Inheritance

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« Devi imparare... a vedere quello che guardi. »
(Glaedr rivolto ad Eragon in Inheritance)
Inheritance
Titolo originale Inheritance
Altri titoli La Volta delle Anime
Autore Christopher Paolini
1ª ed. originale 2011
Genere Romanzo
Sottogenere Fantasy
Lingua originale inglese
Ambientazione Alagaësia
Protagonisti Eragon
Coprotagonisti Saphira
Antagonisti Galbatorix
Altri personaggi Arya Dröttningu, Roran, Nasuada, Glaedr, Murtagh, Castigo, Orik e altri
Serie Ciclo dell'Eredità
Preceduto da Brisingr

Inheritance o La Volta delle Anime è il titolo del quarto romanzo del Ciclo dell'Eredità, scritto da Christopher Paolini, autore dei precedenti tre libri della serie: Eragon, Eldest e Brisingr.

Il Ciclo dell'Eredità era stato originariamente pensato come una trilogia, ma alla pubblicazione di Brisingr Paolini affermò che durante la sua stesura il libro era cresciuto più del dovuto e lo sviluppo dei vari filoni narrativi si era complicato ad un punto tale che sarebbe risultato impossibile sciogliere il complesso intreccio della trama in un solo libro. In accordo con la casa editrice (la Random House) decise quindi di concludere la storia in quattro libri invece di tre.

Il libro venne pubblicato dalla Random House l'8 novembre 2011 negli Stati Uniti,[1] in Australia, Nuova Zelanda e nel Regno Unito, e dalla Rizzoli il 9 novembre in Italia.

Sinossi[modifica | modifica sorgente]

Il 3 aprile 2011 la Random House ha rilasciato un preludio della trama di Inheritance:

(EN)
« Not so very long ago, Eragon Shadeslayer, a Dragon Rider, was nothing more than a poor farm boy, and his dragon, Saphira, only a blue stone in the forest. Now the fate of an entire civilization rests on their shoulders. Long months of training and battle have brought victories and hope, but they have also brought heartbreaking loss. And still, the real battle lies ahead: they must confront Galbatorix. When they do, they will have to be strong enough to defeat him. And if they cannot, no one can. There will be no second chances. The Rider and his dragon have come further than anyone dared to hope. But can they topple the evil king and restore justice to Alagaësia? And if so, at what cost? »
(IT)
« Non molto tempo fa, Eragon Ammazzaspettri, un cavaliere dei draghi, non era niente di più che un misero ragazzo di campagna, e il suo drago, Saphira, nient'altro che una pietra blu nella foresta. Ora il destino di un'intera civiltà poggia sulle loro spalle. Lunghi mesi di addestramento e battaglie hanno portato vittorie e speranza, ma hanno anche causato perdite strazianti. E ancora, la vera battaglia li aspetta: dovranno confrontarsi con Galbatorix. Quando lo faranno dovranno essere abbastanza forti da sconfiggerlo. E se non possono loro, nessun altro può. Non ci sarà una seconda possibilità. Il cavaliere e il suo drago sono arrivati ben oltre chiunque potesse sperare. Ma saranno in grado di rovesciare il re del male e ristabilire la giustizia ad Alagaesia? E se sì, a quale costo? »
(Christopher Paolini, Inheritance)

Trama[modifica | modifica sorgente]

« Aveva il volto lungo e scarno, la fronte alta e il naso affilato; occhi duri come pietre, con poco bianco intorno alle iridi scure; la bocca larga e sottile con gli angoli leggermente rivolti all'ingiù, circondata da una barba corta e folta, nera come i suoi abiti. Il re dimostrava quarant'anni: ancora all'apice della sua forza, e tuttavia prossimo agli albori del suo declino. »
(Presentazione di Galbatorix in Inheritance)

