Aega

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Aega o Ega (... – Clichy, 642) è stato un nobile franco, maggiordomo di palazzo della Neustria e della Burgundia tra il 639 e il 642 circa.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Di Aega si hanno scarse notizie e non si conoscono le sue origini familiari, solo il cronista Fredegario, attesta che fosse di nobile origine[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Secondo gli Annales Marbacenses, alla morte del re dei Franchi Sali della dinastia merovingia, Dagoberto I salì al trono di Neustria e di Burgundia, Clodoveo II, sotto reggenza della madre, Nantechilde, e di Ercinoaldo, maggiordomo di palazzo di entrambi i regni[2], invece, secondo Fredegario ed il Chronicon Mossiacense, Ercinoaldo divenne maggiordomo di palazzo durante il terzo anno di regno di Clodoveo, dopo la morte del suo predecessore[3][4], Aega, squassato dalla febbre[5], che era stato reggente con Naintechilde[6].

Infatti Fredegario scrive che, al sedicesimo anno di regno, Dagoberto I fu colpito da dissenteria e durante la sua malattia, Aega, che era maggiordomo di palazzo, governò con la regina Nantechilde[7].

Durante i primi due anni di regno di Clodoveo II, Aega governò degnamente sia il palazzo che il regno, agendo con prudenza tra gli altri importanti personaggi della Neustria, e dotato di molta pazienza, eccelleva su tutti. Era di estrazione nobile, gran lavoratore, seguace della giustizia, colto nel linguaggio e preparato nelle risposte: era calunniato solo da molti che lo accusavano di essere avido di denaro[1].

Come già riferito sopra, durante il terzo anno di regno di Clodoveo II, Aega, squassato dalla febbre, morì[5].
Dopo la morte di Aega, divenne maggiordomo di palazzo del re Clodoveo II, sia in Neustria che in Burgundia, Ercinoaldo, che era consanguineo della madre di Dagoberto I[3].

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Di Aega non si conosce il nome della moglie, ma Fredegario ci dice che aveva una figlia, che aveva sposato Ermenefrido, che, poco prima della morte del suocero, aveva ucciso un certo Chainulfo e in conseguenza di ciò fu cacciato dal regno, ma trovò rifugio a Reims, nella chiesa di Saint-Rémy[5]. Inoltre l'anonimo cronista continuatore di Fredegario scrive che, nel 680, Ermenefrido prese parte al complotto che portò all'uccisione di Ebroino[8]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, LXXX
  2. ^ (LA) Annales Marbacenses, Pag 2 25-27
  3. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, LXXXIV
  4. ^ (LA) Cronicon Mossiacensis , pag 287, 19 - 20
  5. ^ a b c Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, LXXXIII
  6. ^ (LA) Cronicon Mossiacensis , pag 287, 15 - 17
  7. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum, Pars quarta, LXXIX
  8. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo, XCVIII

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Letteratura storiografica[modifica | modifica sorgente]

  • Christian Pfister, La Gallia sotto i Franchi merovingi. Vicende storiche in Storia del mondo medievale, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 688-711.
  • Christian Pfister, La Gallia sotto i Franchi merovingi, istituzioni in Storia del mondo medievale, Cambridge, Cambridge University Press, 1999, pp. 712-742.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]