Basilica del Corpus Domini

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Coordinate: 45°04′22.15″N 7°40′58.04″E / 45.07282°N 7.68279°E45.07282; 7.68279[1]

(LA)
« Memoriae – Augustissimi – Muneris – Augusta – Taurinorum – Sacrat – Anno – MDCVII »
(IT)
« A memoria dell'augustissimo dono, Torino consacra, anno 1607 »
(Iscrizione ideata da Emanuele Tesauro, epigrafista di corte, per la pietra fondamentale della basilica[2])
Basilica del Corpus Domini
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Località Torino
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Corpus Domini
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Architetto Ascanio Vitozzi
Amedeo di Castellamonte
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1607
Completamento XVII secolo

La Basilica del Corpus Domini è una chiesa torinese in stile barocco, eretta a perenne ricordo del grande miracolo eucaristico che, secondo le testimonianze[3] avvenne nel 1453 nella città di Torino. La chiesa si trova in piazza Corpus Domini, situata lungo via Palazzo di Città, a pochi passi dalla centralissima piazza Castello.

Miracolo eucaristico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Miracolo eucaristico di Torino.
« La tradizione storica ci fa risalire all'anno 1453, in una Torino molto diversa dall'attuale, per incontrare la triste e ricorrente vicenda di un furto perpetrato ai danni di una chiesa di montagna... »
(Severino Poletto, 30 aprile 2003)

Le fonti storiche del periodo attestano a più voci un prodigioso evento che sarebbe accaduto in Torino, sotto il regno di Ludovico di Savoia, il 6 giugno[4] del 1453, mentre il Piemonte era in guerra con la Francia. La vicenda si lega strettamente alle vicende politiche, poiché Renato d'Angiò, volendo attraversare le Alpi, si diresse verso il piccolo villaggio di Exilles, in Val di Susa, luogo che già all'epoca si presentava fortificato per ovvi motivi strategici sulla vallata.

È, infatti, ad Exilles e non a Torino che la vicenda ha inizio, secondo tradizione. Nel saccheggio che seguì l'occupazione francese, sembra che due uomini della soldataglia francese fossero entrati a forza nella chiesa di San Pietro Apostolo del piccolo paese della Val di Susa e l'avessero depredata, non risparmiando nemmeno il Santissimo Sacramento[5]. Per rivendere il bottino, di consistente valore, si diressero evidentemente a Torino, che raggiunsero il 6 giugno, festa del Corpus Domini; in città, nel luogo ove oggi sorge il luogo sacro, il mulo che trasportava l'ostia consacrata inciampò e cadde, sgualcendo i sacchi con la refurtiva nella caduta e facendo fuoriuscire il contenuto. Dalle cronache[6], sembra che il Santissimo, libratosi in aria, abbia illuminato la piazza. Accorso il vescovo Ludovico da Romagnano, l'ostia si sarebbe deposta sul calice rubato dai ladri, che venne portato in processione nel duomo di Torino. Lo storico Luigi Cibrario, così ci riferisce l'episodio:[7]

« ...rottasi frattanto la valigia, apparve il sacro vaso coll'ostia, la quale subitamente si levò in alto, cinta di bei fulgori, e tanto vi rimase che il vescovo Ludovico da Romagnano venne processionalmente col clero, e la ricevette nell'aureo calice che umilmente le pretendeva. »
(Luigi Cibrario, Storia di Torino.)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La cappella del Sanmicheli[modifica | modifica wikitesto]

Iscrizione in latino sul luogo ove si svolse il miracolo eucaristico.

