Autoarchiviazione

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L'autoarchiviazione (self-archiving) è la pratica di rendere liberamente disponibile su Internet, o più in particolare sul World Wide Web, il proprio contributo di ricerca per garantirgli accesso aperto[1]. Il contributo di ricerca può essere di diverse forme, tra le quali gli e-print—versioni digitali di un documento di ricerca[2], siano essi preprint, postprint o la stessa pubblicazione scientifica—fogli di lavoro, poster scientifici, presentazioni e così via.

L'autoarchiviazione è un processo che consiste nell'immissione guidata dei metadati che individuano il proprio contributo e del relativo file (solitamente, un PDF), nell'archivio digitale scelto. Gli archivi digitali sono solitamente il proprio sito Web personale, un deposito istituzionale o un deposito disciplinare.

La pratica di autoarchiviazione viene garantita dai diritti concessi dalla casa editrice che gestisce la pubblicazione finale, e regolata dal Copyright transfer agreement che gli autori firmano quando pubblicano.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il termine self-archiving (autoarchiviazione) è stato proposto esplicitamente come pratica universitaria da Stevan Harnad nel 1994 "Subversive Proposal" e poi formalmente pubblicato nel 1995[3]).

Ricercatori in informatica hanno praticato l'autoarchiviazione su server FTP dagli anni '80 (vedi CiteSeer), mentre dagli anni '90 si hanno tracce di autoarchiviazioni su archivi digitali come arXiv. Da luglio 2013, circa il 70% delle 1274 case editrici registrate nell'indice SHERPA RoMEO permette l'autoarchiviazione.[4]

Cosa viene autoarchiviato[modifica | modifica wikitesto]

Una pubblicazione scientifica assume varie forme elettroniche, chiamate con il nome generale di e-print [5], a seconda dello stadio editoriale in cui il documento si trova:

  1. preliminare (pre-print): l'articolo come viene sottoposto alla revisione dei pari;[6]
  2. rivisto (post-print): l'articolo corretto secondo i consigli dei revisori;[6]
  3. definitivo (camera-ready): l'articolo come viene pubblicato dalla casa editrice.

Diritto di autoarchiviazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli autori, ovvero i ricercatori, posseggono naturalmente il diritto all'autoarchiviazione delle proprie opere finché ne detengono il copyright.

Tipicamente, però, durante il processo di revisione paritaria, un articolo viene proposto per la pubblicazione ad una rivista scientifica o ad un congresso scientifico e, dopo varie fasi di revisioni e correzioni, questo vengono definitivamente approvati dal comitato editoriale. È a questo punto che la casa editrice, prima di procedere a rendere l'articolo effettivamente pubblicato, solitamente chiede all'autore il trasferimento di tutti i suoi diritti su tale articolo, pertanto, dopo che il copyright è passato alla casa editrice, è quest'ultima che, talvolta, concede in licenza all'autore l'autoarchiviazione dell'articolo.

Le politiche in merito alla concessione possono però variare grandemente. In certi casi, infatti, la casa editrice, prima di accettare la pubblicazione, chiede all'autore di rimuovere le preprint o le postprint dell'articolo. In molti altri casi, invece, la casa editrice e i comitati editoriali delle riviste scientifiche considerano l'autoarchiviazione di una preprint o di una postprint, ancorché informale, come un atto di precedente pubblicazione e potrebbero addirittura rifiutare di prendere in considerazione la proposta di pubblicazione dell'articolo da parte dell'autore. D'altro canto, infine, una casa editrice ad accesso aperto di norma non richiede affatto il trasferimento dei diritti, lasciando quindi che l'autoarchiviazione resti un diritto continuo e perpetuo dell'autore.

L'unico modo che l'autore ha per conoscere con precisione i diritti di autoarchiviazione sulle sue opere dipende dai termini contrattuali dell'accordo di trasferimento dei diritti d'autore (il copyright transfer agreement) che egli accetta in fase di pubblicazione. Dato che tali contratti, non sono sempre chiari e facili da capire, oltreché redatti in inglese, sono sorti strumenti che aiutano i ricercatori a sintetizzare le politiche utilizzate dalle varie case editrici, collane e riviste accademiche, per riassumere cosa, quando e come un articolo possa essere autoarchiviato.

Strumenti di sintesi delle condizioni di autoarchiviazione[modifica | modifica wikitesto]

Lo strumento più conosciuto e utilizzato è SHERPA/Romeo[7], un catalogo web delle politiche sul diritto d'autore e dell'archiviazione adottate delle case editrici e delle riviste scientifiche. SHERPA/RoMEO assegna un colore a seconda dei diritti che queste concedono agli autori:

bianco
nessun diritto all'autoarchiviazione;
giallo
diritto di archiviare preprint;
blu
diritto di archiviare postprint (non include necessariamente il diritto di archiviare preprints);
verde
diritto di archiviare preprint e postprint e, a volte, la versione elettronica della pubblicazione finale, prodotta dalla casa editrice.

Il colore assegnato da SHERPA/RoMEO costituisce solo una catalogazione preliminare, perché diverse condizioni particolari potrebbero essere imposte dalle case editrici. Per esempio, la Association for Computing Machinery (ACM) è elencata come verde, ma richiede di includere uno specifico avviso di copyright nella preprint[8].

