Movimento liturgico

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L'espressione "movimento liturgico" designa una corrente teologico-pastorale della Chiesa cattolica, sorta nei primi anni del Novecento. Il termine "movimento" non deve trarre in inganno, esso non è sorto "dal basso", tra il popolo, bensì tra sacerdoti e teologi, desiderosi di restituire alla liturgia il posto che le spetta sia tra le scienze teologiche - da cui invece, all'epoca, era esclusa - sia, soprattutto, nella vita della Chiesa e dei singoli fedeli.

Caratteristiche salienti[modifica | modifica sorgente]

Il movimento rivendica, per la liturgia, la dignità di scienza e, precisamente, di scienza teologica: invero, era molto diffusa, all'epoca, una concezione formale, anzi formalista, che riduceva la liturgia al complesso delle leggi che debbono osservarsi nella celebrazione dei sacri riti. La speculazione teologica, quindi, trascurava i testi liturgici del presente e del passato; disattenzioni analoghe lamentava anche la storia della Chiesa. Un primo tratto distintivo del movimento - coerente, del resto, con lo spirito di quel tempo - fu quindi lo studio attento delle liturgie più antiche e, per la Chiesa di rito latino, dei testi anteriori al Pontificato di San Gregorio Magno. Questo studio, però, non era fine a sé stesso, né circoscritto alla sede scientifica; al contrario, tra i fautori del movimento era diffusa la convinzione che si dovesse reagire allo stato di decadenza in cui versava la liturgia riscoprendo non solo lo spirito, ma gli stessi riti in uso nell'età apostolica.

Fine o inizio? L'enciclica Mediator Dei[modifica | modifica sorgente]

Il Vaticano II e oltre: gli esiti del movimento liturgico[modifica | modifica sorgente]

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