Dopo aver conquistato Feinster, alla fine del precedente capitolo Brisingr, Eragon e Saphira piangono la funesta sorte di Oromis, segnata da Murtagh sotto il controllo di Galbatorix. Tuttavia il tempo stringe e, strappati al loro lutto, Cavaliere e Drago vengono impiegati da Nasuada nell'assedio di Belatona, ricca e potente città, la cui conquista potrebbe rappresentare una grande risorsa per i Varden, oltre che essere un grave danno alla stabilità dell'Impero. L'assedio procede senza troppe perdite, fino a quando uno dei muri del palazzo crolla, franando rovinosamente in una valanga di pietra che travolge Roran, il quale però ne esce solo lievemente ferito in quanto protetto da un'arcata. Giunto nella sala del trono Eragon viene attaccato dal signore della città, che viene ucciso facilmente non costituendo una reale minaccia, non prima però che questi possa ferire Saphira con una lancia magica. I due apprendono da Arya che quella è una Dauthdaert, un'antica arma forgiata dagli elfi che potrebbe uccidere perfino il drago più potente, rivelandosi quindi una possibile arma contro Galbatorix e Shruikan. Sostenuti da una nuova e rinnovata speranza, Eragon e Saphira concludono l'assedio e Belatona viene occupata dai Varden. Dopo la battaglia i ribelli vengono raggiunti dai gatti mannari i quali, sotto la guida del re Grimrr Zampamonca, hanno deciso di abbracciare la loro causa. Dopo la stipulazione dell'alleanza, Roran viene convocato da Nasuada che lo incarica di raggiungere Arughia, città vicina al Surda da lungo tempo assediata dalle forze del capitano Brigman, il quale però nonostante i ripetuti attacchi non riesce a conquistarla. Il cugino di Eragon raggiunge la città e, indifferente all'opposizione dello stesso Brigman che non lo considera suo pari, riesce ad ideare un piano molto azzardato mediante il quale, sfruttando la rete di canali di Arughia, ne determina l'occupazione. Nasuada, positivamente colpita, informa Roran che però i Varden si trovano in grande difficoltà: hanno infatti raggiunto Dras-Leona, ultimo baluardo dell'Impero prima di Urû'Baen, a difesa della quale c'è Murtagh che, forte dell'appoggio del suo drago Castigo, minaccia di uccidere chiunque si avvicini alle mura. Per evitare perdite inutili, Nasuada decide di attendere prima di assediare la città. Eragon, che si trova con i Varden di fronte a Dras-Leona, continua nel frattempo gli allenamenti: sa che il duello finale con Galbatorix è vicino e quindi non si dà un attimo di tregua. Ad aiutarlo ad esercitarsi ci sono Arya e Glaedr, il quale, rinchiuso nel suo Eldunarí, ha accettato la morte di Oromis e si è posto come scopo quello di istruire Eragon e Saphira, in previsione del loro scontro con Murtagh e successivamente con Galbatorix. A fornire la speranza di una risoluzione a favore dei Varden arriva Jeod Gambelunghe: il colto uomo ha trovato fra i suoi innumerevoli libri le tracce di quello che potrebbe essere un passaggio sotterraneo che permettebbe di sbucare dentro Dras-Leona. Eragon, Arya, Angela l'erborista, Solembum il gatto mannaro e Wyrden, uno degli elfi della scorta personale di Eragon, decidono di imbarcarsi nell'impresa coperti dall'esercito assediante e da Saphira, cavalcata da una proizione di Eragon, impiegati per distrarre Murtagh. Facendosi strada fra i tortuosi cunicoli sotterranei, Eragon e il suo gruppo vengono attaccati da un gruppo di soldati che non provano dolore (già visti in "Brisingr") dei quali Angela si libera con sorprendente rapidità, liberando il passo. Wyrden muore a causa di una trappola magica contro la quale le difese incantate non sembrano avere effetto, Angela e Solembum scompaiono ed Eragon e Arya vengono catturati dai sacerdoti dell'Helgrind, i quali intendono sacrificarli ai Ra'zac che stanno per nascere. Angela e Solembum ricompaiono ed intervengono, eliminando i nemici e soccorrendo tempestivamente elfa e Cavaliere, garantendo così il proseguire della loro missione. Seguendo altri corridoi giungono nella cattedrale dei sacerdoti dell'Helgrind, che vengono eliminati dopo aver opposto una misera resistenza, trovata invece durante lo scontro con il Sommo Sacerdote. Una volta liberatosi dell'ostacolo, il gruppo esce dalla cattedrale per poi imbattersi in una nutrita truppa di soldati nemici. Una volta uscito Eragon dalla struttura Saphira si lancia