Zurvanismo

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Lo zurvanismo è un movimento religioso di origine iranica, precedente o collegato allo zoroastrismo.

Il nome deriva dal Zurvan Akarana o Zervan Akarana, il Tempo che non è stato creato, fra i maggiori principi dello zoroastrismo.

Di questa corrente si hanno documenti risalenti all'epoca sasanide, circa dal III secolo al VII secolo E.V. La differenza principale dallo zoroastrismo è che i due dei, Ahura Mazda, il dio positivo e Ahriman, il dio negativo, sono entrambi soggetti al principio dello Zurvan.

Alcuni studiosi individuano in questa corrente una maggiore tendenza al pessimismo e all'ascetismo. Secondo altri studiosi - estrapolando alcuni passi di testi pahlavici - pensano che si tratterebbe semplicemente di una scuola teologica interna allo zoroastrismo, ma queste considerazioni non sono sicure, né accettate da vari storici delle religioni a partire dalla seconda metà del XX secolo, forti del fatto che nelle fonti zoroastriane non c'è alcun riferimento a Zurvan, attestato invece nelle fonti più tarde, armene, siriache, greche e arabe.[1]

Zurvān[modifica | modifica wikitesto]

Zurvān, secondo alcuni studiosi, indica più un concetto che un dio. È innanzi tutto un principio indeterminato, e il creatore dei due demiurghi gemelli, in cui il Male, Ahriman, è necessario al principio della creazione. Zurvan possiede due funzioni, la prima infinita, la seconda finita e generatrice del tempo. Paul Masson-Oursel l'assimila a Chronos:

«Cet absolu, le temps créateur et dévorateur à la fois, ainsi que le Chronos des Grecs».

Le prime occorrenze del nome sono rintracciabili nella città mesopotamica di Nuzi, tra il XIII e il XII secolo a.C.. Descritto come divinità dinamica del tempo, con distinte fasi ascrivibili alla crescita, all'equilibrio e alla decadenza, Zurvān era associato alle divinità Vayu (vento), Ātar (fuoco) e Thvarshtar (spazio).[2]

Come tale, Zurvān era la principale divinità persiana prima dell'affermarsi dello zoroastrismo e, nelle raffigurazioni più antiche, era proposto come un'entità alata, con testa di leone, circondata da un serpente, emblema del Sole.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Albert De Jong, «Zurvanism», in Encyclopaedia Iranica, online edition (a cura di), Encyclopaedia Iranica, 2014.
  2. ^ Che compare nello zoroastrismo come Spenta Mainyu (lo spirito benevolo).
  3. ^ Si veda il lemma «Zurvān» sull'Encyclopedia Britannica ([1]).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mary Boyce, Some reflections on Zurvanism, in Bulletin of the School of Oriental and African Studies, vol. 19, nº 2, Londra, SOAS, 1957, pp. 304–316, DOI:10.1017/s0041977x00133063.
  • Jacques Duchesne-Guillemin, Notes on Zurvanism, in Journal of Near Eastern Studies, vol. 15, nº 2, Chicago, UCP, 1956, pp. 108–112, DOI:10.1086/371319.
  • Richard Frye, Zurvanism Again, in The Harvard Theological Review, vol. 52, nº 2, Londra, Cambridge, 1959, pp. 63–73, DOI:10.1017/s0017816000026687.
  • Mansour Shaki, «Dahri», in Encyclopaedia Iranica, New York, Mazda Pub, 2002, pp. 35–44.
  • Richard Charles Zaehner, A Zervanite Apocalypse, in Bulletin of the School of Oriental and African Studies, vol. 10, nº 2, Londra, SOAS, 1940, pp. 377–398, DOI:10.1017/s0041977x00087577.
  • Richard Charles Zaehner, Zurvan, a Zoroastrian dilemma, Biblo-Moser, Oxford, Clarendon, 1955, ISBN 0-8196-0280-9.
  • Richard Charles Zaehner, The Dawn and Twilight of Zoroastrianism, 2003 Phoenix, New York, Putnam, 1961, ISBN 1-84212-165-0. Una sezione dell'opera è disponibile online.
  • Richard Charles Zaehner, Teachings of the Magi: Compendium of Zoroastrian Beliefs, New York, Sheldon, 1975, ISBN 0-85969-041-5.
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