Il 5 gennaio 1509 il Consiglio della Credenza Maggiore del Comune decise di far dipingere il nome di Gesù sulle quattro porte della città; evidentemente insufficiente per la devozione dei torinesi, dato che il 25 agosto 1510 deliberò l'edificazione di una piccola cappella al mercato del grano, presso la locale chiesa di San Silvestro, che sorgeva ove oggi s'erge l'attuale chiesa. Per motivi ignoti, nulla venne costruito, al punto che nel 1521 l'arcivescovo di Torino Innocenzo Cybo ordinò la creazione di un oratorio.[8]

L'opera venne affidata a Matteo Sanmicheli, residente a Saluzzo, e il disegno definitivo fu consegnato il 31 ottobre 1528.[8] L'oratorio del Sanmicheli, di piccole dimensioni (tre arcate di lunghezza totale inferiore a 11 metri, 6 metri e mezzo di altezza e 3,30 di profondità, con un altare centrale) venne completato nel 1529, per essere poi distrutto nel 1609 per far posto all'attuale basilica.[8]

La basilica[modifica | modifica wikitesto]

Per mantenere fede ad un voto, fatto dalla Comunità di Torino durante un'epidemia di peste, s'incominciò a progettare l'abbattimento dell'opera sammicheliana per far posto ad un degno santuario.

Una scritta che fu poi posta sulla facciata ricorda il legame tra la chiesa e il voto:

(LA)
HIC VBI PROFVGVM CHRISTI CORPVS
SVBDIALEM SIBI STATIONEM OBITER ELEGIT
AVGVSTVM HOC ET MANSVRVM
NVMINI DOMICILIVM CIVIBVS PERFVGIVM
TAVRINENSIS AVGVSTA
CISALPINOS POPVLOS DEPOPVLANTE TABE
PRO CIVIVM SALVTE DEVOVIT
ANNO MDLXXXXVIII
(IT)
Qui dove l'esule Corpo di Cristo
Si elesse passando provvisoria dimora
Questo augusto e duraturo
Domicilio del Signore e ricovero dei cittadini
Augusta Taurinense
Mentre la peste straziava i popoli cisalpini
Offrì in voto per la salvezza degli abitanti
Anno 1598

Nel 1603 il progetto della basilica venne affidato ad Ascanio Vittozzi, che già stava ridisegnando Torino per volontà del duca Carlo Emanuele I di Savoia.[8] I lavori veri e propri iniziarono solo nel 1607, quando fu posta la prima pietra «alla presenza di Carlo Emanuele I, dei sindaci, dei decurioni, del clero e di gran folla di gente.»[9] Alla costruzione, lavorò anche Amedeo di Castellamonte[10], che curò la facciata della chiesa.

La fase di costruzione fu caratterizzata da alcuni screzi tra la Confraternita dello Spirito Santo, che aveva sede nell'adiacente chiesa di San Silvestro e che inizialmente aveva offerto un aiuto per l'edificazione della nuova chiesa, e il comune. La Confraternita voleva poter officiare nella chiesa del Corpus Domini, nella convinzione che vi sarebbe stato maggior concorso di popolo, ma il comune preferì mantenerne il controllo, affidandone la gestione ai frati Filippini, che vi rimasero però poco e furono sostituiti dalla Congregazione dei Preti Teologi del Corpus Domini.[8]

Sempre il Cibrario annota che:[11]

« Questa chiesa venne dapprima ufficiata dai padri dell'oratorio di San Filippo che dalla casa che avevano nel Borgo di Po, vi si trasferirono nel 1653. Ma non avendovi stanza conveniente per dodici religiosi che erano, tornarono sul finir dell'anno seguente al loro convento. Il 5 di gennaio 1655 la città convenne con sei preti teologi per le ufficiature d'essa chiesa. »
(Luigi Cibrario, Storia di Torino.)

Dal 1753, trecentesimo anniversario del miracolo, sotto Carlo Emanuele III di Savoia, venne affidato a Benedetto Alfieri l'incarico di rivedere le decorazioni interne, che vennero non solo restaurate, ma anche ampliate da stucchi e dorature.

