Turritopsis dohrnii

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Turritopsis dohrnii
Turritopsis dohrnii.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Phylum Cnidaria
Classe Hydrozoa
Ordine Anthoathecata
Sottordine Filifera
Famiglia Oceaniidae
Genere Turritopsis
Specie T. dohrnii
Nomenclatura binomiale
Turritopsis dohrnii
Weismann, 1883
Sinonimi

Dendroclava dohrnii Weismann, 1883

Turritopsis dohrnii Weismann, 1883 è un idrozoo della famiglia Oceanidae. Assieme alla T. nutricula, è il solo animale attualmente conosciuto in grado di ringiovanire, ovvero di regredire completamente ad uno stato di immaturità sessuale, dopo aver raggiunto la piena maturità sessuale. Il nome le è stato attribuito in onore al biologo Anton Dohrn.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le colonie di idrozoi sono di altezza variabile (fino a 35mm) e con relativamente poche ramificazioni. I germogli sono grossi solo pochi millimetri e gli idranti (i singoli polipi Idrozoa) sono di un colore rosa pallido o trasparente, con 12-20 tentacoli disposti attorno alla bocca. Le giovani meduse hanno invece un manubrio di colore giallo chiaro e da 8 a 12 tentacoli[1].

Gli individui adulti misurano fino a 2,7mm di lungo per 3,2mm di diametro; la campana ha una struttura sferica. Il manubrio si estende fino ai margini della campana, con le gonadi che assumono un colore bruno. I tentacoli sono in numero compreso fra 14 e 32 e possono presentare un rigonfiamento all'estremità[2].

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene il genere Turritopsis si pensa abbia origini nell'Oceano Pacifico, si è diffuso in tutto il mondo, generando specie diverse[3][4]. Le differenze morfologiche tra queste specie sono state verificate da uno studio comparativo[5] che stabilisce che la T. dohrnii è essenzialmente presente nel mar Mediterraneo[1][4] occidentale, nel Golfo di Napoli e nell'Adriatico[1]. Gli esemplari pescati nel mar del Giappone devono probabilmente la loro origine a ragioni antropiche, trasportate in Giappone dal Mediterraneo nell'acqua di zavorra delle navi[4] dove sopravvive senza mescolarsi con la T. pacifica indigena.

Ciclo vitale[modifica | modifica wikitesto]

Il primo a rilevare che la T. dohrnii è in grado di ringiovanire fu Christian Sommer, un biologo marino tedesco che l'identificò alla fine degli anni ottanta mentre eseguiva degli studi sugli idrozoi nelle acque di Rapallo[6][7]. La medusa fu trasportata nell'acquario del biologo genovese Giorgio Bavestrello, che intendeva studiarne il ciclo vitale, ma le condizioni ambientali nell'acquario non erano delle migliori per la Turritopsis: lo stress a cui la medusa fu sottoposta fece scattare il meccanismo di ringiovanimento e il giorno successivo al trasporto i biologi scoprirono che al posto della medusa c'era un polipo. La T. dohrnii era regredita ad uno stato precedente del proprio sviluppo.

La medusa fu successivamente studiata da un gruppo di scienziati, guidati da Ferdinando Boero, professore dell'Università del Salento e associato a CNR-ISMAR, e Stefano Piraino. Il loro lavoro, che ridescrive la specie ad ogni stadio di sviluppo e come questa possa ringiovanire, fu pubblicato nel 1996[2].

Nonostante la sua straordinaria capacità, che le ha fruttato anche l'appellativo di medusa Benjamin Button, come il personaggio reso celebre dal racconto di Francis Scott Fitzgerald, la T. dohrnii non sopravvive facilmente in cattività. Al momento solo lo scienziato Shin Kubota, della Kyoto University, è riuscito a mantenere viva per un lungo periodo (almeno due anni) una coltura di T. dohrnii. Kubota, che è uno degli scienziati che dedica maggior tempo allo studio di questa medusa, viene spesso intervistato dai media giapponesi e ha registrato molte canzoni sulle T. dohrnii[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c P. Schuchert, p.330.
  2. ^ a b (EN) Stefano Piraino, F. Boero, B. Aeschbach e V. Schmid, Reversing the life cycle: medusae transforming into polyps and cell transdifferentiation in Turritopsis nutricula (Cnidaria, Hydrozoa), in Biological Bulletin, vol. 190, n. 3, 1996, pp. 302–312, DOI:10.2307/1543022, JSTOR 1543022.
  3. ^ (EN) Lech Mintowt-Czyz, Turritopsis nutricula: the world’s only “immortal” creature, in Times Online, 26 gennaio 2009.
  4. ^ a b c Miglietta et al., p. 14.
  5. ^ (EN) 'Immortal' jellyfish swarming across the world, Telegraph Media Group, 27 gennaio 2009. URL consultato il 16 giugno 2010.
  6. ^ Paola Richard, L'incredibile storia della medusa immortale, su nationalgeographic.it. URL consultato il 17 giugno 2015.
  7. ^ a b (EN) Nathaniel Rich, Can a jellyfish unlock the secret of immortality?, in The New York Times Magazine, 28 novembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]