Distretto di Leventina
| Distretto di Leventina distretto |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Cantone | |||||
| Capoluogo | |||||
| Lingue ufficiali | italiano | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate del capoluogo |
46°28′00″N 8°47′00″E / 46.48333°N 8.799995°ECoordinate: 46°28′00″N 8°47′00″E / 46.48333°N 8.799995°E | ||||
| Superficie | 479,9 km² | ||||
| Abitanti | 9 600[1] (31.12.2010) | ||||
| Densità | 20 ab./km² | ||||
| Comuni | 11 | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| ISO 3166-2 | CH-TI | ||||
| Targa | TI | ||||
| Localizzazione | |||||
Il distretto di Leventina[2] si trova nel Canton Ticino, in Svizzera. Confina con i distretti di Blenio a est, di Riviera a sud-est, di Locarno e Vallemaggia a sud, con l'Italia (Provincia del Verbano Cusio Ossola in Piemonte) a sud-ovest, con il Canton Vallese (distretto di Goms) a ovest, con il Canton Uri e il Canton Grigioni (distretto di Surselva) a nord. Il capoluogo è Faido.
Indice |
[modifica] Geografia
Il distretto di Leventina è il terzo distretto per superficie (dopo i distretti di Vallemaggia e di Locarno) ed il terzo distretto meno popolato (seguito solo dai distretti di Blenio e Vallemaggia) del Canton Ticino.
La massima elevazione del distretto è il Pizzo Rotondo (3.192 m s.l.m.). Altre cime comprendono il Campo Tencia (3.072 m), il Pizzo Gallina (3.061 m), il Piz Blas (3.019 m), il Pizzo Lucendro (2.963 m) ed il Pizzo Forno (2907 m) sopra Faido, Giornico e Pollegio, noto per aver dato il cognome Forni, tipico della val Leventina da Villa Bedretto fino a Pollegio, a moltissime famiglie ancor oggi appartenenti al patriziato del Canton Ticino[3].
Il fiume principale è il Ticino, che nasce al Passo della Novena. Il suo affluente Brenno segna, nel suo tratto terminale, il confine con il distretto di Riviera. La sorgente della Reuss, affluente del Reno, si trova nel distretto di Leventina, a nord del Passo del San Gottardo.
Il distretto comprende la valle omonima e la Val Bedretto. Orograficamente il territorio è diviso in alta, media e bassa Leventina. L'alta valle, che si snoda dalle gole del Piottino fino alle sorgenti del Ticino, comprende i comuni di: Bedretto, Airolo, Prato (Leventina), Dalpe e Quinto. La media valle, compresa tra le gole della Biaschina e del Piottino, comprende il comune di Faido. I comuni di Cavagnago e Sobrio detti della traversa, sono situati orograficamente al di sotto delle gole della Biaschina, ma sono collegati viariamente con la media e quindi ad essa associati. Il territorio della bassa Leventina comprende i comuni di: Giornico, Bodio, Personico e Pollegio. Il territorio si distingue anche per la presenza di importanti valli laterali. Da nord a sud troviamo subito dopo Airolo, sul fianco sinistro, la val Canaria; nel territorio del comune di Quinto, sempre sulla sponda sinistra, la val Piora; sul fianco destro la val Piumogna, sopra il comune di Dalpe e la valle di Chironico; la val d'Ambra marca il confine meridionale della Leventina sul fianco destro della stessa.
[modifica] Storia
[modifica] Preistoria
Tombe della prima età del ferro, appartenute alla popolazione dei Leponti, sono state rinveunte nei comuni di Quinto, Osco, Dalpe e Chiggiogna. Le più antiche risalgono al VI secolo a.C. Questa popolazione venne romanizzata tra il III e il I secolo a.C. e nel comune di Airolo si sono rinvenuti importanti reperti di quel periodo, la provenienza sia nord alpina che italica di alcuni di essi, indica che la regione era luogo di transito già a quei tempi. Airolo sembra essere stato all'epoca, oltre che stazione di transito per i valichi, anche un importante centro di raccolta di cristalli che poi venivano inviati a Locarno[4] per la poroduzione del vetro.
