Basilica del Corpus Domini
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| (LA)
« Memoriae – Augustissimi – Muneris – Augusta – Taurinorum – Sacrat – Anno – MDCVII – »
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(IT)
« A memoria dell’augustissimo dono, Torino consacra, anno 1607 »
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(Iscrizione sulla prima pietra della Basilica del Corpus Domini)
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| Basilica del Corpus Domini | |
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| Città | Torino |
| Regione | Piemonte |
| Stato | |
| Religione | Cattolica |
| Diocesi | Arcidiocesi di Torino |
| Stile architettonico | barocco |
| Inizio della costruzione | 1607 |
| Completamento | XVII secolo |
La Basilica del Corpus Domini è una chiesa torinese in stile barocco, eretta a perenne ricordo del grande miracolo eucaristico che, secondo le testimonianze[1] avvenne nel 1453 nella città di Torino.
Indice |
[modifica] Miracolo eucaristico
| Per approfondire, vedi la voce Miracolo eucaristico di Torino. |
| « La tradizione storica ci fa risalire all'anno 1453, in una Torino molto diversa dall'attuale, per incontrare la triste e ricorrente vicenda di un furto perpetrato ai danni di una chiesa di montagna... » | |
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(Severino Poletto, 30 aprile 2003)
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Le fonti storiche del periodo attestano a più voci un prodigioso evento che sarebbe accaduto in Torino, sotto il regno di Ludovico di Savoia, il 6 giugno [2] del 1453, mentre il Piemonte era in guerra con la Francia. La vicenda si lega strettamente alle faccende politiche, poiché Renato d'Angiò, volendo attraversare le Alpi, si diresse verso il piccolo villaggio di Exilles, in Val di Susa, luogo che già all'epoca si presentava fortificato per ovvi motivi strategici sulla vallata.
È, infatti, ad Exilles e non a Torino che la vicenda ha inizio, secondo tradizione. Nel saccheggio che seguì l'occupazione francese, sembra che due uomini della soldataglia entrarono a forza nella chiesa principale e la depredarono, non risparmiando nemmeno il Santissimo [3]. Per rivendere il bottino, di consistente valore, evidentemente, si diressero a Torino, che raggiunsero il 6 giugno, festa del Corpus Domini: ed in città, nel luogo ove oggi sorge il luogo sacro, il mulo che trasportava l'ostia consacrata inciampò e cadde, sgualcendo i sacchi con la refurtiva nella caduta e facendo fuoriuscire il contenuto. Dalle cronache [4], sembra che il Santissimo, libratosi in aria, abbia illuminato la piazza. Accorso il vescovo Ludovico da Romagnano, l'ostia si depose sul calice rubato dai ladri, che venne portato in processione nel duomo di Torino. Lo storico Luigi Cibrario, così ci riferisce l'episodio:
| « ...rottasi frattanto la valigia, apparve il sacro vaso coll'ostia, la quale subitamente si levò in alto, cinta di bei fulgori, e tanto vi rimase che il vescovo Ludovico da Romagnano venne processionalmente col clero, e la ricevette nell'aureo calice che umilmente le pretendeva. » | |
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(Luigi Cibrario, Storia di Torino.)
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[modifica] Chiesa
[modifica] Opera del Sanmicheli
Il 5 gennaio 1509 il Consiglio della Credenza Maggiore del Comune decise di far dipingere il Nome di Gesù sulle quattro porte della città; evidentemente insufficiente per la devozione dei torinesi, dato che il 25 agosto delibera l'edificazione di una piccola cappella al mercato del grano, presso la locale chiesa di San Silvestro, che sorgeva ove oggi s'erge l'attuale chiesa. Per motivi ignoti, nulla venne costruito, al punto che nel 1521 l'arcivescovo di Torino Innocenzo Cybo ordinò la creazione di un oratorio.
L'opera venne affidata a Matteo Sammicheli, residente a Saluzzo, e il disegno definitivo venne consegnato il 31 ottobre 1528. L'oratorio del Sanmicheli venne distrutto poi nel 1607 per far posto all'attuale basilica.
[modifica] Basilica
Per espiazione di un voto, fatto dalla Comunità di Torino durante un'epidemia di peste, s'incominciò a progettare l'abbattimento dell'opera sammicheliana per far posto ad un degno santuario. Nel 1598 il disegno della basilica venne affidato ad Ascanio Vittozzi, che già stava ridisegnando Torino per volontà del duca Carlo Emanuele I. I lavori veri e propri iniziarono solo nel 1607: alla costruzione, lavorò anche Amedeo di Castellamonte, che curò la facciata della chiesa.
Sempre il Cibrario, annota che:
| « Questa chiesa venne dapprima ufficiata dai padri dell'oratorio di San Filippo che dalla casa che avevano nel Borgo di Po, vi si trasferirono nel 1653. Ma non avendovi stanza conveniente per dodici religiosi che erano, tornarono sul finir dell'anno seguente al loro convento. Il 5 di gennaio 1655 la città convenne con sei preti teologi per le ufficiature d'essa chiesa. » |
Dal 1753, trecentesimo anniversario del miracolo, sotto Carlo Emanuele III di Savoia, venne affidato a Benedetto Alfieri l'incarico di rivedere le decorazioni interne, che vennero non solo restaurate, ma anche ampliate da stucchi e dorature.
