Arbus

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Arbus
Panorama di Arbus
Arbus - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Sardegna
Provincia: Medio Campidano
Coordinate: 39°32′0″N 8°36′0″E / 39.53333, 8.6Coordinate: 39°32′0″N 8°36′0″E / 39.53333, 8.6
Altitudine: 314 m s.l.m.
Superficie: 267,16 km²
Abitanti:
6.779 31-12-2006 (ISTAT)
Densità: 25,37 ab./km²
Frazioni: Ingurtosu, Montevecchio, Sant'Antonio di Santadi 
Comuni contigui: Fluminimaggiore (CI), Gonnosfanadiga, Guspini, Terralba (OR)
CAP: 09031
Pref. telefonico: 070
Codice ISTAT: 092001
Codice catasto: A359 
Nome abitanti: arburesi 
Santo patrono: San Sebastiano 
Giorno festivo: 20 gennaio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Arbus (in sardo Àrbus) è un comune di 6.779 abitanti della provincia del Medio Campidano.

Indice

[modifica] Geografia Fisica

Il territorio comunale si estende per 26.716 ettari, ed è uno dei più estesi della Sardegna. Posto sulla costa sud-occidentale, costituisce con il Capo Frasca, l'estremo sud del golfo di Oristano.

Scivu

Fanno parte del territorio, la catena montuosa del Monte Arcuentu e i monti circostanti, i quali dividono il Medio Campidano dal mare; un settore collinare intermedio con le zone minerarie di Ingurtosu e Montevecchio, che degrada verso il mare; la fascia costiera che si estende per circa 47 km di lunghezza, da Capo Frasca a nord, fino a Capo Pecora a sud.

A Torre dei Corsari e Pistis la costa è in prevalenza bassa e sabbiosa. A Piscinas e a Scivu si trova uno dei pochi deserti esistenti in Europa, con dune sabbiose che raggiungono un'altezza di 60 m. A Capo Pecora la costa è rocciosa, ricca di rocce granitiche.

L'entroterra arburese è ricco di zone minerarie, antico ricordo della principale attività economica del luogo: la zona è sempre stata conosciuta come sito di estrazione mineraria, sfruttata già dai Fenici e, diventata zona industriale, fu trasformata in area di insediamento urbano per tutti coloro che lavoravano nelle miniere.

Del comune di Arbus fanno parte anche le frazioni di Bau (13,36 km), Funtanazza (17,57 km), Gennamari (11,99 km), Ingurtosu (9,71 km), Marina di Arbus Funtanazza (17,74 km), Marina di Gutturu Flumini (16,23 km), Montevecchio (4,58 km), Pistis (25,05 km), Pitzinurri (9,36 km), Porto Palma (22,31 km), Portu Maga (15,68 km), Sant`Antonio di Santadi (24,21 km), Sa`Tanca (5,06 km), Torre dei Corsari (23,31 km), Torre di Flumentorgiu (23,59 km).

[modifica] Storia

La data di fondazione di Arbus non è nota: non risulta inserito nell'elenco delle decime pontificie del 1341, comprendente invece altri villaggi del territorio, ma già nel 1320 è menzionato come facente parte della giurisdizione feudale del marchesato di Quirra[1]. Il comune di Arbus viene citato ancora nell'atto di allodiazione (cessione di proprietà libera da vincoli e tributi feudali) fatto alla catalana donna Violante Carroz l'8 novembre 1504 e, successivamente, nella Storia documentata della popolazione di Sardegna, in cui Corridore riporta gli atti del parlamento con la statistica dei comuni per fuochi e popolazione dell'anno 1678.

Le origini del nome

Il toponimo Arbus ha un'etimologia incerta[2]:

  • una prima congettura fa risalire il nome ad albus ("bianco"), riferito forse alla presenza di massicci granitici di colore chiaro;
  • una seconda ipotesi si rifà ad arburis, per l'abbondanza di alberi che in passato avrebbe caratterizzato il territorio;
  • secondo un'ultima ipotesi il termine deriverebbe da arabus, con riferimento alle orde saracene che un tempo avrebbero invaso le coste.

Il comune conservò la dipendenza dalla baronia di Monreale, appartenente ancora al marchesato di Quirra, fino al riscatto dei feudi (1836), quando la Sardegna venne divisa in dieci province, e Arbus fu assegnata alla provincia di Iglesias.