[modifica] Medioevo
La Leventina viene menzionata, per la prima volta in un documento scritto, con cui il 2 aprile 726 da Pavia re Liutprando donò al convento di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia i suoi possedimenti a Bellinzona, Blenio, Leventina, Vallemaggia e Gambarogno con le relative parrocchie[5]. Il 6 agosto 948 per testamento il vescovo di Vercelli, Attone - all'atto della sua morte e di quella di suo fratello Auperto - cedette il territorio delle Tre valli ambrosiane[6] ai conti-canonici del duomo di Milano[7].
Il 2 aprile 1027 da Roma l'imperatore Corrado II donò al convento di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia le due Corti di Magliaso e Calvadi, la cappella di Santa Maria detta Primasca nei pressi di Bellinzona e le sue proprietà immobili in Blenio e Leventina[5]. Dal XII secolo Blenio e Leventina erano amministrati da un podestà a cui i canonici cedevano l'amministrazione delle valli in cambio di un affitto, il podestà era solitamente di Milano. Nel XIII secolo ogni valle aveva un proprio podestà. Alla fine di questo secolo l'amministrazione della valle venne affidata ai Visconti.
La valle nel 1290 - 1292 conobbe una ribellione contro il podestà Ottone Visconti. La ribellione fu capeggiata da Alberto Cerro[8] di Airolo. La ribellione venne sostenuta anche da Blenio, Uri, val d'Orsera, dall'alto Vallese, dalla Vallemaggia e val d'Ossola che in un primo tempo riuscirono a scacciare i funzionari dei Visconti, ma nel 1291 la rivolta venne soffocata e Cerro ritornò nell'ombra. Il 28 luglio 1346 i vallesani assicurarono agli uomini dei Waldstätten, di Lucerna, di Churwalden e di Leventina il libero commercio attraverso la valle d'Orsera, e li assicurano da ogni rapina[9].
Il 19 agosto 1403 il trattato con Uri e Obvaldo, mette la vallata sotto il controllo degli svizzeri, perso nel 1422 con la sconfitta confederata nella battaglia di Arbedo e conseguente ritorno sotto il dominio dei duchi di Milano, tuttavia il 4 aprile 1422 Uri obbligò la Leventina a prestargli giuramento di fedeltà ed obbedienza. Il 7 agosto 1425 bel 4400 armati di Uri, Lucerna, Zugo, Svitto, Unterwalden e Glarona valicarono il passo del San Gottardo, arrivati al fiume Moesa sono costretti a far ritorno dalla presenza di un forte contingente milanese. Il 23 marzo 1440 venne firmata la pace tra il duca di Milano e gli Svizzeri nell'Albergo delle due spade a Milano per cui gli urani conservarono la Leventina[10]. Il 4 aprile 1441 fu firmata la pace tra Uri e i Visconti, questi riconsegnarono la Leventina agli Urani.
L'8 marzo 1466 fu siglato il capitolato tra gli Svizzeri (tutti i Cantoni tranne Berna) e Galeazzo Maria Sforza con cui fu riconfermato il possesso della Leventina al Canton Uri; l'istrumento d'investitura della Val Leventina agli Urani da parte dei canonici ed ordinari di Milano porta la data del 24 gennaio 1467; due giorni dopo, il 26 gennaio fu siglato il capitolato tra la duchessa Bianca Maria e figlio Galeazzo Maria Sforza con gli Svizzeri, assicurante agli Urani il pacifico possesso della Leventina ed agli altri Confederati il libero commercio nel ducato milanese; il 1º febbraio 1473 l'abate Giovanni, il priore Wolfango ed i conventuali di Disentis affittano, col permesso dei loro confederati, l'alpe Ligmania agli uomini di Leventina per 14 anni e mediante retribuzione di 400 fiorini[11].
Gli urani riuscirono di nuovo ad ottenere il controllo sulla Leventina, battendo gli Sforza nella battaglia di Giornico del 1478. In quello scontro, la conoscenza del territorio e l'importante apporto dei leventinesi fu determinante per la vittoria confederata. Nel 1487 il capitolo riconosce la sovranità di Uri sulla valle, essa non era osteggiata dagli abati locali, che mal tolleravano la sovranità dei duchi milanesi. Da questo momento la vallata fu definitivamente legata ai destini confederati, i leventinesi partecipavano regolarmente con contingenti militari a fianco dei confederati in tutte le spedizioni militari del tempo.
