Digenis Akritas

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Digenis Akritas
Titolo originale Διγενής Ακρίτας
Digenis Akritas Athens.jpg
una pagina del manoscritto originale
Autore anonimo
1ª ed. originale XII secolo
Genere poema epico
Lingua originale greco antico

Digenis Acritas (greco: Διγενής Ακρίτας) è il più noto poema epico della letteratura di epoca bizantina. Scritto in greco medievale da un anonimo del XII secolo, il poema continua la tradizione delle canzoni acritiche e, con esse, segna l'inizio della letteratura greca vernacolare.

Trama: la prima parte del poema[modifica | modifica wikitesto]

Acriti bizantini in un'antica rappresentazione.
Basilio Akritas e il drago. Piatto bizantino del XIII secolo.

Il contesto in cui si sviluppa la prima parte del racconto è rappresentato dal conflitto arabo-bizantino, che si protrasse dal VII all'XI secolo. In particolare, la vicenda si focalizza sulle incursioni arabe in territorio bizantino e sulle vicende degli acriti bizantini, membri di una classe militare cui competeva la difesa delle regioni di frontiera dell'impero.

Il racconto si apre con un emiro arabo che invade la Cappadocia e rapisce la figlia di un generale bizantino. L'emiro accetta poi di convertirsi al cristianesimo insieme alla sua gente e di stabilirsi nella Romania (cioè nelle terre dell'impero bizantino), prendendo in moglie la figlia del generale. Si ha così la riconciliazione tra i due popoli, con il matrimonio che sta a simboleggiare il trionfo del Cristianesimo sull'Islam. Il resto del racconto è dedicato al periodo successivo, dominato da un clima di pacifica coesistenza tra i due popoli.

La seconda parte[modifica | modifica wikitesto]

Dal matrimonio tra l'emiro e la nobildonna bizantina nasce Basilio Acritas, sulla cui si figura si concentra la seconda parte del poema. Giovane di grande forza capace di numerose prodezze, Digenis, come suo padre, finisce con il rapire e poi sposare la figlia di un generale bizantino. Dopo aver ucciso un drago, si unisce agli apelates, un gruppo di banditi, per poi sconfiggere in un solo combattimento i tre capi della banda. Nessuno dei suoi avversari riesce infatti ad avere la meglio sul giovane eroe, neppure la potentissima guerriera Maximu con la quale, però, Digenis commette adulterio. Dopo aver vinto tutti i suoi nemici, Digenis costruisce un lussuoso castello sulle rive dell'Eufrate, dove trascorre pacificamente i suoi ultimi giorni.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Digenis Acritas fu redatto in greco medievale e composto in versi di quindici sillabe; le rime sono piuttosto rare.

Il Digenis Acritas nella tradizione successiva[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatore bizantino Manuele I Comneno (1143-1180) per le sue campagne contro gli islamici e visto che era un grande guerriero fu detto il nuovo Acritis.[1]

Il Digenis Acritas continuò ad essere letto nei secoli successivi e il testo venne tramandato in diverse versioni, le più recenti delle quali risalgono al XV secolo. Il poema fece inoltre da spunto per un ciclo di poesie acritiche, delle quali soltanto alcune ci sono pervenute.

Secondo la tradizione dei secoli successivi, Digenis fu sconfitto solo dalla personificazione della Morte, che assunse le sembianze di Thanatos/Charos, durante un duello sull' "aia di marmo".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Diehl, La civiltà bizantina, p. 44

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Charles Diehl, La civiltà bizantina, 1962, Garzanti, Milano.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4

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