Aleksandr Pičuškin

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Alexander Pichushkin
Soprannomi Il Serial Killer della Scacchiera, lo Scacchista Matto (Mad Chess Player), Maniaco del Parco di Biza
Nascita Mosca, 9 aprile 1974
Vittime accertate 48+
Vittime sospettate 61 o 62
Periodo omicidi 1992; 2002-14 giugno 2006
Luoghi colpiti Parco di Bitcevskij
Metodi uccisione Martellate, bottiglia di vetro rotta sul cranio; in altri casi faceva scivolare le vittime nelle fogne.
Arresto 16 giugno 2006
Provvedimenti Ergastolo
Periodo detenzione reclusione a vita

Aleksandr Jur'evič Pičuškin, meglio noto come Alexander Pichushkin (in russo: Алекса́ндр Ю́рьевич Пичу́шкин?; Mosca, 9 aprile 1974), è un assassino seriale russo, uno dei più efferati dopo Andrej Čikatilo; ha compiuto almeno 48 omicidi, fino a circa 61 o 62[1].

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Della sua infanzia e adolescenza si sa ben poco, anche perché ne trascorse buona parte in un centro per la salute mentale. Le notizie riprendono quando, nel 1992, conobbe a scuola un ragazzo, Michail Odijčuk, che presto diventò suo grande amico. I due un giorno progettarono un omicidio, ma il giorno prestabilito Michail ebbe delle remore si rifiutò di compierlo. Aleksandr, per paura che potesse confessare il progetto a qualcuno, lo uccise: fu il suo primo omicidio[1]. Dopo trovò lavoro come magazziniere presso un supermercato e la sua vita tornò a scorrere normalmente; nessuno lo accusò dell'omicidio.

Il Serial Killer della Scacchiera[modifica | modifica wikitesto]

10 anni dopo, nel 2002, Pičuškin tornò a uccidere. Secondo la sua futura deposizione, uccideva per un progetto che definiva “grandioso”: uccidere e segnare per ogni vittima una croce sulle caselle di una scacchiera che possedeva; una volta segnate tutte le 64 caselle, avrebbe portato a termine il progetto. Il luogo dove tutti gli omicidi si consumarono fu il parco di Biza a Bitcevskij, località situata vicinissimo a Mosca.
Le vittime venivano avvicinate con una scusa (un sorso di vodka o la richiesta di una spalla amica su cui piangere la morte dell'amato cane). Dopo aver conquistato la loro fiducia, ed eventualmente brindato, uccideva la vittima colpendola in testa con la bottiglia stessa o con un martello. Solitamente la colpiva mentre era girata, così otteneva di non sporcarsi i vestiti di sangue; inoltre la prendeva di sorpresa. Non sempre usava martelli e bottiglie: talvolta faceva perdere l'equilibrio al malcapitato e lo faceva cadere nella fognatura; moriva a seguito della caduta. I corpi venivano gettati nelle fogne del parco, dove non vennero mai rinvenuti[1]. Aleksandr iniziò così una lunga serie di violenze che lo portò a uccidere alcune decine di persone; curiosamente, non venne mai arrestato né sospettato di niente, nonostante frequentasse il parco abitualmente.

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 venne arrestato un transessuale accusato di alcune sparizioni nel parco di Biza: trovarono un martello nella sua borsetta. Adirato nel vedere la sua opera attribuita ad un transessuale e spinto dall'egocentrismo, Pičuškin mise a punto un piano per farsi arrestare, rinunciando all'idea di uccidere le 64 persone. Il 14 giugno invitò fuori a cena una collega, chiamata Marina Moskalëva; prima si accertò che avesse avvertito il figlio della sua uscita; poi la uccise a martellate nel parco di Biza, senza occultare il corpo in modo che venisse subito rinvenuto. Il figlio infatti denunciò la scomparsa della madre alla polizia il giorno successivo. Poco dopo gli agenti trovarono il cadavere sfigurato nel parco. Pičuškin, trovato dai poliziotti il 16 giugno, minacciò di suicidarsi, cosa che rese il suo arresto molto più difficoltoso[1]. Catturato, venne fatto confessare dall'ispettore Isakandar Glimov.

Confessione[modifica | modifica wikitesto]

Nella lunga confessione, che venne anche trasmessa in televisione, Aleksandr Pičuškin affermò davanti ad un investigatore di essere l'assassino del parco di Biza, rivelò il proprio modus operandi, il proprio movente, il luogo dove i corpi erano stati nascosti e il suo primo omicidio. La polizia controllò il parco di Biza e trovò nelle fognature 48 cadaveri, uccisi allo stesso modo; insieme a Michail, la vittima del 1992, le vittime accertate sono quindi 49, ma Pičuškin confessò 61 o 62 omicidi in totale. Si aprì così il processo.

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Pichushkin fin dall'inizio fu riconosciuto in grado di intendere e di volere; il suo avvocato, Pavel Ivannikov, chiede una pena a 25 anni di carcere, per controbattere all'accusa che chiedeva invece l'ergastolo: essendo in quel momento in corso in Russia una moratoria sulle esecuzioni, non era possibile condannarlo alla pena capitale. Per tutto il tempo il killer rimase dentro una gabbia di vetro.
Il 29 ottobre 2007 si conclude il processo: in meno di tre ore viene giudicato colpevole dal giudice Vladimir Usov di 48 omicidi (una delle vittime trovate nelle fogne era rimasta viva) e condannato all'ergastolo, nonostante i parenti delle vittime continuino a battersi per la pena capitale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d LaTelaNera.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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