zoologico) e progeny (nel senso di progenie, schiatta); con la traduzione nel differente contesto linguistico italiano, si verificano facilmente slittamenti di senso.

[modifica] Uso zootecnico

Esseri viventi di razze diverse possono, in quanto appartenenti alla stessa specie, dare luogo ad incroci o ibridi con capacità riproduttive immutate. Il termine non è utilizzato in biologia per la classificazione tassonomica[2], ma in zootecnica, e si applica soltanto agli animali domesticati: cani, gatti, cavalli ed altri animali domestici, da reddito o compagnia, mentre per gli animali da esperimento come le cavie e altri organismi modello vengono utilizzati i termini ceppo e stipite (questo solo in microbiologia). Il termine corrispondente in agraria per il regno vegetale è cultivar e riguarda anche in questo caso solo le piante coltivate.

[modifica] Evoluzione e superamento del concetto in biologia

In pratica, oggi il termine razza è confinato quasi esclusivamente all'ambito della zootecnica, quando si fa riferimento a popolazioni selezionate di animali domestici (per es.: razze equine, bovine, ovine, suine, canine, feline, avicole) per indicare varietà che sono prodotte artificialmente e devono conservare determinati standard.

L'evoluzione della genetica delle popolazioni e la progressiva comprensione dei meccanismi della speciazione hanno portato ad utilizzare termini più adatti a distinguere individui con evidenti dimorfismi, pur se appartenenti alla medesima specie e sottospecie, con l'introduzione di concetti quali la variazione clinale e le sovrapposizioni circolari o ring species. Polimorfismi, popolazioni e forme zoologiche sono termini frequentemente e correttamente impiegati nel settore.

Nell'ambito del regno vegetale, per indicare sottopopolazioni viene usato il termine varietà.

[modifica] Utilizzo non scientifico e riferimento all'uomo

Il pur permanente utilizzo del termine razza è scientificamente non fondato in ambito zoologico, in particolare quando esso venga impropriamente applicato anche alla specie umana, in riferimento alle caratteristiche morfologiche ben definite presenti nelle varie etnie, sviluppate per adattamento ambientale e selezione. Tale classificazione, largamente basata sui tratti esteriori, non trova tuttavia riscontro a livello genetico, a meno di non frammentare enormemente la popolazione, formando infiniti (indefiniti) raggruppamenti.

L'attuale variabilità genetica della specie umana è estremamente bassa. I genetisti Lynn Jorde e Henry Harpending dell'università dello Utah hanno suggerito che la variazione interna alla specie del DNA umano è piccolissima, se comparata con altre specie, e che, durante il Tardo Pleistocene, la popolazione umana fosse ridotta a un piccolo numero di coppie genitoriali – non più di 10 000 e forse intorno a 1 000 – con la conseguenza di un pool genico residuo molto ristretto[3]. Sono state formulate varie spiegazioni per questo ipotetico collo di bottiglia, tra cui una delle più note al pubblico dei non addetti ai lavori è quella della Teoria della catastrofe di Toba.

In relazione alle specie naturali, in genere, il termine razza è quindi desueto, soprattutto quando la specie è diffusa nel territorio senza soluzione di continuità; in particolare, nella sua accezione scientifica e moderna, non è applicabile ad una specie geneticamente omogenea come quella umana, come esplicitato nella dichiarazione sulla razza (UNESCO 1950).

Gli studi genetici hanno infatti dimostrato la distribuzione clinale dei caratteri nel pianeta e la assenza di veri e propri confini biologici; per questo motivo, il termine razza è praticamente scomparso dalla terminologia scientifica, sia in antropologia biologica che in genetica umana.

Quelle che in passato erano comunemente definite "razze" – come la bianca, la nera o l'asiatica – sono oggi definite "tipi umani", "etnie" o "popolazioni", a seconda dell'ambito sociologico, antropologico o genetico nel quale esse vengono considerate.