contro Castigo, mettendolo in difficoltà grazie alla sua maggiore agilità, il quale subisce molte ferite e si lascia trasportare dalla rabbia. La situazione è comunque disperata: i Varden, che si aspettavano che Eragon e i suoi aprissero i cancelli dall'interno, si trovano alla mercé dei soldati ed il Cavaliere dei Draghi e i suoi compagni sono in gran difficoltà a causa dell'ingente numero di guardie. Murtagh si rende presto conto dell'inganno che i Varden gli avevano teso e, in sella a Castigo, mira ad Eragon, separato da Saphira. Il giovane decide allora di usare la riserva d'energia contenuta nell'anello Aren: l'incantesimo che lancia libera il cancello dall'enorme cumulo di macerie che lo ostruiva, impedendo l'ingresso dell'esercito alleato, e colpendo nell'esplosione anche lo stesso Castigo che viene sbalzato nei sobborghi della città. Senza il loro aiuto, l'esercito nemico cade facilmente e i Varden occupano Dras-Leona. Terminata la battaglia, Eragon si concede una notte di svago nella quale parla e si confida con Arya. Prima dell'alba però, Murtagh e Castigo piombano nell'accampamento dei Varden, e rapiscono Nasuada seminando il panico. Senza il loro leader, i Varden si trovano allo sbando, così Jörmundur, vice di Nasuada, convoca i principali esponenti dei Varden per scegliere un nuovo capo. Nonostante i contrasti con re Orrin, sovrano del Surda e prezioso alleato dei Varden (poiché fornisce ai ribelli approvvigionamenti e un gran numero di soldati), l'assemblea decide di rispettare le volontà di Nasuada e viene eletto comandante dei Varden Eragon. Mentre riflette sulla gravosità del suo incarico, il giovane, cercando un modo per battere Galbatorix in duello, si ricorda della profezia di Solembum ("Ascolta bene le due cose che ho da dirti. Quando giungerà il momento e ti servirà un'arma, guarda sotto le radici dell'albero di Menoa. Poi, quando tutto ti sembrerà perduto e il tuo potere non basterà, vai alla rocca di Kuthian e pronuncia il tuo nome per schiudere la Volta delle Anime."). Secondo il responso, quando il Cavaliere dei Draghi si fosse trovato in difficoltà si sarebbe dovuto recare all'albero di Menoa per ottenere un'arma e sarebbe dovuto andare alla Rocca di Kuthian nel momento in cui si fosse sentito incerto ed impotente dinnanzi agli eventi. Siccome la prima parte si è rivelata veritiera, Eragon sospetta che anche la seconda possa celare una verità, e sogliando i libri di Jeod viene a sapere che la Rocca di Kuthian si trova a Doru Areaba, l'un tempo capitale dei Cavalieri dei Draghi, sull'isola di Vroengard. Decide allora di partire per l'isola, accompagnato da Saphira e Glaedr. Nel frattempo Nasuada si risveglia a Urû'Baen, dove inizia la sua lunga agonia: quotidianamente è oggetto delle perverse torture di Galbatorix, che vuole che lei gli giuri fedeltà nell'antica lingua. Il tempo passa senza risultati, e contro ogni previsione Nasuada si avvicina lentamente a Murtagh: il giovane si confida con lei, raccontandole di ciò che ha passato sotto Galbatorix, e in lui Nasuada trova un alleato e soprattutto un amico, che quando può le allevia il dolore delle torture e la sostiene durante le ore di agonia. Eragon raggiunge Vroengard non con poche difficoltà e davanti alle rovine è colpito da quella che doveva certamente essere una visione maestosa e suggestiva. Qui trova la Rocca di Kuthian, ma, per accedervi, lui e Saphira devono pronunciare i loro veri nomi. Dopo tre giorni nei quali esaminano la propria coscienza e il proprio essere interiore, riconoscendo i propri meriti ma soprattutto rendendosi conto dei propri difetti, i due ne vengono a conoscenza, e dopo averli pronunciati dinnanzi alla volta accedono alla Rocca di Kuthian. Eragon, Saphira e Glaedr scoprono che la Rocca custodisce centinaia di Eldunarí e di uova di drago, in attesa di schiudersi al riparo dagli occhi e dalle grinfie di Galbatorix e chiunque potesse loro nuocere. Forti dell'appoggio di centinaia di draghi in forma di Eldunarí, e quindi di un potere enorme (seppure di gran lunga inferiore a quello di Galbatorix), Eragon e Saphira lasciano l'isola portando con loro quasi tutti i cuori dei cuori dei draghi, e raggiungono i Varden giunti alle porte di Urû'Baen. Lì mettono a conoscenza i leader dei ribelli della potente forza di cui dispongono e, dopo essere stati raggiunti da