Nodo barcaiolo

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Barcaiolo
Altri nomi Nodo parlato, nodo paletto, clove hitch
Efficienza Ottimo bloccante
Uso consueto In arrampicata e alpinismo: collegamento a un punto di ancoraggio; autoassicurazione della cordata
Caratteristiche Bloccante su entrambi i capi di corda, facilmente scioglibile anche se sottoposto a forte tensione, può essere eseguito con una sola mano
Difficoltà di realizzazione Facile
Tenuta sotto carico ottima
Nœud d'huit.png Elenco dei nodi
Nodo barcaiolo fatto su di un moschettone

Il nodo barcaiolo è un nodo bloccante che viene utilizzato per fissare una qualsiasi corda a un punto di ancoraggio. Esso deve probabilmente il proprio nome gergale al fatto che viene da sempre utilizzato, nei porti, per legare le cime delle barche agli ormeggi del molo. Di fatto, in ambito nautico il nodo barcaiolo viene chiamato nodo parlato e viene utilizzato anche per dar volta su una trappa o su una cima.

In ambito scout il nodo barcaiolo viene invece chiamato nodo paletto e viene utilizzato come inizio delle legature.

In arrampicata e alpinismo viene utilizzato, congiuntamente a un moschettone di sicurezza (ossia munito di apposita ghiera), per collegare lo sportivo a un punto di ancoraggio (per esempio ad un chiodo di sosta) durante le manovre di autoassicurazione, di soccorso e, più raramente di assicurazione. Il barcaiolo è un nodo di facile esecuzione e può essere sciolto senza particolari difficoltà anche se la corda si è bagnata o è stata sottoposta a forte trazione. Questo nodo permette altresì di variare agevolmente la distanza tra l'individuo e il punto di ancoraggio, senza tuttavia sciogliere il nodo stesso una volta che esso sia stato eseguito (la qual cosa permette al soggetto di restare autoassicurato durante la regolazione della distanza).

Il barcaiolo non va confuso con il mezzo barcaiolo. A differenza del suo fratello maggiore, il mezzo barcaiolo non è un nodo bloccante ma uno strumento di assicurazione dinamica. Esso permette infatti lo scorrimento dei due capi di corda, in entrambe le direzioni, generando però un attrito che può venire sfruttato come "freno" potenziale dall'arrampicatore o alpinista che svolge le manovre di sicurezza nei confronti del compagno scalatore.

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