Arbus

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Arbus
comune
Arbus – Stemma Arbus – Bandiera
Arbus – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Medio Campidano
Amministrazione
Sindaco Francesco Atzori (lista civica) dal 31-5-2010
Territorio
Coordinate 39°32′00″N 8°36′00″E / 39.533333°N 8.6°E39.533333; 8.6 (Arbus)Coordinate: 39°32′00″N 8°36′00″E / 39.533333°N 8.6°E39.533333; 8.6 (Arbus)
Altitudine 311 m s.l.m.
Superficie 267,16 km²
Abitanti 6 487[1] (31/12/2012)
Densità 24,28 ab./km²
Frazioni Ingurtosu, Sant'Antonio di Santadi, Tunaria, Torre dei corsari
Comuni confinanti Fluminimaggiore (CI), Gonnosfanadiga, Guspini (VS)
Altre informazioni
Cod. postale 09031
Prefisso 070
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 106001
Cod. catastale A359
Targa VS
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona D, 1 402 GG[2]
Nome abitanti arburesi
Patrono san Sebastiano
Giorno festivo 20 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Arbus
Posizione del comune di Arbus all'interno della provincia del Medio Campidano
Posizione del comune di Arbus all'interno della provincia del Medio Campidano
Sito istituzionale

Arbus (Àrbus in sardo) è un comune italiano di 6.487 abitanti della provincia del Medio Campidano in Sardegna.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

La zona di Arbus si può individuare nella parte sud-occidentale della Sardegna ed è costituita da un gruppo di rilievi montuosi che culminano a Sud con il Monte Linas (m. 1.236 s.l.m.)e a Nord con il Monte Arcuentu (m. 785 s.l.m.). Si tratta del Massiccio Paleozoico Sardo che è composto di rocce prevalentemente cristalline, rappresentate da un nucleo granitico ricoperto da da un mantello di scisti silurici: questi peraltro sono stati in più parti asportati dall'erosione che ha messo così allo scoperto la roccia sottostante in corrispondenza di una vasta area sia intorno ad Arbus, sia in prossimità dei centri di Guspini e Gonnosfanadiga. L'intrusione granitica ercinica, oltre a costituire l'impalcatura rigida della Sardegna della zona in esame, ha favorito la formazione di giacimenti minerari piombo-zinciferi che si sono depositati in filoni, influendo nel tempo, sulle condizioni economiche, conseguenza dello sfruttamento da parte dell'uomo. Il territorio comunale arburese si estende per 26.716 ettari ed è il terzo della Sardegna per superficie, secondo solo a quelli del comuni di Sassari e di Olbia. Posto sulla costa sud-occidentale, costituisce con il Capo Frasca, l'estremo sud del golfo di Oristano.

Scivu

Ubicato a valle del passo Genna 'e Frongia, è circondato da una splendida cornice di monti e da una rigogliosa pineta comunale de "Sa Conca 'e s'ollastu" e de "Conca 'e mallu". Fanno parte del territorio, la catena montuosa del Monte Arcuentu e i monti circostanti, i quali dividono il Medio Campidano dal mare; un settore collinare intermedio con le zone minerarie di Ingurtosu, Montevecchio e Gennamari, che degrada verso il mare; la fascia costiera che si estende per circa 47 km di lunghezza, da Capo Frasca a nord, fino a Capo Pecora a sud e comprende la Costa Verde situata fra Piscinas e Funtanazza.

A Torre dei Corsari e Pistis la costa è in prevalenza bassa e sabbiosa. A Piscinas e a Scivu si trova uno dei pochi deserti esistenti in Europa, con dune sabbiose che raggiungono un'altezza di 100 m circa, ovvero le dune più alte d'Europa. A Capo Pecora la costa è rocciosa, ricca di rocce granitiche.