Papa Pio XI, su domanda dei canonici del Corpus Domini, elevò la chiesa a Basilica Minore il 2 agosto 1928.
Devastata dalle bombe della seconda guerra mondiale, che ne sfondarono il tetto e distrussero l'altare, la Basilica fu oggetto di un attento restauro che si concluse nel 2003.
[modifica] Arte
La facciata è imponente, composta da sei pilastri e quattro colonne, che sorreggono le trabeazioni: il tipico gusto barocco è completato dalla serie di state che la decorano: angeli e quattro statue di santi, opera di Bernardo Falconi, della seconda metà del secolo XVII.
L'interno, prezioso ed ad un'unica navata, è stato, come già spiegato, riadattato dall'Alfieri al nuovo gusto del barocchetto. L'altar magigor è, invece, ancora originale del Seicento, opera di Francesco Lanfranchi: risale al 1664.
Posta in evidenza da una cancellata di protezione, in ferro battuto, è la lapide che ricorda il luogo esatto del miracolo, intorno al quale è stata realizzata la basilica.
Ovunque, immagini e tele ricordano l'evento prodigioso che coinvolse il luogo.
Due le cappelle laterali: di San Giuseppe e di san Carlo; nell'ultima di esse, è conservata una pala raffigurante san Carlo Borromeo con san Francesco di Sales, opera di Agostino Cottolengo, fratello del noto santo torinese.
[modifica] Personaggi legati al Corpus Domini
Una folta schiera di personalità sono collegate alla Basilica, che ha sempre rivestito un ruolo di primo piano nella religiosità torinese. Primo fra tutti, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, membro della congregazione del Corpus Domini e che ricoprì il ruolo di vicecurato nella parrocchia. Proprio in questo edificio egli ebbe l'ispirazione che l'avrebbe poi portato a creare la sua Piccola Casa della Divina Provvidenza: assistendo qui la morte di una donna, Giovanna Maria Gonnet, il 2 settembre 1827, rifiutata dagli ospedali nonostante la sua malattia, divenne la scintilla che lo portò al ricovero degli ammalati.
Anche padre Sebastiano Valfrè, due secoli prima del Cottolengo, fu parroco del Corpus Domini, dal 1653 al 1655. Egli apparteneva a quella comunità di dodici sacerdoti filippini che, come ricorda il Cibrario, avevano avuto la gestione della parrocchia dalla reggente Maria Cristina di Borbone-Francia.
Tra le altre grandi figure di santità che furono legate alla Chiesa, è da citarsi ancora San Giuseppe Marello, che qui fu battezzato nel 1844.
[modifica] Note
- ^ Ferdinando Rondolino, lo storico che più approfonditamente studiò l'avvenimento, ne scrisse anche un libro, intitolato Il Miracolo del Sacramento. Studi critici di storia ed arte (Torino, 1894). Fra gli altri storici, Francesco Cognasso Tradizione Storica del Miracolo di Torino (Torino, 1953) e Miracolo del Sacramento di Torino (Pienorolo, 1982) di Attilio Vaudagnotti.
- ^ Sembrano contrastare questa ipotesi il Manuale Secundum Consuetudinem ecclesiae majoris taurinensis, che pone la data dell'evento tra il 16 e il 26 agosto. Secondo il Gallesio, l'ostia fu posta in Duomo il 21 agosto, e ciò farebbe presupporre che, almeno per qualche mese, la preziosa reliquia trovò una diversa dimora.
- ^ Questo racconta la tradizione, ma un'attenta analisi storica può rivelare che il paese alpino, in quel tempo, era terra delfinale e non sabauda. Sembrerebbe, quindi, che il furto sacrilego sia stato commesso dai piemontesi in un tentativo di ripresa del comune, più che da francesi.
- ^ Afferma Luigi Cibrario:
« ... che un miracolo seguisse in occasione che fu rinvenuta un'ostia sacrosanta, lo dichiara un documento del 1454, conservato nell'archivio della metropolitana, in cui si dice che Tommaso Solero di Rivarolo donò ai canonici un grosso cero perché ardesse dinanzi all'ostia miracolosamente trovata; e che essendo travagliato dalla podagra, dopo aver udito la messa a quell'altare subitamente risanò. » (Luigi Cibrario, Storia di Torino.)
[modifica] Voci correlate
[modifica] Bibliografia
- Stefano A. Benedetto. Solenni Celebrazioni per i 550 anni del Miracolo Eucaristico di Torino. Tipolitografia Noire, Torino 2003.
- Luigi Cibrario. Storia di Torino. Torino, 1846.
- Renzo Rossotti, Guida Insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Torino, Newton Compton Editori, 2008.