Il paese, dedito inizialmente all'agricoltura e alla pastorizia, ebbe uno sviluppo molto lento, tanto che nel 1688 contava appena 989 abitanti e dieci anni dopo ancora a 1282. Nel 1728 la popolazione saliva a 2126 abitanti e nel 1821 sfiorava le 3000 unità[3]. In quegli anni fiorì nel paese, grazie anche al vasto territorio comunale, l'allevamento di ovini, caprini, bovini, suini e cavalli che, nonostante l'assenza di strade, diede vita ad un commercio intenso soprattutto con Cagliari e Oristano. Altra attività di rilievo era quella dedicata alla tessitura dell'orbace, praticata dalla quasi totalità delle famiglie: su 670 case censite, 600 erano fornite di telaio.

In seguito all'ampliamento delle vicine miniere di Montevecchio e Ingurtosu e alla manodopera richiamata da diverse parti della Sardegna, nel 1901 Arbus con 6450 abitanti era uno dei paesi più grandi della diocesi di Ales. L'ulteriore sviluppo delle attività estrattive avvenuto nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale portò la popolazione negli anni a metà del novecento a superare i 10.000 abitanti, ridottisi poi drasticamente in seguito alla crisi delle miniere e alla definitiva chiusura degli impianti.

Il XX secolo si è chiuso con nuove prospettive offerte all'economia del paese dalla valorizzazione delle coste che lambiscono ad ovest il territorio comunale. Si pensa che possa costituire la risorsa primaria per la nascita di una solida industria turistica in grado di risolvere i gravi problemi occupazionali.

Dal Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale di S.M. il Re di Sardegna, pubblicato a Torino nel 1833 da Goffredo Casalis. Tutta la parte riguardante la Sardegna fu scritta da Vittorio Angius.

ARBUS, villaggio della Sardegna, nella provincia d’Iglesias, distretto di Guspini. Figurava nel medio evo come capo-luogo della curatoria o dipartimento, o, come ancora fu detto del giudicato di Colostrai. È nobile questo paese per aver prodotto il famoso D. Raimondo Garau, prima professor di pandette nella regia università di Cagliari, poi senatore nel reale senato, e membro del supremo consiglio del regno di Torino, ingegno straordinario, mente prodigiosa ammirato con merito in quella dominante dai primari personaggi: morì in Genova in età di 56 anni. Ebbevi pure i natali Pietro Leo, professore di medicina, uomo di profonda perspicacia, e di gran fama, nato a portar più avanti la nobile scienza e arte che esercitava, del che sarebbe lodato da tutto il mondo al dì d’oggi, se immaturamente non moriva in Parigi nel 1808 per insuperabile nostalgia.

È questo paese di figura allungata, posto sopra una bassa collina, avente dalla parte dell’austro a poca distanza alcune piccole eminenze, altrove dei monti di mediocre altezza. Il clima e l’arie è ottima: il freddo tollerabile, come il caldo: vi nevica di rado, vi piove però con frequenza: poche volte soffresi l’ingombro della nebbia, e temesi degli effetti dell’elettricità. Il numero delle case va a 670. È distante a marcia di cavallo da Guspini mezz’ora; da Gonnos-Fanadiga un’ora e mezzo; da Flumini-majore ore 5; da Iglesias, capo luogo di provincia, ore 10; da Cagliari ore 12. Vi si esercitano varie arti meccaniche, e vi sono in opera circa 600 telai per tele di varia qualità, e panno forese, di cui si fa grande smercio nei paesi vicini.

Vi è un consiglio di comunità composto di sette soggetti, un delegato, e due scrivani per l’amministrazione della giustizia nel mandamento. Vi è una scuola normale, dove concorrono da 25 fanciulli.

La chiesa parrocchiale è dedicata al martire san Sebastiano. Governasi da un vicario assistito da tre altri sacerdoti sulla la giurisdizione del vescovo di Ales. Vi sono cinque chiese figliali una nel paese appellata da s. Lussorio, le altre rurali; una nella regione di Santadi, distante dal paese ore 8, denominata da s. Antonio di Padova, la cui festività annualmente si celebra nel giorno proprio: l’altra del Salto-Idda, dedicata alla Vergine d’Itria, dove solennemente festeggiasi; la terza, sotto l’invocazione dei santi martiri Cosimo e Damiano, sita nella regione denominata san Giovanni di Arbus, la cui festa cade addì 27 settembre; la quarta, intitolata da s. Stefano, nel luogo detto Gurzei, ma è già distrutta, come lo è pure altra che nominatasi da s. Sofia. Alle suddette feste concorresi in gran numero da tutti i vicini paesi. Il cimitero è posto nel centro del paese, è di figura rotonda, e assai capace anche in occasione di grave mortalità; l’anzidetta chiesa di s. Lussorio è nel centro. Vi si festeggia in onore di questo santo, e si dà lo spettacolo dei fuochi artifiziali.

