Poros (mitologia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Poros è un personaggio della mitologia greca e romana.

In alcuni frammenti di Alcmane, Poros, risulta uno dei due principi ordinatori scaturiti dalla venuta alla luce di Teti dalla massa informe, e rappresenta "la via" intesa come strada che conduce ad essa, insieme a Tekmor, che rappresenta il limite. La loro azione distribuisce la materia informe tra il giorno e la notte. La somiglianza con la teogonia esiodea se pur legittima per alcuni aspetti, quali la nascita di principi secondo uno schema genetico, se ne distanzia per il carattere astratto e irriducibile all'antropoformizzazione, elemento che l'avvicina invece alla speculazione dei pensatori ionici quali Talete e Anassimene[1].

Nel Simposio di Platone, Poros, figlio di Metide, è la personificazione dell'ingegno, dell'espediente. Secondo il mito, il giorno in cui nacque Afrodite gli dei diedero una festa in suo onore. Poros bevve molto nettare e completamente ebbro andò a stendersi nel giardino di Zeus. Dopo il banchetto, Penìa (la povertà) venne a mendicare alla festa e vedendo Poros, di cui era innamorata, ebbro e addormentato, ne approfittò per giacere con lui nella speranza di restare incinta. Penia restò effettivamente incinta e da questa unione nacque Eros.

La figura di Poros esiste anche nella mitologia romana dove rappresenta l'abbondanza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Charles Segal, La lirica corale arcaica, in Letteratura Greca, Cambridge University Press, 1985
mitologia greca Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca