Terremoti a Benevento

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Questa pagina parla dei terremoti che hanno interessato Benevento.

Principali eventi sismici[modifica | modifica wikitesto]

La città è situata in una zona soggetta a scosse telluriche relativamente frequenti. Si ricordano o sono attestati nel corso della sua storia 15 terremoti di forte intensità:

Terremoto del 21 luglio 369[modifica | modifica wikitesto]

Il primo terremoto attestato da cronache contemporanee, anche se piuttosto discordanti, rase al suolo la città. All'epoca Benevento era un fiorente centro culturale e artistico: dei suoi 200.000 abitanti la metà morì, andarono distrutte le sue 15 torri e gli importanti edifici e templi che ospitava.

La città, essendo molto ricca e popolosa, fu subito ricostruita. Il prefetto Quinto Aurelio Simmaco, Seniore Corrector Campaniae, che vi si recò per l'occorenza, scrisse al Senato Romano per elogiare l'abnegazione, lo slancio "patriottico" e la correttezza dimostrata dal popolo nella pronta opera di ricostruzione.

Terremoto di giugno 847[modifica | modifica wikitesto]

Il secondo grande terremoto (IX Mercalli) colpì Benevento in un periodo di crisi per il Principato di Benevento, essendo stato costituito nell'840 un nuovo principato a Salerno.

Terremoto del 5 giugno 1688[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto del 5 giugno 1688.

Il terremoto colpì alla vigilia della Pentecoste, attorno alle 18.30[1]. La scossa, secondo la testimonianza del Vescovo di Cerreto Sannita Giovanni Battista De Bellis, durò "tanto tempo quanto possa dirsi un Credo"[2] e rase al suolo gran parte dei paesi della sua Diocesi.

Il prof. Domenico Franco, dopo accurati studi, ha stabilito che la potenza del terremoto fosse compresa tra il X el'XI grado della Scala Mercalli ed ha individuato l'epicentro nella zona "Benevento-Cerreto" in un vasto territorio di forma ellittica con un asse maggiore (SE-NW) di circa 70 km e con un asse minore di quasi 25 km[3].

Le testimonianze riportano scenari apocalittici: nelle piazze e viuzze della città, immerse nella quiete del primo pomeriggio, risuonarono d'un tratto i cupi boati dei crolli, seguiti dai gemiti di migliaia di feriti e moribondi, le grida di terrore degli scampati che fuggivano come forsennati verso le aperte campagne o si attardavano presso le macerie delle proprie case piangendo i familiari sepolti.

A Benevento un denso polverone si alzò sulla città fino ad oscurare il sole. Ben presto si poté avere la visione esatta della gravità della sciagura: Benevento era stata letteralmente rasa al suolo. I morti furono 2.115.

A Cerreto Sannita 4.000 persone (metà della popolazione) morirono a causa del sisma. Questa grave tragedia indusse il conte Marzio Carafa a decidere di ricostruire il centro abitato (l'attuale) più a valle e su di un suolo maggiormente stabile, adottando dei criteri antisismici[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renato Pescitelli, Palazzi, Case e famiglie cerretesi del XVIII secolo: la rinascita, l'urbanistica e la società di Cerreto Sannita dopo il sisma del 1688, Don Bosco, 2001.
  2. ^ Pierroberto Scaramella, La Chiesa di fronte al terremoto del 1688 in Campania, Campania Sacra, 1992.
  3. ^ Domenico Franco, Il terremoto del 1688 nel Cerretese in Annuario dell'Associazione Storica del Sannio Alifano, 1966.
  4. ^ Billy Nuzzolillo, Cerreto Sannita: un esempio di ricostruzione post sismica, Sanniopress, 2003.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore De Lucia, Passeggiate beneventane, Benevento 1983
  • Giovanni Giordano, Aspetti di vita beneventana nei sec. XVII-XVIII, ed. Dehoniane Napoli, 1976

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]