Si ha dai registri parrocchiali, che l’ordinario numero dei matrimoni sia circa di 30; delle nascite 105; delle morti 40. La vita si produce anche oltre il settantesimo anno, e alcuni toccano il secolo. La malattia più frequente è la pleurissia. Le famiglie sono in numero 666; le anime di 2760. Questa popolazione somministra al battaglione di Monreale dei corpi miliziani barracellari soggetti 46.

L’estensione territoriale di questo comune può calcolarsi a miglia qu. 396. Si suol seminare di grano starelli cagl. 3000 (litr. 147,600) che rende il 20 e 25 per uno nelle annate propizie. Si semina a proporzione orzo, fave, e civaje. La dotazione del monte frumentario in grani era di star.1810, in danaro di lire sarde 4178. 2 (fr. 8021.94) ed il fondo presente granitico è di starelli 2250, il nummario per le angustie dei poveri contadini è ridotto a lire 222. 6. In anni di fertilità raccoglie questo comune nei quattro detti generi da 200,000 starelli. Di lino se ne fa da 300 cantara (chil. 12,195).

Oltre la cultura dei cereali si attende a quella degli alberi fruttiferi: vi sono già alcuni giardini d’agrumi ben tenuti, e che prosperano meravigliosamente, e ne crescerà senza dubbio il numero, mentre vi sono ancora molti siti a ciò idonei, come per crescere il numero degli orti amenissimi. I peri, noci, fichi, susini, albicocchi, peschi, e molte altre specie in n° 25 rendono più amene le tenute. Gli olivi vi prosperano come nei siti più a loro natura conformi. Pochi sono i gelsi che si hanno, ma di una meravigliosa vegetazione. Il numero totale degli alberi fruttiferi va a 80,000. Le vigne vengono felicemente, e uve di moltissime varietà distinguonsi nei filari. Si ha perciò una copiosa vendemmia, e comunemente si sogliono imbottare da 3000 màrigas, che sarebbero quartieri 42,00 (litr. 210,000). Un decimo di questa quantità bruciasi per acquavite.

I monti più considerevoli di questo territorio sono Arrio Martino, Bau, Nara Cauli, Zappajoni, Biaxi Mela, e Roja Cani, tutti ghiandiferi, dove si portano a ingrassare molte greggie di porci e si taglia il legname, che serve per gli usi contadineschi. Tra queste selve ed altre restano privi della coltura poco meno di nove decimi di tutto io territorio, che è lo stesso che dire, che della superficie di 396, sole 50 miglia qu. Sono coltivate. Quanto terreno rimane per altra popolazione! Le specie più comuni di questi boschi sono quercie, elci, e ginepri. L strade per questi monti sono assai incomode, e in molti siti assai pericolose.

Nell’anzidetta montagna di Arrio Martino, nel sito che ha nome s’Enna de Aru-melis, accadde un brillantissimo fatto di arme, dove non più di 14 valorosi di questo paese postatisi assalirono e trucidarono circa 400 barbareschi, che ritornavano dal villaggio oggidì deserto di Serru, conducendo seco schiavi al porto di Flumini-majore tutti gli abitanti del medesimo; pochissimi poterono arrivare alle galere ferme nel detto porto, un maggior numero sviatosi furono trasportati in Cagliari: così si ha per una ferma tradizione, e riportasi dallo storico Vitale.

Si contano da 400 tanche, dove pascolano tori, buoi, vacche domite, e cavalli in alcune vi sono piccole selve di quercie ed elci alte più di 28 metri, e grosse 7, e soveri con corteccia grossa 0,25, con dei pioppi, castagni, olivastri, olmi, e alberi fruttiferi. La pastorizia coltiva le seguenti specie: pecore n.° 4000, capre 5000, porci 800, vacche 2400, tori 600, buoi 1000, cavalle 800, cavalli domiti 300, e un piccol numero di giumenti: il totale dei capi può ascendere 14,800, tenue quantità in confronto alle sussistenze del vastissimo territorio. Le abitazione pastori nella campagna sono temporarie. Come delle granaglie, così il bestiame, e dei prodotti del medesimo se ne fa commercio con i paesi vicini, e principalmente con Cagliari e con Oristano. Si coltivano pure le arnie, e del miele e della cera si ha un nuovo ramo di lucro, che potrebbe crescere a una cospicua somma. Il selvaggiume è abbondantissimo, ed i cacciatori no devono stentare assai a trovar occupazione fruttuosa. I cervi, daini, cinghiali, conigli, lepri, volpi, e altre specie sono in gran numero. Abbondano pure quasi tutte le specie dei volatili che han nido fisso nell’isola, o che vi passano.

