Thymiaterion

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Thymiatérion di Tarso rappresentante il dio Attis (Louvre).

Thymiatérion, letteralmente: "incensiere", "altare per l'incenso" (dal greco antico θυμιατήριον e da θυμιάειν thymiaein "suffumicare"; plurale thymiateria) è un bruciatore d'incenso.[1]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il Thymiatérion è di origine babilonese-assira. Prima di essere largamente impiegato in ambito greco e romano, fu molto diffuso in: Egitto, Mesopotamia, Siria, Palestina e Fenicia. Molto probabilmente giunse a queste popolazioni attraverso Cipro[2]. Sacrifici d'incenso e altari incensati appartengono specialmente al culto di Afrodite e di Adone; infatti l'incenso viene menzionato per la prima volta in quella poesia di Saffo, che rievoca l'epifania della dea nel suo sacro bosco di meli e rose, fra rami tremuli e altari che emanano vapori d'incenso. In seguito 'l'uso dell'incenso si diffuse un po' ovunque: spargere un granello d'incenso sulla fiamma è l'atto sacrificale più semplice e più diffuso, oltre che il più a buon mercato'.[3]

Utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Utilizzato come recipiente per bruciare grani di incenso e come dono votivo nei luoghi di culto, il thymiaterion esalava fumi ed essenze durante le cerimonie sacre che miravano a creare un collegamento ideale tra il mondo umano e quello divino. Poteva essere fisso a vaschetta con sostegno oppure mobile a forma di scatola con coperchio forato o ancora sospeso con catenelle.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cristiana Zaccagnino, il thymiaterion nel mondo greco, Analisi delle fonti, tipologia, impieghi. Roma 1998
  2. ^ Walter Burkert, La religione greca, II. Rito e santuario, Editoriale Jaka Book 2003 ISBN 88-16-40585-6 cit. pag. 158
  3. ^ Ibid. Walter Burkert, La religione greca, cit. pag. 158

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