The Tyger

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Incisione originale di William Blake di The Tyger, stampata nel 1795

The Tyger (La tigre) è una poesia del poeta e incisore inglese William Blake, raccolta nell'opera Songs of Experience, pubblicata nel 1794.

Testo[modifica | modifica wikitesto]

Originale (in lingua inglese) Traduzione
a cura di Giuseppe Ungaretti
Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?
In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare seize the fire?
And what shoulder, and what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
What dread hand? And what dread feet?
What the hammer? What the chain?
In what furnace was thy brain?
What the anvil? What dread grasp
Dare its deadly terrors clasp?
When the stars threw down their spears,
And water'd heaven with their tears:
Did He smile His work to see?
Did He who made the Lamb make thee?
Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Dare frame thy fearful symmetry?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l'immortale mano o l'occhio
Ch'ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?
Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?
Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso riempivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l'Agnello creò, creò anche te?
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osò formare la tua agghiacciante simmetria?

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Un manoscritto di Blake raffigurante due tigri, intese come l'incarnazione della sofferenza derivante dalla experience

The Tyger si compone di ventiquattro versi ripartiti in sei strofe di quattro settenari ciascuna, in rima baciata AA BB. In questa lirica Blake satireggia il «mondo dell'esperienza», ovvero quello stato di cinismo raggiunto dagli esseri umani adulti, privi dell'impeto e della vitalità dell'infanzia e segnati dalla crudeltà e dalle ingiustizie quotidiane.

Il testo del poema si apre con l'introduzione della tigre, descritta come una creatura che si aggira avvampandosi nelle selve notturne, suscitando spavento per la sua «agghiacciante simmetria» (in riferimento, probabilmente, alle striature del suo mantello)[1] e per gli occhi che ardono come fuoco. Blake, rapito dal fascino della fiera, con queste assillanti domande intende scoprire l'identità dell'artefice di un simile concentrato di bellezza e orrore; l'aggettivo «immortale» che qualifica la mano creatrice suggerisce al lettore che si tratta di Dio,[2] eppure - a differenza di quelle espresse in The Lamb - qui nessuna domanda otterrà risposta.[3]

In questo modo, la tigre - delineata come una creatura oscura, perturbante, quasi demoniaca - assurge a simbolo della sofferenza che deriva dall'esperienza umana; siamo davanti a una figura diametralmente opposta all'agnello già incontrato in The Lamb, emblema invece dell'innocenza e della purezza. Il poeta paragona esplicitamente i due animali al v. 20, in cui domanda alla tigre: «Chi l'Agnello creò, creò anche te?». Blake, infatti, comprende che la potenza e la perfezione di questa terribile creatura non possono che essere frutto del disegno di Dio, eppure si tratta dello stesso Dio che ha creato anche il docile agnellino; sconcertato dall'idea che il principio del male e del bene abbiano la stessa origine, il poeta giunge alla conclusione che la creazione della Tigre è un atto volontario e deliberato, e che vi sono alcuni concetti - come la natura del male - che sono impenetrabili e sfuggono alla comprensione umana.[4]

In questa poesia, infine, Blake utilizza un lessico povero di latinismi e termini aulici, ma denso di arcaismi («tyger», «thine», «thy»), e un ritmo concitato ed incalzante, basato sull'impiego di un andamento paratattico, con poche subordinate.[4] Scrisse Giuseppe Ungaretti, traduttore dell'opera di Blake:[1]

« Il tema centrale di Blake è quello della libertà, dell’uomo libero da leggi poiché contro la “Tigre” gli ha riacquistato l’innocenza l’”Agnello”. L’opposizione tra era della legge e era della libertà, sarà presto anche uno dei temi fondamentali della poesia romantica e, chi conosca l’elaborazione della Pentecoste, sa in quale modo energico esso si fosse, nelle prime stesure, purtroppo sacrificate, affacciato alla fantasia del Manzoni »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b 6, in Tigre, da Canti dell’esperienza, vol. 4, Atlas.
  2. ^ (EN) Analysis and commentary of The Tyger by William Blake, su mural.uv.es. URL consultato il 29 luglio 2016.
  3. ^ C'è una affinità con il sonetto n. 129 di Shakespeare sulla lussuria in cui si mettono a contrasto, in una antinomia tipicamente barocca, i desideri irrefrenabili che portano ad abbandonarsi alla sensualità con il rimorso che si prova una volta raggiunta. In sostanza anche in Shakespeare si parla della incomprensibile inconciliabilità di una natura umana che appare "una" ma in realtà è molteplice, scissa senza possibilità di ricomposizione fra una irrazionalità piena di travolgente ma violenta energia e una razionalità dell'ordine e della bontà che però appare indifesa e destinata a soccombere di fronte alla potenza della prima. Gli istinti che spingono alla lussuria sono furiosi e incontrastabili come quelli della tigre di Blake ma all'estasi succede lo smarrimento e il pentimento per aver contaminato la propria natura di «agnello».
  4. ^ a b Elisa Bolchi, Blake, “The Tyger” e “The Lamb”: traduzione, analisi e confronto, Oil Project. URL consultato il 29 luglio 2016.

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