MINERALOGIA. È questo territorio in una delle tre provincie metalliche del regno, e forse nella più abbondante. Vi si trovano perciò in varie regioni dei minerali, e apparisce, che gli antichi ne ricavavano più frutto dei moderni: esiste infatti gran numero di miniere in Montevecchio, in Sa Tella, in Arriumanno, in Suingutossu, in Genna-Mari, dove l’Arbese si attacca ai territori di Flunini-majore, ed in Zurufusu, dove veggonsi enormi ammassi di materie metalliche.

Ad ogni pare di questo territorio montuoso e selvoso sgorgano le acque, dalle quali formansi o si ingrossano parecchi ruscelli. Il principale fra questi è il denominato dess’acqua frida. Nasce dalla montagna di Monte majore, bagna il territorio di Canali Canna, di Zappajoni, e Piscina, e peer la confluenza di numerosi rivoli gonfiasi di maniera, che d’inverno è vietato, mancando i ponti, il passaggio da una ad altra sponda, e rotta la comunicazione. In tutto il suo corso abbonda di anguille assai pregiate, e nel sito detto s’Isca forma un piccol lago, dove, oltre questa specie, nuotano molte altre. L’acqua vi è profonda in vari unti da 18 a 20 metri, e sarebbe navigabile senza l’impedimento dei folti tamerici e rovi, che sporgono dalle rive. A distanza di 12 passi dal letto di questo lago entra l’acqua del mare. È questa un’ottima bevanda in tutta la lunghezza del canale, ed in molti siti protrebbesi derivare formando dei canali d’irrigazione, che feconderebbero spaziosi tratti di terreno: al presente se ne profitta solo per alcuni orti. L’altro ruscello nasce da Guttoro Canera, e, scorse alcune regioni, va in mare con nome di Bau Logoro. Le amenissime sue sponde domandano la mano industre del contadino per convertirsi in deliziosi giardini. Il terzo ha origine dalle sorgenti del monte Arrio Martino, il quale per molte confluenze va di passo in passo ingrossandosi sino al sito che dicesi Cuco, ove prende il nome di fiume, e forma con suo canale la linea di demarcazione tra l’Arbese e le terre di Gonnos-Fanadiga, sboccando poi nel mare della maremma di Badu-arena. Abbonda questo fiumicello, e pure i suoi tributari, di anguille e ottime trote; manca di ponte, è pericoloso a guardarsi, e le sue piene durando talvolta anche dodici giorni, onde per tanto tempo resta impedita la comunicazione.

LITORALE. La parte occidentale di questo territorio bagnasi dal mare da sopra il porto di Flunini-majore, continuando verso all’imboccatura del golfo d’Oristano sino al sito detto Osu. Due tonnare erano in questo litorale, una in Perdas-albas già dimessa, l’altra è ancora in attività, ed è conosciuta sotto il nome di Flumentorgiu. In questo mare si fa pure la pesca del corallo, della alici, e sardelle. In due diversi punti di questo litorale sorgono due torri armate, una nella regione di Santadi, e l’altra in Porto-palmas . Nei tempi addietro vi frequentavano assai i barbareschi, e vi prendevano uomini e bestiame; accaddero alcuni fatti d’arme onorevoli a questi paesani, dei quali non si è conservata che una semplice memoria.

ANTICHITÀ. In questo territorio esistevano altre quattro popolazioni, le quali da molto sono mancate. Si ravvisano ancora le fondamenta degli edifizi nelle regioni denominate: s.Sofia, Bidda-Erdi, Bidda.Sciatta, Bidda-Zei; le parrocchiali erano per la prima s. Sofia, per la seconda s. St efano, per la terza…., per la quarta s. Nicolò. Il paese di Serru, di cui si è fatta menzione, è forse lo stesso, che or dalla chiesa di s. Sofia viene significato. Nel 1584 esse era ancora in piedi, e non avea sofferto i danni di quella invasione, di cui fu fatta menzione. Bidda-Zei pare sia stato residuo d’una’antica città. Sopra una rube alta da 30 in 40 metri, in distanza di mezz’ora dal comune, veggonsi i residui d’un antico fabbricato, che pare fosse un castello. Nel monte oggi detto d’Arcuentu, e prima Erculentu, che sollevasi sopra tutti i circonvicini, appariscono ancora le rovine e gli avanzi dell’antico castello di Erculentu: vie é anco intatta una stanza a volta, e tre cisterne. L’estensione superficiale del piano della sommità del monte, in cui era il castello, sarà presso poco di ari 89.72.