L'entroterra arburese è ricco di zone minerarie, antico ricordo della principale attività economica del luogo: la zona è sempre stata conosciuta come sito di estrazione mineraria, sfruttata già dai Fenici e, diventata zona industriale, fu trasformata in area di insediamento urbano per tutti coloro che lavoravano nelle miniere.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Sulla presenza dei primi abitanti della Sardegna e specificatamente nella zona di Arbus, appare interessante la scoperta di due scheletri umani, battezzati dai ricercatori Beniamino e Amanda, ritrovati ad Arbus in località S'Omu e s'Orku, i quali, in base alla datazione con Carbonio-14 eseguita nei laboratori dell'Università dell'Arizona, risalirebbero a circa 8.500 anni fa, durante il periodo Neolitico[3]. Nel 2011 in località Su Pistoccu, nella Costa Verde, è stato rinvenuto lo scheletro di un uomo, ribattezzato Amsicora, che visse in un'epoca ancora più remota, ossia durante il periodo di transizione tra il Neolitico e il Mesolitico, 10.000-8.200 anni fa circa[4][5].

Un riparo sotto roccia in località Pranu Agas, all'interno del territorio di Arbus nei pressi della strada Montevecchio - Funtanatza, per l'ampiezza e per l'abbondanza di scaglie e oggetti di ossidiana, trovati nelle vicinanze, ma soprattutto per il reperimento di frammenti di ossa umane, fanno ritenere che questi anfratti naturali siano stati utilizzati come luogo di sepoltura da una primitiva comunità di pastori.

Nel periodo nuragico, durante l'età del bronzo, vennero edificati vari nuraghi e tombe dei giganti, i cui resti sono ancora oggi osservabili[6].

La fondazione del centro[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Il toponimo Arbus ha un'etimologia incerta[7]:

  • una prima congettura fa risalire il nome ad albus ("bianco"), riferito forse alla presenza di massicci di granito di colore bianco. Al riguardo Pietro Vidal nelle sue opere attribuisce proprio al villaggio il nome di Albus e nomina i suoi abitanti "albesi";
  • una seconda ipotesi si rifà ad arburis, per l'abbondanza di alberi che in passato avrebbe caratterizzato il territorio;
  • secondo un'ultima ipotesi il termine deriverebbe da arabus, con riferimento alle orde saracene che un tempo avrebbero invaso le coste.

La data esata della fondazione di Arbus non è nota: non risulta inserito nell'elenco delle decime pontificie del 1341 poiché, diversamente da oggi, il paese si presentava strutturato in diversi villaggi tra cui Santu Domini, Santa Sofia, Bidda Zei, Bidda Erdi, Villa Babari, Funtana Atza, Cilirus, presso Flumentorgiu, "Villa Jaca" e altre piccole località ma col tempo, a causa dei numerosi attacchi via terra e via mare di Saraceni e Aragonesi i diversi abitanti confluirono in un unico centro abitato.A dimostrazione di questo infatti fu proprio il rione Conch'e Mallu ad essere il primo centro cittadino, poiché colle più alto e meno attaccabile, fino poi a svilupparsi verso la vallata più in basso.Già nel 1320 è menzionato come facente parte del Giudicato D'Arborea all'interno del suo territorio storico (curatoria Bonorzoli). Lo stesso Castello Arcuentu sul Monte omonimo (m.785), di cui rimangono poche rovine, fu dato nel 1164, in pegno da Barisone I de Lacon D'Arborea re di Sardegna, ai Genovesi per il prestito di un forte somma di denaro.

Secondo un'altra ipotesi, il nucleo originario del villaggio di Arbus sarebbe da localizzare in prossimità della Chiesa parrochiale di San Lussorio, allora patrono di Arbus, demolita negli anni 1960/1970, unitamente all'adiacente cimitero, dall'amministrazione comunale per ricavarne una piazza pubblica. È storia recente, primi anni duemila, che in prossimità di tale sito, durante la ristrutturazione dei locali, adibiti a mercato civico, sottostanti alla piazza, sia stato rinvenuto un insediamento risalente, secondo le prime notizie, ad epoca punica e romana.

Non si conoscono i motivi per cui la comunità di Arbus, a differenza dei comuni confinanti, non venga citata nel trattato di pace, stipulato nel 1388 tra il Giudicato di Arborea e il Regno di Aragona. Parteciparono infatti, per l'Incontrada o Curatorìa di Montis Regalis (Monreale)i rappresentanti degli abitanti del Borgo del Castello di Monreale, di San Gavino, Villa Abbas (S.Maria de is Aquas di Sardara)e dei villaggi di Pavillonis (Pabillonis) e Guspini.

