Tadashi Yanai

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Tadashi Yanai

Tadashi Yanai (柳井 正 Yanai Tadashi?; 7 febbraio 1949) è un imprenditore giapponese, fondatore e presidente della Fast Retailing, il gruppo che controlla Uniqlo (ユニクロ, "unique clothing"), il gigante dell'abbigliamento, e altri marchi tra cui J Brand, Helmut Lang, Theory, Comptoir des Cotonniers, Princess Tam.Tam.[1]. Miliardario, è considerato tra gli uomini più ricchi del mondo (nel giugno 2018 occupa il 33º posto secondo Bloomberg) e l'uomo più ricco del Giappone con un patrimonio netto stimato in 23,2 miliardi di dollari.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Kanichi Yanai e Hisako Mori Yanai, nasce a Ube, Yamaguchi,[3] frequenta la Ube High School e in seguito la Waseda University, laureandosi nel 1971 in economia e scienze politiche.[4] Lo zio era un attivista per l'eliminazione dell'insediamento di persone discriminate di classe inferiore, chiamate Burakumin (gruppo di minoranza della società giapponese).[5]

Subito dopo la laurea inizia a lavorare vendendo stoviglie e abiti da uomo in un supermercato JUSCO.[6] Dopo un anno torna a casa e lavora nella piccola sartoria del padre.[6] Quando è lui a prendere in mano l'attività, sei dei sette dipendenti preferiscono licenziarsi per il suo atteggiamento manageriale.[7]

Apre il suo primo negozio Uniqlo a Hiroshima nel 1984 e cambia il nome della società di suo padre, Ogori Shoji, in Fast Retailing nel 1991.[6]. Da allora ha aperto duemila negozi Uniqlo (a Tokyo nel 1998),[1] quasi al ritmo di 300 aperture all'anno. Portando Uniqlo ad essere il terzo gruppo di abbigliamento al mondo alle spalle di H&M e Zara. Ha affermato: "Potrei avere successo ma ho fatto molti errori, le persone prendono troppo seriamente i loro fallimenti, devi essere positivo e credere che troverai la prossima volta il successo".[8] Il concetto sarà il titolo di un suo libro: "Vincere una volta e perdere 99 partite".[9]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • One Win, Nine Losses, 1991
  • Throw Away Your Success in a Day, 2009

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Yanai ha vinto il premio International Retailer of Year per il 2010 dalla National Retail Federation negli Stati Uniti. È stato il quarto cittadino giapponese a vincere. È stato anche scelto come miglior presidente di aziende in un sondaggio di dirigenti aziendali giapponesi da parte del Sanno Institute of Management nel 2008 e nel 2009.[10] Nel 2012 è stato incluso nella lista delle 50 persone più influenti della rivista Bloomberg Markets.

Filantropia[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 2011 Yanai ha donato 1 miliardo di yen alle vittime del terremoto e dello tsunami di Tōhoku del 2011.[11]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

È sposato e ha due figli, Kazumi e Koji. Vive a Tokyo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Storia della strategia vincente di Uniqlo, il brand giapponese basic-cool, su it.businessinsider.com, 2 luglio 2018. URL consultato il 21 dicembre 2018.
  2. ^ (EN) Bloomberg Billionaires Index, in Bloomberg, 8 giugno 2018. URL consultato l'8 giugno 2018.
  3. ^ (JA) 代表取締役会長兼社長 柳井 正 (Managing Director & President Tadashi Yanai), su nippon-shacho.com, 2003. URL consultato il 25 marzo 2016.
  4. ^ (EN) Fast Retailing Lives Up to Name With Global Gains, in Forbes, 22 giugno 2009. URL consultato il 4 ottobre 2009.
  5. ^ 『週刊現代』2014年8月30日号、藤岡雅「ユニクロ・柳井が封印した『一族』の物語」
  6. ^ a b c (EN) Uniqlo Billionaire’s Drive for Global Crown Fuels J.Crew Talks, in Bloomberg, 2 marzo 2014. URL consultato il 1º aprile 2014.
  7. ^ Guido Santevecchi, Uniqlo a Milano per lanciare la sfida a Zara e H&M, L'Economia del Corriere della Sera, 26 novembre 2018, p. 31
  8. ^ Monocle magazine, april 2009
  9. ^ (EN) Kate Finningan, The plain truth: Uniqlo boss Tadashi Yanai explains his plans for world domination, in The Daily Telegraph, 12 marzo 2016. URL consultato il 14 marzo.
  10. ^ Kensuke Kojima (2011). Uniqlo Syndrome. Toyo Keizai Shinpo Sha. ISBN 4-492-76191-8 Tenkai Japan. ASIN: B004PYDPOK.
  11. ^ (EN) Uniqlo operator to donate 1.4 billion yen to quake victims, in Mainichi Shinbun, 15 marzo 2011. URL consultato il 16 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 18marzo 2011).
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