Castle Clinton

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Castle Clinton
Fort Clinton
Castleclinton.JPG
Tipo di area Monumento nazionale
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Stato federato New York New York
Gestore Servizio dei Parchi nazionali

Castle Clinton o Fort Clinton o Castle Garden (in italiano: Forte Clinton) è un ex forte circolare situato nella Città di New York a Battery Park, nella parte meridionale dell'isola di Manhattan, che, dalla metà del XIX secolo, fu utilizzato come centro di smistamento per l'immigrazione proveniente dall'Europa. È un monumento nazionale degli Stati Uniti d'America.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il forte prende il nome da De Witt Clinton, sindaco di New York, che, tra il 1808 e il 1811, rinforzò le difese della baia. Nel 1823 il forte fu ribattezzata Castle Garden.

Il centro di smistamento per immigrati di Castle Garden divenne operativo nel 1847 creato per far fronte alla prima grande ondata immigratoria di massa rappresentata da centinaia di migliaia di irlandesi sfuggiti alla grande carestia che si era abbattuta sul loro paese sconvolto dalla malattia delle patate. In una ingannevole guida pubblicitaria distribuita in Europa da agenti dell’immigrazione i funzionari americani di Castle Garden, che in italiano significa romanticamente "Giardino del castello", venivano dipinti come persone cordiali, alla mano, disponibili all’accoglienza dei nuovi emigrati ancor prima di scendere dalla nave.

Anche le pratiche burocratiche venivano presentate come semplici formalità, di breve durata e nella più completa comodità. La realtà fu ben diversa. Castle Garden “era sommerso da un flusso enorme di esseri umani confusi, spaventati, carichi di fagotti, accalcati gli uni contro gli altri, in preda al panico, mentre venivano intruppati come animali in file che molto lentamente passavano davanti a funzionari indifferenti[1].

La stazione fu in funzione fino al 1890, anno in cui l’amministrazione federale, sotto pressione di una seconda e più imponente ondata immigratoria proveniente da tutti gli stati d’Europa, decise di aprirne una più funzionale rispetto alla nuova situazione verificatasi, appunto quella di Ellis Island.

Questa scelta delle autorità era dettata per porre un filtro alla gran massa di manodopera europea che approdava sulla costa orientale americana. Bisognava schedare, sottoporre a visite mediche e interrogare minuziosamente ogni individuo prima che entrasse nel territorio statunitense perdendosi nei meandri dei grandi spazi ed eventualmente rispedire in patria chi non fosse stato giudicato idoneo per motivi politici, giudiziari o sanitari. La società americana aveva sì urgente bisogno di lavoratori ma doveva pur tutelarsi da gente inefficiente o pericolosa.

Le stesse autorità non andavano tanto per il sottile con i giudizi: il 6 novembre del 1879 il New York Times pubblicò in un articolo una dichiarazione del sovrintendente di Castle Garden, Jackson, nella quale asseriva che «Tra i passeggeri di Terza classe [...] c'erano ieri 200 italiani, la parte più lurida e miserabile di esseri umani mai sbarcati».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Robert Louis Stevenson, Gli accampati di Silverado (The Silverado Squatters), 1884.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianpaolo Zeni, En Merica! L'emigrazione della gente di Magasa e Valvestino in America, Cooperativa Il Chiese, Storo 2005.
  • Robert Louis Stevenson, Emigrante per diletto. Attraverso le pianure (The Amateur Emigrant. Across the Plains), Einaudi.
  • Robert Louis Stevenson, Gli accampati di Silverado (The Silverado Squatters), 1884.

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