Concorrenza monopolistica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La concorrenza monopolistica è una forma di mercato molto diffusa. Spesso caratterizza i mercati di libri, ristoranti, film, abbigliamento, ecc.

Concorrenza monopolista e concorrenza perfetta[modifica | modifica sorgente]

La concorrenza monopolistica è simile alla concorrenza perfetta in quanto esiste un elevato numero di consumatori e offerenti e c'è libertà d'ingresso e di uscita dal mercato nel lungo periodo.

Tuttavia, si differenzia dalla libera concorrenza per la mancanza di informazione perfetta da parte dei consumatori e offerenti, nonché per la non-omogeneità della merce trattata, ragion per cui il consumatore esegue i suoi acquisti presso un determinato offerente (di fiducia).

I motivi che orientano la scelta possono essere diversi: :

1. Caratteristiche del prodotto (qualità e prezzo) effettive o presunte (dichiarate dai messaggi pubblicitari);

2. Abilità personale dell'offerente e dei suoi collaboratori nel trattare la clientela;

3. Agevolazioni di pagamento quali la possibilità di rateizzare il prezzo d'acquisto;

4. Di praticare ad interesse zero;

5. Di dotare l'esercizio commerciale di una buona accessibilità (disponibilità di parcheggi);

6. Di corrispondere dei premi se gli acquisti superano un determinato importo.


Nella concorrenza monopolistica il singolo offerente può praticare dei prezzi maggiori rispetto al regime di concorrenza perfetta, in quanto può contare su una clientela affezionata che è disposta ad accordargli la fiducia acquistando i suoi prodotti. Si realizza perciò un prezzo leggermente superiore rispetto a quello di equilibrio che riguarda un teorico regime di libera concorrenza.

È il mercato di molti prodotti di largo consumo nel settore alimentare, dell'abbigliamento, dell'arredamento, degli elettrodomestici, degli apparecchi elettronici, dei medicinali, dei prodotti di cosmesi e di pulizia personale.

La differenziazione del prodotto[modifica | modifica sorgente]

Si instaura quando un certo numero di venditori offre sul mercato beni o prodotti che, nati per soddisfare lo stesso bisogno, si presentano in modo diverso. Esiste quindi per ogni prodotto una domanda stabile e ripetuta dalla clientela che apprezza quelle caratteristiche. Una variazione di prezzo crea comunque una variazione di segno contrario della domanda.

Il prodotto può essere differenziato in vari modi:

  • secondo il tipo e lo stile;
  • secondo la localizzazione;
  • secondo la qualità.

Modello di Chamberlin[modifica | modifica sorgente]

Edward Chamberlin[1] osserva che in molti rami economici ci sono numerose imprese che vendono dei beni differenziati (marca, qualità, localizzazione differenti). Il potere di monopolio di queste imprese è molto limitato poiché ci sono molti beni sostituti. A lungo termine i ricavi della maggioranza di queste imprese coprono appena i costi di vendita. I piccoli negozi di quartiere, i ristoranti, i parrucchieri o gli idraulici sono degli esempi di queste imprese[2].

M-Chamberlin.pdf

La curva di domanda dell'impresa rappresentativa ha un pendenza negativa siccome la differenziazione dei prodotti le conferisce un certo potere di monopolio. Se il prezzo aumenta l'impresa non perde tutti i suoi clienti.

Nel breve periodo l'impresa genera profitti positivi (e.g. un ristorante che apre in un nuovo quartiere). Il primo grafico illustra questa situazione. L'equilibrio dell'impresa implica l'uguaglianza tra il ricavo marginale (Rm) e il costo marginale (Cm). Il prezzo di vendita è p*. Il profitto (\pi) è dato dalla differenza tra il ricavo medio (RM), la curva di domanda, e il costo medio (CM) moltiplicata per la quantità prodotta (q*).

