Nova Vulgata

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San Gerolamo, autore della Vulgata, dipinto di Michelangelo Merisi

La Nova Vulgata o Neovulgata (titolo completo: Bibliorum Sacrorum Nova Vulgata Editio) è una moderna revisione della Vulgata, la traduzione della Bibbia in lingua latina considerata ufficiale dalla Chiesa cattolica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1965, verso la conclusione del Concilio Vaticano II, papa Paolo VI commissionò una revisione della Vulgata in accordo con i moderni criteri esegetici e filologici. Il lavoro si basò sull'edizione critica del 1907 pubblicata da papa Pio X. Il primo volume della Nova Vulgata ad essere pubblicato fu Libro dei Salmi, edito nel 1969; l'intero testo fu completato nel 1979.[1] A partire da tale data l'edizione costituisce la versione ufficiale per la liturgia latina della Chiesa Cattolica. Nel 2001, in un documento ufficiale della Santa Sede venne ribadita la centralità del testo latino della Nova Vulgata, al quale le traduzioni bibliche nelle varie lingue nazionali dovevano fare riferimento:

« La Neo-Volgata, la versione corrente della Bibbia latina, deve essere presa in considerazione come uno strumento supplementare nella preparazione delle traduzioni bibliche per l’uso liturgico. »
(Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Comunicato stampa per la presentazione dell'istruzione Liturgiam authenticam, 7 maggio 2001)

Contenuto[modifica | modifica sorgente]

La Nova Vulgata non contiene i libri apocrifi Terzo e Quarto di Esdra e la Preghiera di Manasse, che già nell'edizione Clementina erano stati collocati in appendice. Il testo di Tobia e Giuditta è tratto dalla Vetus Latina, invece che dalla traduzione di Girolamo.

Ermeneutica biblica[modifica | modifica sorgente]

Circa la metodologia traduttiva, per tutti i libri la versione latina viene armonizzata con le edizioni critiche dei testi originali in ebraico, aramaico, greco. In alcuni casi, però, la Nova Vulgata opta per traduzioni ad sensum, a discapito del testo originale. Ad esempio, in 1Re 21,13 il termine ebraico ברך (brk), che letteralmente significa benedetto,[2] ha in realtà il significato opposto, maledetto: per gli scrittori ebraici infatti era impensabile l'idea di maledire Dio, per cui qualora avessero dovuto scrivere "maledire Dio", avrebbero in realtà scritto "benedire Dio", lasciando al contesto il compito di indicare al lettore che si tratta di una maledizione, benché il termine parli letteralmente di una benedizione. Ne possono derivare pertanto due diverse letture, entrambe esatte a seconda del presupposto ermeneutico adottato:

  • [VULGATA] benedixit Naboth Deo et regi (traduzione aderente al testo dell'originale);
  • [NOVA VULGATA] maledixit Naboth Deo et regi (traduzione aderente al senso dell'originale).

È ovvio che questo tipo di interpretazione del testo va applicato con estrema perizia e cautela, per non correre il rischio di stravolgerne il senso e di immettere nel testo biblico dei significati che esso non ha.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «La Chiesa cattolica ha quindi recentemente curato una splendida revisione della Vulgata sui testi originali, oggi disponibile in lingua latina: la Nova Vulgata. Lo stile di San Girolamo è stato preservato, ma la revisione è stata condotta in modo prudente ed onesto sul testo masoretico, sulla Settanta e sui codici e papiri più attendibili» [1]).
  2. ^ La radice è la stessa del termine 'ginocchio': il padre benediceva il figlio quando si trovava ancora tra le ginocchia della madre.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]