Il 30 novembre 1769 ebbe luogo la consacrazione solenne del tempio.[8]

Altri lavori furono eseguiti nel 1853, quando Luigi Vacca dipinse gli affreschi delle volte e la facciata venne restaurata.[8]

Papa Pio XI, su domanda dei canonici del Corpus Domini, elevò la chiesa a Basilica minore il 2 agosto 1928.[12][13]

Devastata dalle bombe della seconda guerra mondiale, che ne sfondarono il tetto danneggiando in particolare l'altare, la cappella di San Carlo, l'organo e la sacrestia, la Basilica fu oggetto di interventi di recupero all'inizio degli anni cinquanta.[8] Un altro attento restauro, nel corso del quale venne ripulita la facciata dotandola di illuminazione e vennero ripristinate le tinte originali degli interni secondo le indicazioni di Benedetto Alfieri, si concluse nel 2003.[14][15]

Arte[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è imponente, composta da sei pilastri e quattro colonne, che sorreggono le trabeazioni. Secondo il tipico gusto barocco, la facciata è completata da una serie di statue che la decorano, opera di Bernardo Falconi[16], realizzate nella seconda metà del XVIII secolo:

  • in alto a sinistra: Angelo che reca il pane a Elia, a ricordo dell'episodio in cui il pane diede al profeta la forza di salire in vetta al monte Oreb e parlare con Dio;
  • in alto a destra: Melchisedec che porta i pani simbolici;
  • in basso a sinistra: Mosè con un vaso di manna;
  • in basso a destra: Sansone con un leone (emblema della fortezza) al fianco, e un favo di miele (emblema della dolcezza) in mano.[17]

L'interno, prezioso e ad un'unica navata, è stato riadattato dall'Alfieri al nuovo gusto del barocchetto, ed è caratterizzato da decorazioni marmoree con tonalità nere e rosse alternate. Ovunque, immagini e tele ricordano l'evento prodigioso che coinvolse il luogo.

Posta in evidenza da una cancellata di protezione in ferro battuto, è la lapide, tra la seconda e la terza cappella a sinistra, che ricorda il luogo esatto del miracolo, intorno al quale è stata realizzata la basilica. Sulla lapide si trova l'iscrizione, dovuta a Emanuele Tesauro[18], che ricorda il miracolo:

(LA)
HIC DIVINI CORPORIS AVECTOR
IVMENTVM PROCVBVIT
HIC SACRA SESE HOSTIA SARCINIS EMANCIPATA
IN AVRAS EXTVLIT
HIC SVPPLICES IN TAVRINENSIVM MANVS
CLEMENS DESCENDIT
HIC ERGO SANCTVM PRODIGIO LOCVM
MEMOR SVPPLEX PRONVS
VENERARE AVT VERERE
DIE VI IVNII ANNO DNI 1453
(IT)
Qui cadde il giumento che trasportava
Il corpo divino
Qui la sacra ostia scioltasi dai lacci
Si librò nell'aria
Qui nelle mani supplichevoli dei torinesi
Discese clemente
Qui dunque il luogo sacro al prodigio
Memore supplice chino
Venera e temi
Il 6 di giugno dell'anno del Signore 1453

L'altar maggiore è ancora quello originale del Seicento, opera di Francesco Lanfranchi: risale al 1664[16] (un precedente altare era stato distrutto da un incendio nel 1653[8]). La pala, che raffigura il miracolo, venne dipinta da Bartolomeo Caravoglia nel 1667[16], mentre il tabernacolo, opera di Bernardo Antonio Vittone, è del 1768[8][10]. L'altare, circondato da colonne tortili, è inoltre decorato da sculture di Giovanni Battista Casella[16] che raffigurano Fede, Speranza e Carità[10].

