Agraulo

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Agraulo (o Aglauro) è il nome di due figure della mitologia greca, madre e figlia.

La madre[modifica | modifica wikitesto]

Agraulo (madre) sposò Cecrope, re di Atene dal corpo umano e dagli arti di serpente. Dalla loro unione erano nate tre figlie: Agraulo I (figlia), Erse e Pandroso.

La figlia[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono diversi miti che narrano di questa figura. Agraulo I fu amata da Ares, dalla loro unione nacque Alcippe.

Aglauro con cui Ares ha generato Alcippe è ricordata in una storia del mito dove si racconta di Ermes che si era invaghito di sua sorella, Erse e chiese umilmente il consenso alla sorella maggiore di lei. Aglauro rifiutò invidiosa della fortuna accorsa all'altra ragazza e il dio infuriato trasformò la donna in pietra. Secondo un altro racconto, Ermes, per quanto innamorato della sorella Erse, approfittò di Agraulo quando seppe che Ares l'aveva abbandonata per Afrodite.

Un altro mito racconta di Atena, che diede ad Aglauro e le sue sorelle Erse e Pandroso una cesta, che non dovevano assolutamente aprire per nessun motivo, anche se dentro vi era Erittonio, generato dalla fecondazione della Madre Terra Gea da parte dello sperma di Efesto. Le due non riuscirono a resistere alla tentazione ma quello che videro le fecero impazzire e si gettarono in mare in preda alla pazzia. Secondo un'altra versione, Agraulo, che nutriva una certa invidia per Erse, amata da Ermes la convinse ad aprire la cassa. Erse alla vista di un essere mezzo umano e mezzo serpente inorridì, e si gettò da una rupe o, secondo un'altra versione, la stessa Atena, per punizione, la fece impazzire, fintanto che si suicidò gettandosi dalla rupe dell'Acropoli.

Infine un altro racconto menziona una sentenza di un oracolo, per il quale la ragazza si doveva sacrificare per salvare la propria terra e quindi si gettò dall’Acropoli di Atene.

L'invidia di Aglauro diventa un pretesto per Ovidio, nelle sue Metamorfosi, per tracciare gli stati d'animo di un individuo a mano a mano che il fuoco della gelosia lo pervade; la punizione che ne segue costituirà il biglietto da visita che Dante affigge nel Purgatorio all'ingresso del girone degli invidiosi: "Io sono Aglauro che divenni sasso".

Interpretazione e realtà storica[modifica | modifica wikitesto]

In suo onore nacquero le feste aglaurie o agraulie, durante le quali i giovani ateniesi, all'interno di un bosco sacro dedicato ad Agraulo, giuravano di difendere la propria patria fedelmente.

Il suo santuario, l'Aglaureion, era collocato alle pendici dell'Acropoli di Atene nel versante settentrionale o, secondo interpretazioni più recenti, in quello orientale.

Pareri secondari[modifica | modifica wikitesto]

Secondo altri pareri Aglauro si confonde con il nome di sua madre, la figlia di Atteo, e probabile quindi che sia il racconto dei destini diversi e sia le feste potevano essere riferite in parte a sua madre.

Per quanto riguarda il mito collegato ad Ermes vi è un'altra versione dove la donna vorrebbe accettare in cambio di oro di vendere la sorella, ma è Atena ad impedirglielo cambiando le sue parole in invidia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Moderna[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert Graves, I miti greci, Milano, Longanesi, ISBN 88-304-0923-5.
  • Angela Cerinotti, Miti greci e di roma antica, Prato, Giunti, 2005, ISBN 88-09-04194-1.
  • Anna Maria Carassiti, Dizionario di mitologia classica, Roma, Newton, 2005, ISBN 88-8289-539-4.
  • Fernando Palazzi, Giuseppe Ghedini, Piccolo dizionario di mitologia e antichità classiche, 15ª ed., Milano, Arnoldo Mondadori [agosto 1924], luglio 1940.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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