Il servizio web rchiveit[9] è una interfaccia moderna e Open Source al servizio di SHERPA/RoMEO[10], fruibile da dispositivi mobile e dotata di un sistema interno di cache per accelerarne le risposte agli utenti. Lo strumento intende semplificare ulteriormente le informazioni fornite dal catalogo SHERPA/RoMEO, abbandonando la catalogazione per colori a favore di icone grafiche, e presentando le condizioni imitando le pagine riassuntive delle licenze Creative Commons.

Modalità di autoarchiviazione[modifica | modifica wikitesto]

L'autoarchiviazione avviene principalmente su tre fronti di archiviazione digitale.

Archiviare sul sito personale è veloce e pratico ma presenta delle problematiche, tra le quali la visibilità dell'articolo e la volatilità dei link Web[11]. Per questo motivo è consigliabile autoarchiviare su depositi creati per questo scopo.

Archivi aperti[modifica | modifica wikitesto]

Un archivio aperto, o deposito digitale, è un'infrastruttura virtuale che consente il deposito di eprints (preprints, postprints e versioni finali delle pubblicazioni). I depositi istituzionali sono installati e mantenuti da università e istituti di ricerca. Solitamente il loro utilizzo è consentito solo agli adetti ai lavori, assunti dagli stessi enti di ricerca. I depositi istituzionali solitamente si basano su software open source: fra i più utilizzati, vi sono EPrints[12], DSpace[13], FEDORA[14]. I depositi disciplinari, o archivi aperti, non sono legati a un singolo organo di ricerca ma limitano la sottomissione di eprints rispetto alle discipline alle quali appartengono. Per esempio, tra i più conosciuti depositi disciplinari vi sono arXiv (per ricerca in fisica, matematica, inforamtica, biologia quantitativa, finanza quantitativa e statistica), RePEc[15] (economia), SSRN[16] (scienze sociali), PeerJ Preprints[17] (life sciences). Recentemente, sono nati archivi digitali non legati ad alcuna disciplina in particolare, che spesso hanno caratteristiche peculiari. Per esempio, figshare[18] e zenodo[19] ammettono ogni tipo di disciplina ma anche vari tipi di artefatti di ricerca, come tabelle, immagini, e basi di dati.

Elenchi di archivi aperti[modifica | modifica wikitesto]

Per trovare l’archivio aperto più consono al proprio ambito di ricerca, esistono alcuni elenchi:

  • OpenDOAR – Directory of Open Access Repositories, Univ. of Nottingham, Univ. of Lund
  • ROAR – Registry of Open Access Repositories, EPrints

Interoperabilità[modifica | modifica wikitesto]

Gli archivi sono fra di loro interoperabili, purché compatibili con standard come OAI-PMH (Open Archive Initiative – Protocol for Metadata Harvesting). Il contenuto degli archivi diviene interrogabile dai comuni motori di ricerca grazie ai metadati associati a ogni singolo file. I metadati sono le informazioni che permettono l’identificazione di un contributo (autore, titolo, data di pubblicazione, fonte…) e ne costituiscono le principali chiavi di ricerca.

Ricerca negli archivi aperti[modifica | modifica wikitesto]

Il materiale contenuto negli Archivi Aperti viene normalmente ricercato e ritrovato anche dai comuni motori di ricerca e da Google Scholar.

Esistono alcuni motori dedicati, che offrono risultati più mirati:

Contributi sull’autoarchiviazione e gli archivi aperti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S. Harnad, The Self-Archiving Initiative in Nature, vol. 410, nº 6832, 2001, pp. 1024–1025, DOI:10.1038/35074210.
  2. ^ Swan Alma, Carr , Leslie, Institutions, their repositories and the Web in Serials Review, vol. 34, nº 1, 2008, p. 31-35, DOI:10.1016/j.serrev.2007.12.006.
  3. ^ Okerson, A. S. & O'Donnell, J. J. eds. (1995). Scholarly Journals at the Crossroads: A Subversive Proposal for Electronic Publishing. Association of Research Libraries. Retrieved from http://www.arl.org/sc/subversive/
  4. ^ Statistics for the 1274 publishers in the RoMEO database in SHERPA/RoMEO. URL consultato il 9 luglio 2013.
  5. ^ Alma Swan, Needham, Paul; Probets, Steve; Muir, Adrienne; Oppenheim, Charles; O'Brien, Ann; Hardy, Rachel; Rowland, Fytton; Brown, Sheridan, Developing a model for e-prints and open access journal content in UK further and higher education in Learned Publishing, vol. 18, nº 1, 2005, p. 25-40, DOI:10.1087/0953151052801479.
  6. ^ a b Eprints: Electronic Preprints and Postprints in Harnad, S.. URL consultato il 21 ottobre 2013.
  7. ^ SHERPA/RoMEO
  8. ^ SHERPA/RoMEO -- Publisher copyright policies & self-archiving of Association for Computing Machinery (ACM), United States
  9. ^ rchiveit
  10. ^ About rchiveit
  11. ^ Wallace Koehler, Web page change and persistence - A four-year longitudinal study in Journal of the American Society for Information Science and Technology, vol. 53, nº 2, 2002, p. 162-171, DOI:10.1002/asi.10018.
  12. ^ EPrints - Digital Repository Software
  13. ^ www.dspace.org - www.dspace.org
  14. ^ Home — Fedora Repository
  15. ^ RePEc: Research Papers in Economics
  16. ^ Social Science Research Network (SSRN) Home Page
  17. ^ PeerJ PrePrints
  18. ^ figshare - credit for all your research
  19. ^ ZENODO