La mancata citazione dei villaggi di Arbus, Gonnos, Fanadiga, Serru e Flumini Major, compresi nel Giudicato d'Arborea, può trovare giustificazione nella possibilità che questi centri non fossero in quel periodo popolati, presumibilmente a causa dell'epidemia di peste del 1348 che aveva reso disabitati il 40% dei villaggi della Sardegna, una percentuale indicata nelle sue ricerche dallo studioso John Day[8].

Il comune di Arbus viene citato ancora nell'atto di allodiazione, ovvero cessione di proprietà libera da vincoli e tributi feudali, fatto alla catalana donna Violante Carroz l'8 novembre 1504 e, successivamente, nella Storia documentata della popolazione di Sardegna, in cui Corridore riporta gli atti del parlamento con la statistica dei comuni per fuochi e popolazione dell'anno 1678.

Documenti inoppugnabili citano inoltre la visita pastorale del Vescovo di Ales, Mons. Andrea Sanna, avvenuta dal 5 al 16 aprile del 1524, alle parrocchie comprese nella Diocesi, fra cui la parrocchia di San Lussorio di Arbus[9]. La visita avvenne lunedì 11 aprile 1524 e viene narrato che all'esterno della chiesa parrocchiale, intitolata a San Lussorio, vi erano appese due campane, mentre all'interno vi erano due altari: il maggiore dedicato a San Lussorio e l'altro intitolato a San Sebastiano, nonché dei particolari sugli arredi. Presenziavano alla visita il curato Antonio Roger e l'obriere Giovanni Pau.

Un altro storico Mons. Severino Tomasi, nella sua opera Memorie del passato, scrive che i lavori per la costruzione della nuova chiesa, quella attuale, dedicata a San Sebastiano, iniziarono nel 1590 e terminarono nel 1640. Inizialmente ricoprirono l'incarico di procuratori della Chiesa, Antioco Pittau e Lorenzo Aru. Essi erano dei laici che, notoriamente, venivano scelti per la fiducia e per il loro zelo e agendo alle dipendenze dell'Autorità Ecclesiastica, ricoprivano l'incarico di procurare i fondi necessari per la costruzione dell'edificio religioso, raccogliendo le offerte dei fedeli. Al riguardo viene menzionato il versamento a rate, a cura di Antioco Mereu, della somma di lire 10, corrispondente,in quel periodo, al valore commerciale di un bue.

Il comune conservò la dipendenza dalla baronia di Monreale, appartenente ancora al marchesato di Quirra, fino al riscatto dei feudi avvenuto nel 1836, quando la Sardegna venne divisa in dieci province, e Arbus fu assegnata alla provincia di Iglesias.

Dal XVII secolo all'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Il paese, dedito inizialmente all'agricoltura e alla pastorizia, ebbe uno sviluppo molto lento, tanto che nel 1688 contava appena 989 abitanti e dieci anni dopo ancora a 1282. Nel 1728 la popolazione saliva a 2126 abitanti e nel 1821 sfiorava le 3000 unità[10]. In quegli anni fiorì nel paese, grazie anche al vasto territorio comunale, l'allevamento di ovini, caprini, bovini, suini e cavalli che, nonostante l'assenza di strade, diede vita ad un commercio intenso soprattutto con Cagliari e Oristano. Altra attività di rilievo era quella dedicata alla tessitura con la produzione di lino, cotone, tela grezza e dell'orbace di cui se ne faceva grande smercio nei paesi del Campidano, praticata dalla quasi totalità delle famiglie: su 670 case censite, 600 erano fornite di telaio.[11]

L'era mineraria[modifica | modifica sorgente]

In seguito all'ampliamento delle vicine miniere di Montevecchio e Ingurtosu e alla manodopera richiamata da diverse parti della Sardegna, nel 1901 Arbus con 6450 abitanti era uno dei paesi più grandi della diocesi di Ales. L'ulteriore sviluppo delle attività estrattive avvenuto nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale portò la popolazione negli anni a metà del Novecento a superare i 10.000 abitanti, ridottisi poi drasticamente in seguito alla crisi delle miniere e alla definitiva chiusura degli impianti.