Politicamente la Leventina era costituita da un unico comune di valle, che era suddiviso in otto vicinanze, a loro volta suddivise in entità più piccole dette Degagne le vicinanze potevano contare tra tre a cinque Degagne mentre queste ultime erano ancors suddivise in vicinie, di queste ultime se ne contavano una settantina, mentre le Degagne erano circa una trentina. Ogni ente controllava un ben preciso territorio giurisdizionale. Questa struttura non vide molti cambiamenti tra il XII secolo e il XIX secolo e in parte sussiste ancora oggi.
[modifica] Evo moderno
Il 6 giugno 1513 nella seconda battaglia di Novara fu vinta dagli Svizzeri grazie all'accorgimento ed il consiglio del capitano leventinese Giacomo Mottino[12]. Il 3 agosto 1581 per la quarta volta San Carlo Borromeo visitò le tre valli superiori ticinesi e l'ospizio del passo del San Gottardo; dal 4 al 6 agosto visitò le chiese della Val Bedretto e quella di Prato Leventina[13].
Il governo della valle era retto da un parlamento generale, che si riuniva una volta all'anno e da un Consiglio che si occupava dell'amministrazione e della giustizia. Il 1º giugno 1592 le valli Leventina e Orsera furono liberate dal dazio di Locarno[14]. Uri governava la valle attraverso un balivo che risiedeva a Faido, il balivo aveva più o meno le stesse mansioni del precedente podestà. Sono ancora conservati gli statuti della valle del 1656 e del 1713 mentre i precedenti sono andati perduti. Il 27 aprile 1672 il Parlamento leventinese elesse una Deputazione da inviare al Governo urano per ottenere l'attivazione dell'antica libertà di poter eleggere i propri parroci; il 9 luglio 1682 il cardinale, arcivescovo di Milano Federico Borromeo visitò la Leventina[15]; il 4 aprile 1713 la Leventina rinnovò il giuramento di fedeltà ad Uri[16].
La rivolta della Leventina[17] nel 1755 è legata a una lunga serie di attacchi alle prerogative della Valle conservate nelle sue secolari istituzioni e consuetudini. Al momento della conquista, gli Svizzeri si erano impegnati a rispettare le leggi e consuetudini preesistenti, anzi ne avevano imposto l'osservanza ai balivi da loro inviati, salva tuttavia la possibilità per i Cantoni svizzeri di rettificarle successivamente. Fu proprio uno di questi tentativi di modifica a scatenare la rivolta[18]. L'8 maggio 1755 gli insorti leventinesi attaccarono il dazio del Monte Piottino[19]. L'insurrezione si concluse senza violenze, ma con la condanna a morte dei tre principali arrestati, con la revoca di molti diritti di cui la Valle godeva e, in particolare, con la completa riforma degli statuti vallerani. Il 27 aprile 1755 Uri intimò la sottomissione della Leventina; il 13 maggio gli urani cacciarono dalla valle Orsera le guardie leventinesi; il 22 maggio gli Urani calarono su Airolo e s'impossessarono dell'intera Leventina.[20]. Il 2 giugno avvenne la decapitazione sulla pubblica piazza dei capi dei ribelli leventinesi, Orsi, Sartore e Forni, mentre i capifamiglia leventinesi astanti dovettero prestare in ginocchio giuramento di fedeltà.
Il 10 febbraio 1780 un editto milanese vietò l'usufrutto di prebende o benefici ecclesiastici lombardi ai preti ticinesi pur appartenenti alle diocesi lombarde[21].
[modifica] Evo contemporaneo
Il 7 agosto 1795 a Faido si avviarono i preliminari tra i deputati dell'arcivescovo di Milano ed i delegati del Consiglio della Leventina per la riapertura del seminario di Pollegio; il 27 aprile 1796 Uri sancì la Convenzione coll'arcivescovo di Milano per la riapertura del seminario, chiuso dal 1786[22].
