Vae victis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Brenno, capo dei Galli, e Marco Furio Camillo, dopo il sacco di Roma. Brenno pose la spada come contrappeso all'oro, pronunciando secondo la leggenda la locuzione.

Vae victis è una locuzione latina che letteralmente significa Guai ai vinti.

La locuzione è divenuta proverbiale in molte culture e viene più frequentemente utilizzata come amaro commento dinanzi ad una crudele sopraffazione o ad un beffardo accanimento di chi ha di fronte un avversario non più in grado di difendersi.

L'episodio[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo storico Livio (Ab Urbe condita libri V,48), sarebbe stata pronunciata da Brenno, capo dei Galli Senoni che nel 390 a.C. (o, più probabilmente, nel 386 a.C.) avevano sconfitto e occupato Roma: i Romani stavano pesando su una bilancia l'oro che avrebbero dovuto versare al Gallo come tributo di guerra, quando qualcuno fra loro protestò perché i pesi erano truccati. Brenno allora sfoderò la sua pesante spada e la aggiunse sul piatto dei pesi (da pareggiare con oro), rendendo quindi il calcolo ancora più iniquo, ed esclamando Vae victis, per significare che le condizioni di resa le dettano i vincitori sulla sola base del diritto del più forte.

La tradizione romana tramanda che Marco Furio Camillo, venuto a conoscenza della richiesta di riscatto, tornò velocemente a Roma per affrontare di persona Brenno. Una volta giunto alle bilance gettò anch'egli la propria spada sui piatti, così da compensare il peso della spada del barbaro. Quindi gli si rivolse dicendo: "Non auro, sed ferro, recuperanda est Patria", ossia: "Non con l'oro si riscatta la Patria, ma con il ferro". I Romani, a seguito di quest'episodio e dietro la guida di Furio Camillo, si riorganizzarono, la città venne liberata dai Galli. Il condottiero Romano continuò a inseguire Brenno e i suoi anche oltre i confini di Roma. Brenno fu quindi costretto a rifugiarsi nel nord dell'Italia.

Veridicità dell'episodio[modifica | modifica wikitesto]

Circa la veridicità di questo dettaglio del relato di Livio, la generale opinione degli storici vuole che essa sia piuttosto scarsa, sia per la notevole distanza temporale degli eventi narrati (Livio ne scrisse circa tre secoli dopo l'evento) e quindi probabilmente è solo una leggenda, sia perché presumibilmente tendente a screditare, anche relativamente ad un fatto di molto precedente, la pubblica "immagine" dei Galli, che al tempo in cui Livio componeva il suo testo erano da poco stati conquistati e sottomessi da Giulio Cesare.

C'è di vero che i Galli Senoni, partiti da Senigallia (che per l'appunto si chiamava "Sena Gallica") per una spedizione di razzia nell'Etruria meridionale, avendo agevolmente vinto presso Chiusi si diressero verso Roma, che non seppe opporre un'adeguata resistenza e fu sconfitta presso il fiume Allia; dopo questa battaglia Brenno condusse i suoi verso l'Urbe, che sottomise facilmente e velocemente (solo il Campidoglio fu protetto, dalle famose oche), compiendo il primo sacco di Roma.

La spedizione celtica aveva quale fine essenziale il saccheggio, e per questo si concluse con il versamento di un pesante tributo mentre, se si fosse trattato di una guerra di conquista, una così sconfortante disfatta della città avrebbe potuto mutare il corso della storia. Si è presunto, pertanto, che il celebrativo Livio, capace di più profonde analisi in altre parti della sua opera, intenzionalmente non abbia evidenziato che si trattò di un momento gravissimo della storia romana, sia per non scrivere che Roma poteva essere messa in pericolo, sia per non fornire inopportuni suggerimenti (quantunque delineandone alcune costanti debolezze strategiche) ad altri potenziali aggressori. L'evento fu quindi registrato ponendo l'accento sullo scarso "fair-play" di Brenno e sintetizzandone un conciso quanto significativo monito.

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

La locuzione "Vae Victis" venne pronunciata anche da Napoleone nella Pace di Tolentino, rivolgendosi al Monsignor Lorenzo Caleppi, che trovava il trattato iniquo.[senza fonte]

Nel 1947, in un discorso all'Assemblea Costituente, il filosofo Benedetto Croce si pronunciò contro la ratifica, da parte della Repubblica Italiana, del trattato di pace di Parigi con le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, paragonando l'atteggiamento di queste ultime a quello del capo gallico:

« in questo documento è scritto che i suoi dettami saranno messi in esecuzione anche senza l'approvazione dell'Italia: dichiarazione in cui, sotto lo stile di Brenno, affiora la consapevolezza della verità che l'Italia ha buona ragione di non approvarlo[1]. »

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • "Vae Victis" è anche l'espressione esclamata da Kain, protagonista della saga di videogiochi Legacy of Kain, al momento dell'uccisione dei propri nemici nell'episodio Blood Omen, il primo della serie, e Defiance, il quinto ed ultimo capitolo.
  • Uno dei primi cinque draghi leggendari di Magic: l'Adunanza si chiamava Vaevictis Asmadi, (gli altri erano Chromium, Nicol Bolas, Palladia-Mors e Arcades Sabboth, fratelli tra di loro e cugini di Vaevictis).
  • Vae Victis! è un fumetto di Simon Rocca e Jean-Yves Mitton
  • "Vae Victis" è il nome di una discoteca di Misano Adriatico (RN), in voga dal 1991 al 2008.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Assemblea Costituente, seduta del 24 luglio 1947, p. 6171.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]