Gli affreschi della volta dipinti da Luigi Vacca son ispirati ad alcuni momenti legati al miracolo eucaristico, e rappresentano Il furto, L'elevazione dell'ostia e Il trasporto dell'ostia nel tabernacolo della cattedrale.[19]

Nella sacrestia si conservano quadri di Pietro Domenico Olivero che hanno come oggetto il miracolo eucaristico.[19][20]

La navata è attorniata da sei cappelle, tre per lato. Nella cappella di San Giuseppe, la seconda a destra, si trova un altare di Filippo Juvarra realizzato tra il 1721 e il 1724, mentre i tre dipinti (Sposalizio della Vergine, Visione di San Giuseppe, Transito di San Giuseppe) si devono a Dionigi Gerolamo Donnini. La seconda cappella a sinistra, di San Carlo, possiede un altare del 1752, con una pala raffigurante san Carlo Borromeo con san Francesco di Sales, opera di Agostino Cottolengo[10], fratello del noto santo torinese; sulla parete destra di questa cappella è presente una Comunione di San Carlo, dipinto del 1752 di Francesco Antonio Mayerle[16].

L'organo venne costruito nel 1914 da Carlo Vegezzi Bossi.[18]

Persone legate al Corpus Domini[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della Basilica

Una folta schiera di personalità sono collegate alla Basilica, che ha sempre rivestito un ruolo di primo piano nella religiosità torinese. Primo fra tutti, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, membro della congregazione del Corpus Domini e che ricoprì il ruolo di vicecurato nella parrocchia. Proprio in quest'edificio egli ebbe l'ispirazione che l'avrebbe poi portato a creare la sua Piccola Casa della Divina Provvidenza: assistendo qui la morte di una donna, Giovanna Maria Gonnet, il 2 settembre 1827, rifiutata dagli ospedali nonostante la sua malattia, ebbe l'ispirazione che lo portò alla creazione di un ricovero per gli ammalati. Il santo è ricordato da una statua eseguita da Davide Calandra nel 1917[10], posta nella cappella di San Giuseppe.

Anche padre Sebastiano Valfrè, due secoli prima del Cottolengo, fu parroco del Corpus Domini, dal 1653 al 1655. Egli apparteneva a quella comunità di dodici sacerdoti filippini che, come ricorda il Cibrario, avevano avuto la gestione della parrocchia dalla reggente Maria Cristina di Borbone-Francia.

