Typha latifolia

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Typha latifolia
Typha latifolia 02 bgiu.jpg
Typha latifolia
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Poales
Famiglia Typhaceae
Genere Typha
Specie T. latifolia
Nomenclatura binomiale
Typha latifolia
L.
Nomi comuni
  • Mazzasorda
  • Lisca
  • Tifa
  • Stiancia
  • Batatesta
  • Scarzica
  • Batacú
  • Pagafrati
  • Masagat

La tifa (Typha latifolia) o stiancia[1] è una pianta monocotiledone della famiglia delle Typhaceae.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Arriva ad essere alta anche 250 cm. Le infiorescenze femminili sono formate da migliaia di piccolissimi fiori di colore bruno circondati da peli. Le spighe cilindriche marroni ed a forma di salsiccia sono lunghe fino a 30 cm.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

In Italia è diffusa in diverse regioni. Cresce spontaneamente lungo gli argini dei fiumi o in zone umide con acque stagnanti come le paludi.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente venivano usate le foglie per farne panieri e le infiorescenze composte da moltissimi “pelucchi” tutti uniti venivano usate per imbottire materassi.
Viene usata dai fioristi come decorazione, specialmente l'infiorescenza fatta essiccare. È anche utilizzata come specie vegetale nei sistemi di fitodepurazione delle acque reflue. Nel Ferrarese i "sigari" venivano accesi in modo che il fumo, abbastanza copioso, scacciasse le zanzare. Il suo rizoma veniva utilizzato già nel Paleolitico Superiore come pane, in recenti ricerche archeologiche sono state ritrovate macine in pietra risalenti a 30.000 anni a.c. che riportavano tracce di amido di typha. La sua struttura cellulare della lunga foglia era usata dai mastri-bottai come sigillante elastico da inserire tra le doghe delle botti di legno e per "stagnare" eventuali perdite tra le doghe o tra la "capruggine"(incastro tra fondo bolle e doghe laterali)per riparare botti di legno. Si usava anche per la protezione di fiaschi di vetro, i famosi fiaschi toscani erano tutti protetti dalle foglie di "scarsica". Se suddivisa in listelli, veniva usata in agricoltura per legare gli ortaggi ai tutori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, 11ª ed., Bologna, Zanichelli, 1988.
La sua infiorescenza essiccata veniva utilizzata in mascalcia per imbottire  selle, basti, collari e le ferrovie di stato la usavano per i cuscini delle carrozze di I^ classe.

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