Questi profitti extra attirano dei nuovi operatori economici (e.g. ristoranti che vedono la possibilità di fare degli ottimi affari nel medesimo quartiere). Siccome non ci sono delle barriere all'entrata nel settore, la curva di domanda per i prodotti dell'impresa si sposta a sinistra (il primo ristorante avrà perso una parte dei suoi clienti). Tale movimento continua fino alla scomparsa del profitto (equilibrio a lungo termine = extra profitti nulli). Dal punto di vista analitico, la curva dei costi medi (CM) sarà tangente alla curva di domanda RM.

Rispetto alla concorrenza perfetta, il prezzo sarà più alto e l'impresa non produce ai costi minimi. C'è un eccesso di capacità in questo ramo (si può produrre di più e a dei costi più bassi) ma c'è anche una più grande varietà.

Altri modelli[modifica | modifica sorgente]

Dixit e Stiglitz introducono esplicitamente le preferenze per le varietà nella funzione di utilità del consumatore rappresentativo [3]. Due casi sono esaminati: nel primo le preferenze sono rappresentate da una funzione di utilità a elasticità di sostituzione costante; nel secondo l'elasticità è variabile.

Produrre al livello di costi minimi non è una soluzione ottimale dal punto di vista dell'utilità sociale quando i diversi beni non sono dei sostituti perfetti. Non c'è dunque troppa varietà nella concorrenza monopolistica.

Il modello di Dixit e Stiglitz è stato utilizzato da Paul Krugman nei suoi modelli di commercio internazionale e sulla concorrenza spaziale delle attività economiche[4].

Ogni modello di concorrenza monopolistica deve basarsi sulle condizioni seguenti:[5]

  • numerose imprese che producono dei beni differenziati
  • le imprese sono piccole e hanno degli effetti trascurabili sulle altre imprese
  • la libera entrata sul mercato conduce a lungo termine alla scomparsa del profitto
  • la domanda dei prodotti delle imprese ha una pendenza negativa

Hart[6] suppone numerosi consumatori con dei gusti differenti e numerose imprese che producono dei beni differenti. I consumatori sono interessati ad un numero limitato di questi beni. Ogni bene ha la medesima probabilità di essere desiderato dal consumatore. Gli effetti di un cambiamento dell'offerta di un'impresa sono allora ripartiti su tutte le altre imprese. Hart arriva alla conclusione che, secondo i casi, ci possono essere troppe o troppo poche varietà.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Edward H. Chamberlin, Teoria della concorrenza monopolistica, Firenze, 1961
  2. ^ David Begg, Stanley Fisher, Rudiger Dornbush, Microeconomia, McGraw-Hill, 2008
  3. ^ Avinash Dixit and Joseph Stiglitz, " Monopolistic Competition and Optimum Product Diversity ", American Economic Review, 1977, p. 297-308
  4. ^ Paul Krugman, " The Increasing Returns Revolution in Trade and Geography ", American Economic Review, 2009, p. 561-571
  5. ^ Oliver D. Hart, " Monopolistic Competition in the Spirit of Chamberlin: A General Model ", Review of Economic Studies, 1985, p. 529
  6. ^ Oliver D. Hart, " Monopolistic Competition in the Spirit of Chamberlin: Special Results ", Economic Journal, 1985, p. 889-908

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Avinash Dixit and Joseph Stiglitz, " Monopolistic Competition and Optimum Product Diversity ", American Economic Review, 1977, p. 297-308
  • Oliver D. Hart, " Monopolistic Competition in the Spirit of Chamberlin: A General Model ", Review of Economic Studies, 1985, p. 529-546
  • Paul Krugman, Robin Wells, Microeconomia, Bologna, Zanichelli, 2005. ISBN 88-08-17842-0
  • K. Lancaster, " Socially Optimal Product Differentiation ", American Economic Review, 1975, p. 567-585
  • A.M. Spence, " Product Selection, Fixed Costs and Monopolistic Competition ", Review of Economic Studies, 1976, p. 217-235
economia Portale Economia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di economia