Millet

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Lingue parlate nell'Impero Ottomano e nei suoi Stati vassalli al suo apogeo (XVI secolo)

Con il termine millet (dall'in arabo: ملة, milla ovvero "confessione religiosa") si indicano quelle comunità religiose dell'Impero ottomano che godevano di una serie di diritti e di prerogative nel quadro del sistema istituzionale complessivo dell'impero. Le comunità religiose riconosciute godevano di una giurisdizione autonoma nell'ambito dello "statuto personale" (diritto di famiglia e delle successioni), mentre le autorità religiose (Gran Rabbino di Costantinopoli, patriarchi cristiani) godevano di alcune potestà normative e giurisdizionali oltre che di una funzione di rappresentanza politica della propria comunità nei confronti del Sultano e della sua amministrazione.
Più precisamente, il sistema delle millet costituisce una forma perfezionata e con influssi bizantini dell'istituto islamico della dhimma, applicato nell’Impero ottomano fino al XIX secolo. Gli studiosi dibattono se il sistema fosse applicato esclusivamente alle comunità cristiane ortodossa e armena, che già dai tempi di Bisanzio erano costituite in strutture fortemente gerarchizzate. Alcuni, infatti, sostengono che singole comunità ebraiche fecero capo al rabbino locale e non ad una autorità centralizzata residente ad Istanbul, almeno fino al 1800.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lewis, Bernard. Il linguaggio politico dell'Islam, Roma, Laterza, 1991, pp. 45-46 e 127.
  • Melis, Nicola, “Lo statuto giuridico degli ebrei dell’Impero Ottomano”, in: M. Contu – N. Melis - G. Pinna (a cura di), Ebraismo e rapporti con le culture del Mediterraneo nei secoli XVIII-XX, Firenze, Giuntina, 2003.
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