Villa Castellina

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Villa Castellina
Villa Castellina (Castellina, Soragna) - facciata nord 2019-06-18.jpg
Facciata nord
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna
LocalitàCastellina
Indirizzovia Castellina 136
Coordinate44°54′50.65″N 10°06′29.29″E / 44.91407°N 10.108136°E44.91407; 10.108136Coordinate: 44°54′50.65″N 10°06′29.29″E / 44.91407°N 10.108136°E44.91407; 10.108136
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzioneinizi del XVIII secolo
Stilebarocco
Realizzazione
ProprietarioClaudio Pedroni
CommittenteAlessandro Ranuccio Ugolini

Villa Castellina è un edificio in stile barocco situato in via Castellina 136 a Castellina, frazione di Soragna, in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La villa fu edificata nei pressi delle rovine del castello di Castellina agli inizi del XVIII secolo per volere del conte Alessandro Ranuccio Ugolini, feudatario della zona dal 1707.[1][2]

Dopo il 1781 il duca Ferdinando di Borbone investì il conte Giuseppe Pompeo Sacco dei diritti su Castellina,[3] che la famiglia mantenne fino alla loro abolizione sancita da Napoleone nell'ex ducato di Parma e Piacenza nel 1805.[4]

In seguito la tenuta fu acquistata dalla famiglia Tagliaferri, che si estinse dopo la metà del XIX secolo; la proprietà cadde successivamente in un lento declino.[2]

La villa fu acquistata nel 1998 dalla famiglia Pedroni, che ne avviò i lavori di completo recupero,[5] trasformandola in residenza privata e sede per ricevimenti.[6]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La villa è accessibile attraverso la corte a nord e il giardino all'italiana a sud, entrambi sviluppati su una pianta rettangolare.

Villa[modifica | modifica wikitesto]

Facciata sud
Porticato della facciata nord

La villa si sviluppa su una pianta quadrata, con accesso a nord e a sud.[7]

La simmetrica facciata settentrionale, uguale a quella meridionale sul parco, si innalza su tre livelli fuori terra; al centro, preceduto da una scalinata rastremata per accentuare l'effetto prospettico, si apre il porticato affrescato a tre arcate a tutto sesto, rette da pilastri coronati da capitelli dorici; ai lati e al piano superiore si affacciano regolari finestre rettangolari, mentre all'ultimo livello si trovano piccole aperture con spigoli stondati.[7]

I due portici danno accesso all'ampio e scenografico androne passante, coperto da una volta a padiglione; l'ambiente è interamente decorato sulle pareti e sul soffitto con affreschi barocchi, raffiguranti finte architetture prospettiche, colonnati, fregi, trofei e, sui due portali d'ingresso, grandi stemmi all'interno di frontoni spezzati;[7] dal salone, caratterizzato dalla presenza di un grande lampadario in vetro di Murano,[8] si accede sui lati a tre piccole sale intercomunicanti.[9]

Parco[modifica | modifica wikitesto]

Portale d'ingresso sud

Il parco all'italiana, interamente cintato da un muro perimetrale, si sviluppa a sud della villa su una pianta quadrangolare; il giardino è quadripartito da due viali ortogonali delimitati da siepi, che si incrociano nella fontana centrale.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Villa Castellina, su www.ilparcopiubello.it. URL consultato il 13 maggio 2019.
  2. ^ a b Cenni storici, su www.villacastellina.it. URL consultato il 13 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2016).
  3. ^ Sacco Giuseppe Pompeo, su www.parmaelasuastoria.it. URL consultato il 5 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2016).
  4. ^ L'eredità napoleonica. Il Codice (PDF), su www.treccani.it. URL consultato il 5 luglio 2017.
  5. ^ Chi siamo, su www.villacastellina.it. URL consultato il 13 maggio 2019.
  6. ^ Villa per ricevimenti Castellina, su turismo.comune.parma.it. URL consultato il 5 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2017).
  7. ^ a b c Villa Castellina (PDF), su www.concorsiletterari.it. URL consultato il 28 marzo 2020.
  8. ^ La villa, su www.villacastellina.it. URL consultato il 13 maggio 2019.
  9. ^ a b Descrizione, su www.villacastellina.it. URL consultato il 5 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 30 luglio 2016).

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