Il lento declino e il tentativo di rinnovamento[modifica | modifica sorgente]

Il XX secolo si è chiuso con un lento declino del numero di abitanti, vista la chiusura degli impianti minerari nella costa, passando dai 10.000 ai poco più di 6.000 abitanti. Ma nuove prospettive vengono offerte all'economia del paese dalla valorizzazione delle coste che lambiscono ad ovest il territorio comunale. Si pensa che possa costituire la risorsa primaria per la nascita di una solida industria turistica in grado di risolvere i gravi problemi occupazionali.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiesa parrocchiale di San Sebastiano

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa di San Sebastiano martire, situata al centro del paese. Le prime notizie della sua edificazione risalgono alla fine del XVI secolo, ma il luogo di culto ha origini più antiche. La struttura dell'edificio è molto modesta, e le sue linee non rientrano nei canoni di nessuno stile architettonico poiché fu costruita, ampliata e restaurata in periodi diversi.[12]
  • La chiesa della Beata Vergine d'Itria. Edificata intorno alla prima metà del Seicento, la chiesetta della Beata Vergine d'Itria ha mantenuto fino ad oggi la sia originaria struttura con un loggiato e due stanze. Ha potuto essere conservata nel tempo grazie alle cure di un'antica Confraternita, la quale possedeva immobili e bestiame che venivano ceduti in affitto. Dai registri amministrativi parrocchiali e della confraternita si apprende che la chiesa ha subito più volte lavori di restauro e manutenzione, segno tangibile dell'attenzione prestata per garantirne l'efficienza.
  • La chiesa di Santa Barbara, che sorge nel borgo minerario di Ingurtosu. Per la sua edificazione, il Papa San Pio X offrì 20.000 lire all'ingegner Pavan, allora direttore della miniera. I lavori furono iniziati nel 1914 e la chiesa, nonostante il rallentamento dovuto alla prima guerra mondiale, fu inaugurata il 21 maggio 1916. Si articola in tre navate, con volta centrale, sorretta da imponenti colonne di granito. Una Via Crucis realizzata dal 1958, parte dalla chiesa e si snoda lungo un sentiero immerso nella vegetazione fino ad un complesso roccioso naturale dove sono state erette le tre croci del Calvario.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Montegranatico. Edificio che in passato era adibito a "banca del grano", ovvero si accantonava il grano e si prestava ai contadini con la garanzia della restituzione a fine raccolto. Questo edificio è nato nel XVII secolo circa per mano dei viceré spagnoli presenti a quel tempo in Sardegna, in modo da favorire l'economia e ostacolare l'usura. L'edificio, dopo una ristrutturazione nel 1989, ora viene utilizzato come sede di incontri, congressi e occasionali mostre, prevalentemente riguardanti il passato minerario del paese.
  • Vecchio municipio. Situato nella Piazza di Chiesa, fulcro della vita sociale del paese. Ora adibito a biblioteca comunale. Sulla facciata si trovano i bassorilievi dei due principali cittadini arburesi, Raimondo Garau e Pietro Leo.

Piazze[modifica | modifica sorgente]

La storica Scuola Media in Piazza San Lussorio

Tra le piazze più importanti del paese vanno segnalate sicuramente:

  • Piazza Immacolata (meglio conosciuta come Prazz'e Cresia dal toponimo in lingua sarda, tradotto anche in Piazza di Chiesa), situata nel centro del paese intorno alla metà di via Repubblica (ovvero il tratto cittadino della SS 126). Su di essa si affacciano appunto la chiesa di San Sebastiano, il Montegranatico e il Vecchio Municipio. Si tratta di una piazza circolare con al centro la statua Madonna della Beata Vergine Maria della metà del Novecento.
  • Piazza San Lussorio (o Piazza di Scuola), situata intorno alla metà di via Repubblica. Chiamata così per la presenza in passato di una vecchia chiesa dedicata al Santo martirizzato a Fordongianus. Vecchio centro religioso, era infatti presente il vecchio cimitero prima della realizzazione del nuovo dedicato a San Paolo, nel XX secolo è diventato il centro della vita sociale di Arbus. Al posto dei ruderi della chiesa fu costruita la Scuola elementare, da cui deriva appunto il secondo nome della piazza. Dagli inizi degli anni 2000 però la piazza sta subendo un profondo restauro ed è tuttora chiusa al pubblico, restauro che è stato prolungato nel tempo anche a causa del ritrovamento di alcuni teschi e ossa umane, molto probabilmente risalenti al vecchio cimitero, ma osservati per precauzione dalla Soprintendenza per i beni culturali.