elfi e nani, decidono di iniziare l'assedio dell'ultima roccaforte di Galbatorix. Il piano di Eragon è estremamente rischioso, e comprende l'utilizzo di Elva, la potente bambina che ingenuamente e per errore Eragon maledì nel primo libro. Il Cavaliere dei Draghi attende in disparte che Murtagh e Castigo si rivelino e, quando i due escono allo scoperto, Eragon si getta a capofitto nella foga della battaglia. Cercando di raggiungere la reggia di Galbatorix Roran, capitano di un ingente squadrone di soldati, abbatte facilmente ogni nemico che gli si para davanti, almeno finché dalle caserme dell'esercito non emerge Lord Barst, generale delle legioni imperiali, uomo spietato e scaltro. La lotta si fa allora disperata, poiché Barst annienta facilmente tutti i Varden che gli si presentano davanti, e Roran capisce che la fonte del suo potere risiede in un Eldunarì che tiene nell'armatura, e a peggiorare ulteriormente la situazione ci sono le magie degli elfi, che iniziano a non funzionare o a ritorcersi contro di loro inspiegabilmente. Nel frattempo Eragon, Saphira, Arya, Elva, Blödhgarm e gli elfi della scorta del Cavaliere sono giunti al portone della sala del trono, dopo aver superato trappole magiche di ogni genere. Un incantesimo impedisce tuttavia alla scorta degli elfi di proseguire, e così Eragon, la dragonessa, Arya ed Elva avanzano oltre l'oscuro portone che li porta al cospetto di Galbatorix. Quest'ultimo li blocca senza sforzo con la magia e, dopo averli minacciati dicendo che se non gli avessero obbedito avrebbe ucciso due bambini, spiega loro che ormai il suo potere è incontrastabile, in quanto conosce la Parola, il nome dei nomi, l'essenza della magia stessa, causa anche del caos generato dagli incantesimi degli elfi in città. Galbatorix annuncia ai suoi ospiti che terminata la battaglia, la quale ovviamente volgerà a suo favore, userà la Parola per cancellare la minaccia della magia da tutta Alagaësia e inaugurare così un'eterna era di pace. A questo punto, Eragon, Arya, Saphira, Glaedr e gli Eldunarí di Vroengard lanciano un attacco mentale contro Galbatorix, che però viene coperto da alcuni dei suoi novecentoottantamila Eldunarí (772 Eldunarí).Eragon è sconvolto dalla sua sicurezza che Galbatorix ostenta, sicurezza che non vacilla nemmeno per un momento anche davanti alla consapevolezza degli Eldunarì posseduti da Eragon; il Re non lo teme, in quanto tutte le vittorie riportate dal Cavaliere non sono superiori a quelle di Morzan, ne tantomeno a quelle di Brom, ed entrambi erano in un modo o nell'altro stati schiacciati dal suo potere. Murtagh e Castigo fanno il loro ingresso e Galbatorix accende le luci mostrando ai suoi ospiti la sua prigioniera, Nasuada, incatenata ad un blocco di pietra alla loro destra. Il sovrano propone ad Eragon un duello contro il fratellastro, senza né magia né Eldunarí, contando solo sull'abilità di ognuno di loro: Eragon accetta e inizia la sfida, poco prima della quale Murtagh gli sussurra inferocito che se i Varden avessero aspettato ancora qualche giorno prima di assediare Urû'Baen, egli avrebbe potuto liberare Nasuada. Intanto la situazione in cui si trovano Roran e i Varden non lascia ben sperare: Barst e l'esercito imperiale sembrano infatti avere la meglio sui ribelli. Il generale è immensamente potente e sta decimando letteralmente i Varden, uccidendo guerrieri di ogni razza e capacità, compresa la regina Islanzadi. Nella foga della battaglia Roran però formula un piano per abbattere il Lord, alla sconfitta del quale, il giovane ne è sicuro, l'esercito imperiale sarà allo sbando. Convoca i capi dei Varden di tutte le razze, e li mette a conoscenza del piano, che consiste nel continuare ad attaccare Barst senza tregua, in modo da consumare tutta l'energia dell'Eldunarì da lui posseduto; il piano funziona alla perfezione e tutti i soldati convergono sul Lord attaccandolo senza pietà e cercando di sfondarne le difese. Il potente nemico sfugge però alla tempesta di attacchi e sembra che ormai la speranza sia persa, quando un aiuto improvviso giunge dai gatti mannari che mantengono Barst sotto pressione, fino a che questi riesce a liberarsi anche di loro. Il generale ora si dirige verso Roran, intenzionato ad ucciderlo, e la lotta tra i due è violenta e senza tregua, portando gravi ferite ad entrambi i guerrieri, finché