Classificazione bibliotecaria

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Realizzare una classificazione bibliotecaria significa dare un ordine (organizzare) a degli insiemi di oggetti o idee scomponendoli ed assemblandoli, secondo il grado di somiglianza esistente tra loro, in classi e sottoclassi sempre più minute, fin quando il processo di suddivisione porti a concetti individuali.

La classificazione bibliografica consiste nell’applicare questi concetti ai documenti di una raccolta, suddividendoli in aree disciplinari, accorpando all’interno di esse quelli con argomento affine. Esistono vari schemi di classificazione bibliografica suddivisi in due categorie:

  • schemi gerarchico-enumerativi in cui l’approccio all’argomento procede con un cammino a cerchi concentrici o a biforcazioni che parte dalle materie più generali e si addentra in aree più limitate. Lo sviluppo sarà esclusivamente verticale, per ogni argomento considerato c’è una “notazione” già costituita perché nelle “tavole principali” dello schema ci sono tutte le suddivisioni previste ed il classificatore può solo aggiungere concetti ausiliari, secondo regole prefissate. Il limite di questo tipo di schemi è da ricercare nella rigidezza dell’intelaiatura a caselle che stenta ad evidenziare i collegamenti logici tra i termini e crea difficoltà nella collocazione delle materie interdisciplinari;
  • schemi analitico-sintetici di impianto concettuale più evoluto e di costituzione più recente. All’interno di ogni classe il soggetto è disaggregato e sviluppato nei suoi concetti di base o elementi costitutivi, ordinati in appropriate categorie o “faccette” ed in seguito ricomposto con la combinazione dei concetti (=categorie) con un rigoroso ordine di citazioni.

Gli schemi di classificazione bibliografica si dividono anche in generali, se trattano del sapere in generale, e speciali per specifici campi del sapere.

Ogni schema di classificazione bibliografica si compone di tre parti:

  • tavole principali si tratta dell’impianto dello schema costituito varie classi disciplinari e loro divisioni e sottodivisioni;
  • tavole ausiliarie raccolgono una serie di concetti aggiuntivi, come la forma della presentazione e la definizione geografica o cronologica, che si possono aggiungere, nelle modalità previste dallo schema, ai concetti principali;
  • indice alfabetico (anche detto indice relativo) indica gli argomenti che per la natura della classificazione sono dispersi tra varie classi (ad esempio donna è presente in storia, religione, arte, diritto, …).

La notazione è il segno di riconoscimento più appariscente dei cataloghi sistematici. È un linguaggio artificiale di rappresentazione attraverso simboli; i suoi requisiti centrali sono la semplicità, la chiarezza espressiva delle gerarchie, la capacità di ospitare nuovi concetti senza alterare l’ordinamento di classificazione. I simboli utilizzati per formare la notazione possono essere lettere (notazione alfabetica), numeri (notazione numerica), lettere e numeri (notazione alfanumerica) o altri segni diversi di tipo matematico o grammaticale (+ = :). Nelle collocazioni mobili la segnatura è costituita dalla notazione.

Metodi di classificazione[modifica | modifica wikitesto]