Miniere[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio comunale di Arbus sono presenti le seguenti miniere dismesse:

  • Miniera di Gennamari (o Gennemari).
  • Miniera di Ingurtosu.
  • Miniera di Montevecchio.
  • Miniera di Perda S'Oliu.
  • Miniera di S'Acqua Bona.
  • Miniera di Scivu.
  • Miniera di Zurufusu.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[13]


Cultura[modifica | modifica sorgente]

Persone legate ad Arbus[modifica | modifica sorgente]

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Festa di Sant'Antonio[modifica | modifica sorgente]

Il cocchio del santo viene trasportato tramite la forza di un giogo di buoi

Tra le numerose feste sacre l'evento più importante è la festa di Sant'Antonio da Padova che si svolge ogni anno nel mese di giugno e dura quattro giorni consecutivi (dal primo sabato dopo il 13 giugno al martedì successivo). Durante la festa di Sant'Antonio da Padova si svolge una processione che percorre circa 33,6 km, accompagnata da gruppi in costume sardo dei paesi vicini, cavalieri bardati a festa, dalle tradizionali traccas. La processione ha inizio ad Arbus il sabato mattina, attraversa il centro abitato di Guspini e giunge fino alla frazione di Sant'Antonio di Santadi, a 3 km dalla spiaggia di Pistis, dove i festeggiamenti proseguono la domenica e il lunedì. Il martedì il simulacro effettua il percorso inverso e i festeggiamenti terminano la notte ad Arbus, con l'arrivo del simulacro del santo, salutato con uno spettacolo pirotecnico.

Altri riti religiosi[modifica | modifica sorgente]

Altre feste sacre sono quella di Sant'Antonio Abate con l'accensione del falo'rionale il 17 gennaio, mentre il 20 gennaio avvengono le sobrie celebrazioni del santo Patrono San Sebastiano e quella di San Lussorio in agosto che per modalità si avvicina a quella di Sant'Antonio,

Sagra della vitella[modifica | modifica sorgente]

Il coltello da Guinness dei primati del 1986

All'inizio di agosto, oltre a varie attività e spettacoli musicali, viene allestita la sagra alimentare a base di carne di pecora e di vitella, prodotto tipico della zona, cucinata intera allo spiedo in occasione del rientro per le vacanze degli emigrati (da cui anche il nome di Sagra dell'Emigrato) che gradiscono l'iniziativa promossa, giungendo da ogni dove per trascorrere le vacanze estive.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Indicazioni turistiche riguardanti il coltello da Guinness

Il coltello arburesa più grande del mondo, oggi conservato nel museo del coltello sardo di Arbus, ha una lunghezza di 4,85 m ed un peso 295 kg. È entrato nel Guinness dei primati nel 1986, all'inizio come il Coltello a serramanico più grande del Mondo, record battuto poi da una scuola di artigiani galluresi, è tuttavia ancora nel libro dei Guinness come Coltello a serramanico più pesante del Mondo. L'impresa è stata compiuta dall'artigiano Paolo Pusceddu, fondatore del museo.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Del comune di Arbus fanno parte anche le frazioni di:

altre località del Comune di Arbus:

  • Piscinas
  • Bau (Is Arenas) (13,35 km);
  • Funtanazza (17,57 km);
  • Gennamari (11,99 km);
  • Gutturu 'e Flumini (nota anche come Marina di Arbus) (16,23 km);
  • Pistis (25,05 km);
  • Pitzinurri (9,36 km);
  • Porto Palma (22,31 km);
  • Portu Maga (15,68 km);
  • Sa'Tanca (5,06 km);
  • Torre dei Corsari (23,31 km);

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Il paese viene attraversato dalla Strada Statale 126 che lo collega a Guspini e Fluminimaggiore. Il tratto della statale compreso nell'abitato è lungo 3 km, suddiviso in 3 vie (via Costituzione, via Repubblica e via Libertà).