l'energia consumata da Barst è troppa e il cuore dei cuori si rompe, frammentandosi e sciogliendo il generale nella sua stessa armatura. Il giovane, estremamente malconcio, viene portato al sicuro fuori della città, dove viene curato e i Varden, secondo le sue previsioni, hanno la meglio sull'esercito imperiale. Nel frattempo il duello fra Eragon e Murtagh sembra volgersi a favore del secondo, che, come Eragon ha sempre sostenuto, è molto più abile di lui nell'arte della spada. Il Cavaliere però si ricorda delle parole che Glaedr gli aveva rivolto durante l'allenamento: "Devi imparare a vedere... Quello che guardi". Studiando i movimenti di Murtagh e soprattutto i suoi pensieri ed il suo stato d'animo, Eragon comprende che il fratellastro è totalmente determinato a vincere e che l'unico modo per porre fine allo scontro è farsi trafiggere per poi colpire lui, e seguendo al sua intuizione determina la fine del duello, colpendo Murtagh al ventre e venendo da lui ferito al fianco. Murtagh si rende conto della differenza tra loro e, tra gli spasmi di dolore, si definisce "cambiato"; a questo punto Galbatorix, in apparente agitazione, ordina ad Eragon di prestargli, assieme ad Arya, Saphira ed Elva, giuramento nell'antica lingua. Eragon scambia uno sguardo di intesa con Murtagh, che grida la Parola: gli incantesimi che bloccavano i compagni di Eragon vengono annullati e tutti, compresi Murtagh e Castigo, attaccano il re e Shruikan. Galbatorix, che sembra trovarsi in difficoltà, riesce però a pronunciare un incantesimo che immobilizza tutti, anche il suo dragone, eccetto se stesso. Sembra che sia ormai finita, quando Eragon, attingendo dalla forza di Saphira, Arya, Glaedr e di tutti gli Eldunarí lancia una magia che riversa in Galbatorix tutte le emozioni delle persone e dei draghi da lui feriti o danneggiati: un incantesimo mai lanciato prima, di una portata spaventosa. Un dolore misto ad un'immensa rabbia attanaglia il re, che perde il controllo dell'incantesimo a causa del vortice di emozioni, ridando a tutti la possibilità di muoversi. Mentre Shruikan è trattenuto da Saphira e Castigo Arya riesce, grazie alla Dauthdaert, ad uccidere il dragone; Eragon duella contro Galbatorix, che però ha quasi perso il controllo di sé e non è in grado di combattere. Implorandolo di liberarlo da quelle voci, il sovrano non riesce a sopportare tale tormento e preferisce porre fine alla sua vita, pronunciando le parole "Waìse néiat", non essere, e svanendo in un lampo di luce accecante.L'incantesimo di autodistruzione del Re, provoca un'immensa esplosione nucleare che devasta la roccaforte e l'intera città.Però, per fortuna, Eragon riesce in tempo a schermare, con un incantesimo, l'esplosione, salvando se stesso, Saphira, Arya, Elva, Nasuada, Murtagh e Castigo, dandogli la possibilità di uscire.Tutti fuggono, tranne Arya, che si addentra nella Stanza del Tesoro del Re, dove prende tutti gli Eldunarí di Urû'baen e l'uovo verde, portandoli al sicuro.Una volta fuori, mentre Eragon sta curando le sue ferite e quelle del suo drago, Murtagh dopo aver salutato Nasuada e il fratellastro, parte in volo. Il Cavaliere lo segue e Murtagh gli dice che lui e Castigo hanno deciso di ritirarsi a nord, per riflettere sugli errori commessi. Eragon non lo ostacola, e Murtagh e Castigo augurano a lui e a Saphira un futuro roseo (e rivelano anche a quest'ultimi il nome dei nomi, dopo aver annullato l'incantesimo di Galbatorix che permetteva loro di capirlo), chiedendo al fratellastro, quando educherà i futuri Cavalieri dei Draghi, di insegnare loro a non avere paura, poiché è la paura che ha distrutto la sua vita. Tornato a Urû'Baen, Eragon si trova fra i partecipanti dell'inevitabile riunione nella quale scegliere un nuovo re per Alagaësia. Dopo aver escluso tutti i membri di una razza che non sia quella degli uomini, ed aver accolto la volontà di Eragon nel non volersi caricare di questo fardello, Nasuada propone a Orrin una lunga lista di territori in cambio del suo rifiuto di diventare re di Alagaësia. Riluttante, Orrin accetta, e viene proclamata regina Nasuada. Nei mesi successivi Eragon e Saphira si trovano sempre a doversi spostare da Ilirea (il nome di Urû'Baen prima della presa di Galbatorix, che Nasuada ha deciso di reintrodurre) e qualunque territorio in cui ci sia bisogno del loro aiuto. Eragon