NORACHI. Nella regione di Pedras-albas vi sono alcuni norachi, tra i quali un solo considerevole.

Condizione del comune. Entra nella signoria di Monreale, feudo del marchese di Quirra. Per li dritti feudali vedi Monreale.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Cultura

[modifica] Personalità legate ad Arbus

Il paese ha dato i natali a:


[modifica] Eventi

La festa di Sant'Antonio da Padova si svolge ogni anno nel mese di giugno e dura quattro giorni consecutivi (dal primo sabato dopo il 13 giugno al martedì successivo). Vi si svolge una processione che percorre circa 38 km, accompagnata da gruppi in costume sardo, cavalieri, dalle tradizionali traccas.

La processione ha inizio ad Arbus il sabato mattina, attraversa il centro abitato di Guspini e giunge fino alla frazione di Sant'Antonio di Santadi, a 3 km dalla spiaggia di Pistis, dove i festeggiamenti proseguono la domenica e il lunedì. Il martedì il simulacro effettua il percorso inverso e i festeggiamenti terminano la notte ad Arbus, con l'arrivo del simulacro del santo, salutato con uno spettacolo pirotecnico.

Altri appuntamenti:

[modifica] Sant'Antonio Abate

, accensione del falò e benedizione degli animali domestici, appuntamento rievocato e riproposto dall'associazione culturale Sant'Antonio, i soci e simpatizzanti a turno si recano nei monti circostanti per la raccolta della legna, davanti al fuoco propiziatorio vengono distribuite pietanze alimentari della tradizione contadina.

[modifica] Seconda settimana di Agosto, la Sagra dell'Emigrato

La terza manifestazione d'interesse per ordine d'importanza prevede la sagra alimentare in occasione del rientro degli emigrati che giungono da ogni dove per trascorrere le vacanze estive, non mancano all'appuntamento promosso dalla O.N.L.U.S., Associazione Culturale Folkloristica Sant'Antonio, i numerosi turisti che affollano il paese in questa circostanza. È una due giorni con puntamenti culturali a tema, convegni e rappresentazioni folkloriche, collegamenti in video conferenza con i circoli sardi e le persone in piazza.

  • Settimana successiva a Ferragosto: festa di San Lussorio e mostra internazionale di minerali e fossili (ad Arbus)

[modifica] Geografia antropica


[modifica] Economia

[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Raimondo Angius (centrosinistra) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 070 975691
Posta elettronica: ComuneArbus@comune.arbus.ca.it


ELEZIONI 1946: SINDACO: CADEDDU ALBERTO

ELEZIONI 1952: SINDACO: ZANDA SEBASTIANO

ELEZIONI 1956: SINDACO: ZURRIDA FRANCESCO

ELEZIONI 1960: (dal 7 novembre 1960 al 30 giugno 1963): SINDACO: LAMPIS ANTONIO MARIO. (dal 1° luglio 1963 al 22 novembre 1964): SINDACO: COLLU ANTONIO.

ELEZIONI 1964: SINDACO: ZURRIDA FRANCESCO - Insegnante

ELEZIONI 1970: SINDACO: ZURRIDA FRANCESCO.

ELEZIONI 1975: SINDACO: ATZENI GIOVANNI.

ELEZIONI 1980: SINDACO: ATZENI GIOVANNI.

ELEZIONI 1985: SINDACO: VIRDIS BACHISIO.

ELEZIONI 1990: SINDACO: PUSCEDDU GIANCARLO.

ELEZIONI 1995: SINDACO: PUSCEDDU GIANCARLO.

ELEZIONI 2000: SINDACO: DESSI’ ANTONIO.

ELEZIONI 2005: SINDACO: ANGIUS RAIMONDO.

[modifica] Sport


[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ Giuseppe Vaquer, Arbus, 1895.
  2. ^ Lo stesso Vaquer (cit.), dopo inutili ricerche, si limita a riferire solo alcune ipotesi, senza supporto di documentazione certa.
  3. ^ Come risulta dai registri parrocchiali: F. Tuveri, Quattro secoli di storia, 1965.

[modifica] Bibliografia

  • L'Arburese - Un territorio, una costa, una cultura, pubblicazione Amministrazione Comunale Arbus
  • Sardegna Medio Campidano - Rivista Itinerari e luoghi (n°187 Febbraio 2009)

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri Progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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