Tra le grandi figure di santità che furono legate alla chiesa, è da citarsi ancora san Giuseppe Marello, che qui fu battezzato il 26 dicembre 1844, lo stesso giorno della nascita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Coordinate prese da OpenStreetMap.
  2. ^ Claretta, I marmi scritti, pagina 75
  3. ^ Ferdinando Rondolino, lo storico che più approfonditamente studiò l'avvenimento, ne scrisse anche un libro, intitolato Il Miracolo del Sacramento. Studi critici di storia ed arte (Torino, 1894). Fra gli altri storici, Francesco Cognasso Tradizione Storica del Miracolo di Torino (Torino, 1953) e Miracolo del Sacramento di Torino (Pienorolo, 1982) di Attilio Vaudagnotti.
  4. ^ Sembrano contrastare questa ipotesi il Manuale Secundum Consuetudinem ecclesiae majoris taurinensis, che pone la data dell'evento tra il 16 e il 26 agosto. Secondo il Gallesio, l'ostia fu posta in Duomo il 21 agosto e ciò farebbe presupporre che, almeno per qualche mese, la preziosa reliquia avesse trovato una diversa dimora.
  5. ^ Questo racconta la tradizione, ma un'attenta analisi storica può rivelare che il paese alpino, in quel tempo, era terra delfinale e non sabauda. Sembrerebbe, quindi, che il furto sacrilego sia stato commesso dai piemontesi in un tentativo di ripresa del comune, più che da francesi.
  6. ^ Afferma Luigi Cibrario:
    « ... che un miracolo seguisse in occasione che fu rinvenuta un'ostia sacrosanta, lo dichiara un documento del 1454, conservato nell'archivio della metropolitana, in cui si dice che Tommaso Solero di Rivarolo donò ai canonici un grosso cero perché ardesse dinanzi all'ostia miracolosamente trovata; e che essendo travagliato dalla podagra, dopo aver udito la messa a quell'altare subitamente risanò. »
    (Luigi Cibrario, Storia di Torino.)
  7. ^ L. Cibrario, Storia di Torino, Volume 2, pagina 186
  8. ^ a b c d e f g h i j L. Tamburini, Le Chiese di Torino
  9. ^ Arneudo, Torino sacra, p. 120
  10. ^ a b c d e Fontana, Tra le Chiese di Torino
  11. ^ L. Cibrario, Storia di Torino, Volume 2, pagina 190
  12. ^ (EN) Basilica del Corpus Domini (del Miracolo Eucaristico) dall' elenco delle basiliche italiane di GCatholic
  13. ^ BASILICAE MINORIS HONORIBUS DECORATUR TEMPLUM TAURINENSE SS. CORPORIS DOMINI, A MIRACULO NUNCUPATUM. Acta Apostolicae Sedis Commentarium Officiale. Annus XXI - Volumen XXI (1929), pagina 182
  14. ^ Maurizio Lupo, Il rifacimento della facciata ad opera del comune completa i lavori iniziati nel 2002, La Stampa, 15 aprile 2003, Cronaca di Torino, pagina 40
  15. ^ Restaurata la chiesa del Corpus Domini, La Stampa, 22 maggio 2003, Cronaca di Torino, pagina 40
  16. ^ a b c d e L'Italia, TCI, 2005, Volume 12
  17. ^ Arneudo, Torino sacra, p. 122
  18. ^ a b Centini, La grande enciclopedia di Torino
  19. ^ a b Arneudo, Torino sacra, p. 123
  20. ^ Olivero Pier Domenico, in Centini, La grande enciclopedia di Torino

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Cibrario, Storia di Torino. Volume 2, Torino, Alessandro Fontana, 1846, pp. 185-191.
  • Giuseppe Isidoro Arneudo, Torino sacra: illustrata nelle sue chiese, nei suoi monumenti religiosi, nelle sue reliquie, Torino, Giacomo Arneodo Editore, 1898, pp. 115-123.
  • Gaudenzio Claretta, I marmi scritti della città di Torino e de' suoi sobborghi, Torino, Editore G. Derossi, 1899, pp. 73-78.
  • Luciano Tamburini, Le Chiese di Torino. Dal Rinascimento al Barocco, Torino, Edizioni Angolo Manzoni, ottobre 2002, pp. 108-121, 546-547, ISBN 978-88-86142-64-9.
  • Stefano A. Benedetto, Solenni Celebrazioni per i 550 anni del Miracolo Eucaristico di Torino (1453-2003): Basilica del Corpus Domini Torino, Canonici della Congregazione del Corpus Domini, Torino 2003
  • Basilica del Corpus Domini e Corpus Domini, in Massimo Centini, La grande enciclopedia di Torino, Roma, Newton & Compton, ottobre 2003, ISBN 88-8289-906-3.
  • Renzo Savarino, Luciano Tamburini, Giuseppe Dardanello, fotografie di Massimo Listri, Ruth Kremb, Germana Sciacovelli, La Basilica urbana del Corpus Domini, Torino, U. Allemandi, 2004, ISBN 88-422-1204-0.
  • L'Italia, Milano, Touring Club Italiano; Roma, La Repubblica, 2005, Volume 12: Torino e Valle d'Aosta, p. 167. ISBN 9770390107016 50315
  • Renzo Rossotti, Guida Insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Torino, Newton Compton Editori, 2008, ISBN 978-88-541-2168-3.
  • Miranda Fontana, Fra le Chiese di Torino. Quattro itinerari nella città della Sindone, Rivoli (TO), Neos Edizioni, 2010, pp. 20-22, ISBN 978-88-95899-55-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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