Il trasporto pubblico cittadino e i collegamenti con le varie zone del sud Sardegna sono assicurati dall'ARST con le seguenti linee:

Inoltre stagionalmente sono previste linee estive di collegamento con la Costa Verde:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Nel panorama sportivo arburese la fa da padrona il calcio con la squadra Unione Sportiva Arbus, fondata nel 1953 e da sempre presente nei campionati regionali con inoltre una parentesi nel campionato nazionale di Serie D tra la fine degli anni novanta e il nuovo Millennio. Nel campionato 2012/2013 partecipa al campionato di Promozione. È presente anche una seconda società, l'Olimpia Arbus, che però ha sempre militato nelle ultime divisioni del calcio italiano, anche se, nei periodi di crisi della prima squadra cittadina, si sono disputati numerosi derby e addirittura, nella stagione 1989/90 è capitato che l'Olimpia fosse in una serie superiore rispetto all'Arbus, I Categoria l'Olimpia, II Categoria l'Arbus.

Il secondo sport cittadino può essere considerato la pallacanestro, dato che negli anni settanta e anni ottanta la squadra del paese militava nelle divisioni regionali, fino poi a cadere in una profonda crisi che l'ha portata al fallimento.

Dal 2001 al 2009 si sono svolte 9 edizioni dell'Autoslalom Guspini-Arbus, cronoscalata, valida per il Campionato Italiano Slalom, con un percorso che si snodava tra le curve del tratto di SS 126 che congiunge appunto i due centri abitati. Nel 2010 si doveva svolgere la decima edizione ma venne annullata per assenza di fondi.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato ISTAT al 31 dicembre 2012
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Sardegna e Malaria, pag. 19, a cura di Ugo Carcassi, Carlo Delfino Editore, anno 2009
  4. ^ Adnkronos-Archeologia, trovato Amsicora: scheletro umano più antico della Sardegna, 9 ottobre 2011
  5. ^ Trovato ad Arbus lo scheletro sardo più antico
  6. ^ Pro loco Arbus-Testimonianze nuragiche e prenuragiche
  7. ^ Lo stesso Vaquer (cit.), dopo inutili ricerche, si limita a riferire solo alcune ipotesi, senza supporto di documentazione certa.
  8. ^ "Villaggi abbandonati in Sardegna dal trecento al settecento : inventario" editto dall'Istitut de Recherche et d'Istoire des Textes - Centre National de la Recherche Scientifiche di Paris (France)
  9. ^ Cecilia Tasca e Francesco Tuveri, La memoria storica, Mythos.
  10. ^ Come risulta dai registri parrocchiali: F. Tuveri, Quattro secoli di storia, 1965.
  11. ^ « dal libro Cenni di Sardegna Angius 1841, citazione Ass. Cult. Folk. Sant'Antonio Arbus»
  12. ^ Arbus, chiesa di San Sebastiano Martire
  13. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Angei, Luca, Arbus tra storia e leggenda. Usanze e vita di un popolo, Cesmet, Napoli, 1995
  • Caddeo, Antonello, Arbus. Immagini e ricordi dal passato, Editar, Cagliari, 1994
  • Concas, Luciano, Arbus, coste incantate e fondali da sogno, Garau, Guspini 2007
  • Concas, Luciano, Arbus, le sue coste e i suoi fondali, Garau, Guspini 2003
  • Mostallino Murgia, Costa Verde. Da Capo Frasca a Cala Domestica. La costa e l'interno, Zonza, Cagliari, 2005
  • L'Arburese - Un territorio, una costa, una cultura, pubblicazione Amministrazione Comunale Arbus anno 2003 e successivi aggiornamenti
  • Sardegna Medio Campidano, Rivista Itinerari e luoghi, (n°187 febbraio 2009)

. Sardegna e Malaria, a cura di Ugo Carcassi, Carlo Delfino Editore, anno 2009;

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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