però è attanagliato da un domanda che lo tormenta costantemente: cosa fare della sua vita, ora che ha raggiunto l'obiettivo che si era prefissato? Mentre cerca di trovare una soluzione, altri inconvenienti gli si presentano davanti: Nasuada ha intenzione di fondare un ordine di maghi, simile a quello dei Cavalieri, per impedire che la magia venga utilizzata a scopi malvagi. Propone ad Eragon di diventarne il capo, e lui le promette di pensarci su. Arya è intanto partita da Ilirea senza avvisare il giovane, poiché il suo popolo ha deciso di scegliere un nuovo capo, ora che Islanzadi, sua madre, è morta. Seppur comprendendo l'elfa, Eragon è leggermente ferito dal fatto che non l'abbia avvisato. Infine, il dilemma più grande riguarda il luogo in cui portare Eldunarí e uova, in modo che queste ultime possano schiudersi al sicuro dai ladri e non costituiscano un pericolo per nessuno. In realtà il problema è però che Eragon, avendo il Nome dei Nomi e tutti gli Eldunarí, è diventato troppo potente, persino più di Galbatorix. Su consiglio di Umaroth (il drago di Vrael), Eragon prende l'unica decisione possibile: crescere i draghi al di fuori di Alagaësia per poi spedirli indietro perché adempiano il loro compito di proteggere tutti i popoli, una volta terminato il loro addestramento e quello del loro Cavaliere. Eragon riceve poi una lettera da Arya, che gli chiede di incontrarsi presso il fiume Ramr per metterlo a conoscenza di alcune novità. Giunto qui, egli scoprirà che Arya è divenuta la nuova regina degli elfi e che l'ultimo uovo custodito da Galbatorix si è schiuso per lei: il suo drago verde, Fìrnen, dimostra subito una grande intesa con Saphira ed un grande interesse nei suoi confronti. Svelando ad Arya la sua decisione, la sconvolge, tanto da portarla a decidere di rivelare ad Eragon il suo vero nome e accettare finalmente di conoscere il suo. Tornato assieme ad Arya a Ilirea, comunica la sua volontà anche a Nasuada: in questo modo declina, inevitabilmente, l'offerta della regina di porsi a capo dell'ordine dei maghi, e inizia ad avvertire amici e parenti delle sue intenzioni. Naturalmente molti cercano di opporsi, primo fra tutti Roran. Eragon chiede a lui, a Katrina e alla loro bambina di precederlo nella Du Weldenvarden, la foresta degli elfi, in modo che possano visitare la splendida Ellesméra, capitale del regno degli elfi, e possano trovarsi già lì quando lui partirà. Accettano e partono con Arya e Fìrnen per Ellesméra, non prima che Brigit, la donna di Carvahall che perse il marito Quimby a causa dei Ra'zac nel secondo libro, ottenga il tributo di sangue che Roran le promise (Brigit ritiene Roran responsabile dell'accaduto, in quanto i Ra'zac giunsero a Carvahall per cercare lui). Mentre il cugino di Eragon e la sua famiglia raggiungono la città degli elfi, il Cavaliere dei Draghi risolve le ultime due questioni lasciate in sospeso. Prima annuncia a Orik, tramite la divinazione, della sua imminente partenza, e poi raggiunge la tribù degli Urgali di Nar Garzhvog, dove espone ai loro capi la sua idea per evitare futuri conflitti con il bellicoso popolo Urgali: ogni 3 anni una competizione amichevole comprendente anche le altre razze placherà la sete di gloria degli Urgali e, per la prima volta dalla nascita dell'Ordine, Urgali e Nani avranno Cavalieri della loro razza. Sia i Nani che gli Urgali accettano con gioia la sua decisione, e finalmente Eragon parte per Ellesméra, dove fra banchetti e feste in suo onore, rincontra il macellaio di Carvahall Sloan, padre di Katrina, che in Brisingr venne punito da Eragon per le sue malefatte compiute in Eldest (il giovane lo obbligò a stabilirsi dagli elfi e non guarì la sua cecità causata dalle torture dei Ra'zac). Eragon vede che Sloan si è pentito dei suoi crimini, gli dona la vista, ma non gli permette di avvicinarsi all'amata figlia. Sloan è comunque felice di poter vedere che Katrina sta bene e ringrazia Eragon. Il Cavaliere, Roran e Arya partono poi per l'ultima tappa del loro viaggio: raggiungono Hedarth, avamposto dei nani, dove Eragon saluta Orik, lascia Roran e Arya e si dirige, con Blödhgarm e alcuni elfi verso le distese d'oltreconfine, nei territori in cui potrà addestrare la nuova stirpe di Cavalieri, portando con sé tutti gli Eldunarí e tutte le uova di drago, tranne due, entrambe lasciate ad Arya.