Il 14 aprile 1798 Uri proclamò l'indipendenza della Leventina[23]. Il 28 aprile 1799 gli abitanti di Faido saccheggiarono i bagagli del generale francese Claude-Jacques Lecourbe[24]; il 1º maggio 1799 a Bellinzona si organizzò una distribuzione di viveri ai rivoltosi della Leventina, il cui Congresso aveva dichiarato guerra alla Francia ed ai suoi alleati; il 2 maggio il corpo di truppa leventinese si presentò alle porte di Bellinzona, emise un proclama ed entrò in città; il 9 maggio il generale Nicolas Jean-de-Dieu Soult sconfisse gli insorti urani, rinforzati da 120 leventinesi, a Wassen[25]. Il 12 maggio gli insorti urani e leventinesi subirono un'altra sconfitta ad Hospental; il 18 maggio i francesi ingiunsero alla Leventina un fortissimo risarcimento dei danni causati alle salmerie del generale Lecourbe Il 28 maggio 1800 il commissario elvetico Enrico Zschokke arrivò a Faido[26].
Il 26 febbraio 1814 il governo ticinese mise in luce i pericoli derivanti per la Leventina dall'intenzione di unirsi col Canton Uri[27]. I problemi proseguirono tanto che, nel dicembre 1814, al Ticino dovette essere imposta una Carta Fondamentale. Il 14 marzo 1814 il Congresso leventinese, contro le esortazioni del Governo cantonale, inviò dei Delegati ad Altdorf per trattare l'unione col Canton Uri. Il Governo ticinese dichiarò nulle queste e ulteriori decisioni in tal senso; il 26 marzo vi fu l'apertura i un nuoco Congresso leventinese in cui fu data lettura della Costituzione allestita dal "benevolo" Canton Uri; furono stesi 27 articoli da aggiungere al progetto urano e da sottomettere alla decisione del Governo urano; il 10 aprile il governo del Canton Uri consegnò un ultimatum alla Delegazione leventinese; il 14 aprile il Congresso leventinese decise l'invio d'una dignitosa risposta all'ultimatum urano; il 1º maggio il deputato Andrea Caglioni[28] di Ascona, reduce dalla Dieta di Zurigo, portò a Faido l'ingiunzione di non convocare il progettato parlamento, ciononostante due giorni dopo questo si riunì e spedì a Zurigo una deputazione; il 2 giugno la Dieta rifiutò l'unione della Leventina con Uri con undici voti contro sette; lo stesso giorno il Governo ticinese emise un proclama con cui si dichiaravano ribelli tutti i fautori di una nuova unione leventinese coi Cantoni confederati[29]. Il 7 giugno il vicario generale monsignor Sozzi inviò la sospensione a divinis al curato Straumeyer di Faido e a quello di Calpiogna, principali istigatori dell'alleanza urano-leventinese[30].
Il 17 aprile 1816 il Consiglio distrettuale di Faido protestò presso la Dieta federale contro le mene e l'ultimatum di Uri; il 24 aprile nella convocazione della vicinanza di Faido fu accettato definitivamente il progetto d'unione con il Canton Uri[31]. La Dieta federale decise di ritirare le truppe dalla Leventina al ristabilimento della pace, ma il Canton Uri protestò[32]
Il 20 marzo 1815 il trattato di Vienna unì la Leventina al Canton Ticino e il Canton Uri ottenne il compenso dello sborso annuale della metà del ricavo dei dazi ticinesi[33].
Nel 1845, allo scoppio del Sonderbund, il Canton Ticino decise di rimanere, nonostante la vocazione cattolica, fedele al governo federale di Berna, nel quale i liberali detenevano la maggioranza. Di fatto il Cantone, che subì un tentativo d'invasione urana da Airolo fino a Faido, con grande smacco del colonnello Giacomo Luvini-Perseghini[34], partecipò per sua fortuna solo marginalmente alle campagne di guerra civile tra conservatori e liberali, finita con la vittoria di quest'ultimi grazie all'abilità strategica del generale Guillaume-Henri Dufour[35].
Lo sviluppo del trasporto ferroviario pose in competizione il progetto della linea ferroviaria del Lucomagno con quella del San Gottardo e il 31 marzo 1869 la Prussia e l'Italia si espressero a favore del San Gottardo e il 5 aprile è la volta del Granducato di Baden[36].
[modifica] Trasporti
[modifica] Autostrade
Il territorio del distretto è attraversato dall'autostrada A2/E35 Basilea-Chiasso che collega il nord della Svizzera con l'Italia attraverso il San Gottardo, Lugano ed il valico di Brogeda. L'autostrada ha uscite nel distretto ad Airolo, Quinto e Faido.