[modifica] Nel passato

Le diverse teorie ed ideologie elaborate nella storia, relativamente al concetto di razza applicato alla specie umana, hanno avuto importanti implicazioni culturali, politiche e sociali; in particolare, il concetto e la teoria di una divisione dell'umanità in razze si sono concretizzati in varie forme di razzismo, tra cui particolare rilievo storico e politico hanno avuto il nazismo e l'apartheid, largamente basati sul porre la razza come criterio discriminante tra gli individui, correlato a presunte superiorità e differenze fisiche o intellettuali.

Il razzismo ha spesso operato attribuendo alla razza caratteristiche che, invece, avevano una base culturale e sociologica. È comunque da notare che le politiche razziste, pragmaticamente, finiscono per contraddire sostanzialmente il proprio assunto: esercitandosi proprio nel mantenimento delle basi culturali e sociali della presunta differenza razziale. Un fenomeno simile ha caratterizzato, e ancora caratterizza in molte parti del mondo, la restrizione del ruolo sociale delle donne.

[modifica] Termine controverso

Razza viene più opportunamente sostituito, in senso tecnico, da "tipi umani", "etnie" o "popolazioni". Nessuno di questi termini comprende, né ragionevolmente potrebbe, un'accezione associata, in passato o anche nel presente, a scopi discriminatori.

Permane comunque un'ambiguità, legata al fatto che al termine razza, esteso al tipo umano, corrisponde tuttora una categoria mentale; questa è caratterizzata principalmente sul colore della pelle, che si pone come aspetto sensorialmente prevalente. Per un europeo, un generico abitante dell'Africa subsahariana e di pelle scura sarà un nero, non considerando se sia di origine Bantù, Pigmea, Basarwa o altro; tipi diversissimi, alcuni dei quali distanti tra loro, in senso genetico, maggiormente che non un appartenente all'etnia dei Watussi da un generico europeo medio, diciamo un abitante francese della Dordogna. Una considerazione specularmente equivalente, ovviamente, può essere fatta dal punto di vista africano. Una categorizzazione basata su un tratto diverso dal colore della pelle, porterebbe a differenti raggruppamenti.

La Genetica delle popolazioni, una delle basi nello studio delle migrazioni dell'uomo, è in realtà una scienza molto più complessa e approfondisce concetti che trascendono la vecchia e superficiale accezione di razza. Differenze e caratteristiche esistono tra i tipi umani, ma in quanto in continuo contatto reciproco, sfumano senza soluzione di continuità dall'uno all'altro.

[modifica] Note

  1. ^ Leonardo Rossi, Breve storia della lingua italiana per parole, Loescher, 2005
  2. ^ (EN) International Code on Zoological Nomenclature. International Trust for Zoological Nomenclature, 1999. URL consultato il 06-03-2009.
  3. ^ Genetic traces of ancient demography, Henry C. Harpending, et al, PNAS, February 17, 1998 vol. 95 no. 4 1961-1967

[modifica] Bibliografia

  • Huxley, J. 1938: Clines: an auxiliary method in taxonomy. Bijdragen tot de Dierkunde (Leiden) 27, 491-520.
  • Huxley, J. 1938: Clines: an auxiliary taxonomic principle. Nature 142, 219-220.
  • Alström, Per. 2006: Species concepts and their application: insights from the genera Seicercus and Phylloscopus. Acta Zoologica Sinica 52(Supplement): 429-434. PDF testo completo
  • De Queiroz, K. 2005: Ernst Mayr and the modern concept of species, Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. vol 102 Suppl 1 pag 6600–7 pmid=15851674 [1]
  • Irwin, D.E., Irwin, J.H., and Price, T.D. 2001: Ring species as bridges between microevolution and speciation. Genetica. 112-113: 223-243. PubMed
  • Futuyma, D. (1998) Evolutionary Biology. Third edition. Sunderland, MA, Sinauer Associates.
  • Moritz, C., C. J. Schneider, et al. (1992) Evolutionary relationships within the Ensatina eschscholtzii complex confirm the ring species interpretation. Systematic Biology 41: 273-291.
  • Evola, Sintesi di dottrina della razza. Edizioni di Ar.

[modifica] Voci correlate

Strumenti personali