« "Addio" mormorò , guardando Arya e Fìrnen dirigersi in volo verso la spiaggia lontana dove li aspettava Roran.

Solo allora non trattenne più le lacrime; si aggrappò al parapetto e pianse, pianse perché si stava lasciando alle spalle tutto ciò che conosceva. Sopra di lui Saphira si abbandonò a un lamento desolato, e il loro dolore si unì nel rimpianto del futuro che non avrebbero mai avuto.
Col trascorrere dei minuti, tuttavia, mentre Eragon scrutava la pianura sconfinata, sentì il cuore placarsi, le lacrime si asciugarono e piano piano un senso di pace si diffuse nel suo animo. Si chiese quali meraviglie avrebbe potuto incontrare in quelle terre selvagge e pensò alla vita che lui e Saphira stavano per intraprendere, una vita insieme ai draghi e ai Cavalieri. Non siamo soli, piccolo mio, disse Saphira.
Un sorriso gli increspò il volto.
E la nave avanzò, veleggiando serena sul fiume illuminato dalla luna, verso le ignote pianure oltreconfine. »

(Eragon saluta Alagaësia e tutto ciò che conosce alla fine di Inheritance)

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Personaggi principali[modifica | modifica sorgente]

  • Eragon Ammazzaspettri: giovane ragazzo di Carvahall, al quale è toccata l'eredità dei Cavalieri dei Draghi: l'uovo della dragonessa Saphira. Dopo la buona riuscita dell'assedio di Feinster, Eragon e la sua dragonessa partecipano a quello di Belatona. Eragon combatte con la sua spada magica Brisingr, la quale, ogni volta che il giovane pronuncia il suo nome, viene avvolta dalle fiamme. "Ammazzaspettri" è il soprannome affibbiatogli dai Varden dopo il combattimento di Eragon contro Durza, come narrato nel primo libro.
  • Saphira Squamediluce: dragonessa di Eragon, Saphira è uno degli ultimi draghi, ed ha le scaglie blu. È estremamente orgogliosa, vanitosa ed è molto potente.
  • Galbatorix e Shruikan: Galbatorix è l'antagonista principale della saga. Anche se non appare mai fisicamente nei precedenti libri, è colonna portante della trama, e viene citato ripetutamente. Galbatorix è uno degli ultimi Cavalieri dei Draghi, nonostante non sia legato a Shruikan, il suo dragone, dal legame che unisce i veri e propri Cavalieri. La fonte del suo potere sono i numerosissimi Eldunarí che ha trafugato dai draghi da lui sconfitti. Possiede quello che lui crede l'ultimo uovo di drago, quello verde.
  • Roran Fortemartello: cugino di Eragon, Roran ha salvato Carvahall, suo villaggio natale, dall'attacco dei Ra'zac, in Eldest. Dopo aver portato al sicuro i suoi concittadini dai Varden, Roran si è distinto per le sue imprese militari presso i ribelli, che l'hanno portato a posizioni di prestigio. È stato soprannominato "Fortemartello" poiché è solito combattere con tale arma.
  • Arya Dröttningu: figlia della regina degli elfi Islanzadi, Arya è anch'essa un elfa, ed è una dei migliori combattenti dei Varden. È estremamente dotata sia con la spada che con la magia, ed è molto intelligente. Eragon le ha dichiarato il suo amore, ma Arya lo ha rifiutato, poiché ritiene che una relazione amorosa in tempi di guerra non possa produrre altro che male.
  • Murtagh e Castigo: Murtagh è il fratellastro di Eragon da parte di madre. Dopo esser stato catturato dai servi di Galbatorix, è stato costretto da quest'ultimo a prestargli servizio come Cavaliere del Drago Castigo. Nonostante non possa opporsi al volere di Galbatorix, Murtagh lo odia profondamente. Il giovane è estremamente più forte di Eragon (sia nel secondo che nel terzo libro infligge pesanti sconfitte al rivale), per il fatto che possiede tre Eldunarí che lo appoggiano in battaglia.
  • Glaedr: Glaedr era il drago del maestro di Eragon Oromis. Quando quest'ultimo morì in Brisingr, Glaedr vomitò il suo cuore dei cuori per non morire e continuare ad aiutare Eragon e Saphira. Superato il dolore per la morte del suo Cavaliere, Glaedr ha ripreso l'addestramento dei due. È molto saggio e sa sempre consigliare Eragon sul da farsi.
  • Nasuada: Nasuada è la figlia di Ajihad, ex capo dei Varden. Il ruolo di leader dei ribelli è passato a lei dopo la morte del padre, ma, nonostante la giovane età, è estremamente brillante ed è un eccellente politica.
  • Angela, l'erborista, e Solembum: Angela è uno dei personaggi più misteriosi dell'intera saga. Erborista, indovina, pellegrina per i vasti territori di Alagaësia, sembra che non ci sia razza o popolo che non abbia avuto a che fare con Angela. È particolarmente legata al gatto mannaro Solembum, che la segue in ogni suo viaggio. Combatte con la spada più affilata del mondo, "Trillamorte".
  • Blödhgarm: mezzo lupo e mezzo elfo, è il capo della scorta di elfi incaricata da Islanzadi per proteggere Eragon e Saphira. Col tempo diventerà amico del Cavaliere e suo fedele aiutante (ad esempio lo coprirà quando Eragon deciderà di partire per Vroengard).
  • Elva: la bambina che Eragon maledì per sbaglio nel primo libro, donandole il potere di percepire le sofferenze altrui e di farsene carico. Nonostante l'aspetto, Elva è incredibilmente matura e intelligente. È una delle più preziose risorse dei Varden, grazie al suo potere, anche se si rifiuterà spesso di collaborare con Eragon e Nasuada (più che altro, per capriccio).Alla fine rifiuterà l'offerta di Eragon di annullare la maledizione
  • Orik: capoclan del Dûrgrimst Ingeitum, Orik è un nano, estremamente legato da un rapporto d'amicizia verso Eragon.