[modifica] Strade statali
La strada statale N2 (Bellinzona-Passo del San Gottardo-Altdorf) attraversa il territorio del distretto da Pollegio al Passo del San Gottardo, passando per Faido. Da Airolo parte la strada per la Valle Bedretto, il Passo della Novena ed il Canton Vallese (Ulrichen).
[modifica] Ferrovie
Il territorio del distretto è attraversato dalla ferrovia del Gottardo.
[modifica] Località sciistiche
- Airolo (Sito)
- Airolo-Lüina
- Carì (Campello)
- Cioss Prato (Bedretto)
- Dalpe
- Prato Leventina
[modifica] Suddivisione amministrativa
Il distretto di Leventina è diviso in 4 circoli e 11 comuni:
| Circolo di Airolo | |||
|---|---|---|---|
| Stemma | Nome del comune | Abitanti 31.12.2010 |
Superficie in km² |
| Airolo | 1558 | 94.5 | |
| Bedretto | 64 | 75.2 | |
| Circolo di Faido | |||
|---|---|---|---|
| Stemma | Nome del comune | Abitanti 31.12.2010 |
Superficie in km² |
| Faido | 3228 | 119.6 | |
| Circolo di Giornico | |||
|---|---|---|---|
| Stemma | Nome del comune | Abitanti 31.12.2010 |
Superficie in km² |
| Bodio | 980 | 6.4 | |
| Giornico | 848 | 19.5 | |
| Personico | 345 | 39.1 | |
| Pollegio | 807 | 5.9 | |
| Sobrio | 73 | 6.4 | |
| Circolo di Quinto | |||
|---|---|---|---|
| Stemma | Nome del comune | Abitanti 31.12.2010 |
Superficie in km² |
| Dalpe | 174 | 14.5 | |
| Prato (Leventina) | 436 | 16.9 | |
| Quinto | 1006 | 75.2 | |
[modifica] Variazioni amministrative dal 1803
- 9 maggio 1853: il comune di Campello viene scorporato dal comune di Calpiogna.
- 14 ottobre 1940: cambio di nome del comune di Prato (Leventina).
- 29 gennaio 2006: il comune di Faido ha incorporato i comuni di Chiggiogna, Rossura e Calonico.
- 4 ottobre 2011: il comune di Faido ha incorporato i comuni di Anzonico, Calpiogna, Campello, Cavagnago, Chironico, Mairengo e Osco.
Abitanti censiti in Leventina

[modifica] Note
- ^ Ufficio cantonale di statistica Bellinzona
- ^ Leventina sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Lienhard-Riva, 1954.
- ^ Locarno sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ a b Motta, 1991, 33.
- ^ Tre valli Ambrosiane sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Motta, 1991, 68.
- ^ Alberto Cerro sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Motta, 1991, 65.
- ^ Motta, 1991, 29.
- ^ Motta, 1991, 12, 15, 24.
- ^ Motta, 1991, 50.
- ^ Motta, 1991, 67, 68.
- ^ Motta, 1991, 49.
- ^ Motta, 1991, 61.
- ^ Motta, 1991, 34, 38.
- ^ Val Leventina sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ La rivolta della Leventina sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Motta, 1991, 17, 42.
- ^ Motta, 1991, 38, 43, 44.
- ^ Motta, 1991, 17.
- ^ Motta, 1991, 17, 68.
- ^ Motta, 1991, 34, 36.
- ^ Claude-Jacques Lecourbe sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Motta, 1991, 39, 41, 42.
- ^ Motta, 1991, 43, 44, 47.
- ^ Motta, 1991, 21, 47.
- ^ Andrea Caglioni sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Motta, 1991, 41,49.
- ^ Motta, 1991, 51.
- ^ Motta, 1991, 27, 30, 36, 37.
- ^ Motta, 1991, 45.
- ^ Motta, 1991, 28.
- ^ Giacomo Luvini-Perseghini sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Guillaume Henri Dufour sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Motta, 1991, 31, 34.
[modifica] Bibliografia
- Alfredo Lienhard-Riva, Armoriale Ticinese, Imprimeries Réunies, Losanna 1954.
- Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
- Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003.
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
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