Personaggi secondari[modifica | modifica sorgente]

  • Re Orrin: sovrano del Surda, regno confinante ad Alagaësia, Orrin, presentato in Eldest come personaggio bonario e stravagante, in Inheritance assume un ruolo contrapposto al volere di Nasuada e di Eragon, opponendosi a qualsiasi decisione presa da qualcuno che non sia lui. I Varden cercano sempre di assecondarlo, poiché fornisce il maggior contributo alla loro campagna grazie alle sue immense ricchezze.
  • Jörmundur: vice di Nasuada, forgiato dalle lunghe battaglie che ha combattuto in passato, è molto accorto nel prendere le sue decisioni, e sa sempre qual è il momento giusto in cui tirarsi indietro.
  • Umaroth: drago di Vrael, a suo tempo guida dei Cavalieri dei Draghi, vomitò il suo Eldunarì alla morte del suo Cavaliere. Assieme agli Eldunarí di moltissimi altri draghi, Umaroth costruì la Volta delle Anime nella quale rinchiuse loro e le ultime uova di drago. Quando Eragon lo incontrerà, deciderà di seguirlo nel suo tentativo di uccidere Galbatorix. assieme agli Eldunarí degli altri draghi.
  • Fìrnen: il drago verde di Arya.
  • Katrina: moglie di Roran.
  • Islanzadi: regina degli elfi e madre di Arya.
  • Evandar: re degli elfi (solo citato).
  • Nar Garzhvog: capo degli Urgali che hanno deciso di allearsi ai Varden.
  • Grimrr Zampamonca: re dei gatti mannari. Il suo nome è dovuto alla mancanza di 3 dita della mano. Grimrr chiede una riunione con Nasuada a Belatona a nome del suo popolo. Chiede di unirsi ai Varden in cambio che ogni gatto mannaro possa avere un volatile al giorno ed una ciotola di fegato tritato alla settimana. Inoltre chiede anche una Cotta di maglia per forma umana e animale, ma gliene viene concessa solo una per gatto mannaro. Grimrr ha anche il controllo sui gatti normali. Grimrr nutre antipatia per Angela l'erborista a causa di un incantesimo ricevuto anni prima da lei che lo fece cinguettare quando apriva la bocca per giorni.
  • Lord Barst: comandante dell'esercito imperiale, grazie alla forza di un Eldunarì che tiene nell'armatura uccide molti guerrieri Varden, tra cui Islanzadi; viene sconfitto da Roran, con l'aiuto di Kull e gatti mannari

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Post-release[modifica | modifica sorgente]

Pubblicato con una prima stampa di 2,5 milioni di copie, Inheritance ha venduto quasi mezzo milione di copie il primo giorno negli Stati Uniti. Ha debuttato come No.1 della odierna USA "Best-Selling Books" list.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) The Associated Press, Last book of 'Inheritance' cycle out in November in Washington Post, 23 marzo 2011. URL consultato l'8 settembre 2011.