Tacco

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Il tacco è una prominenza della suola della calzatura posta sotto al calcagno. La sua funzione principale è quella di aumentare l'equilibrio, ma vi sono anche ragioni estetiche, come quella di aumentare la statura o di dare slancio al polpaccio. Si trova applicato a: scarpe, stivali o sandali.

Viene introdotto per dare maggiore stabilità ai cavalieri sulle staffe durante le battaglie, nel II secolo d.C. in Persia. Successivamente, intorno al 1350 d.C. compare in Turchia e in Ungheria. Attorno al 1605, la presenza dei tacchi nei primi listini prezzi testimoniano la loro diffusione in Europa, dove la funzione era puramente estetica, con lo scopo di fare apparire la persona più alta: infatti era a forma di cuneo, posto tra la suola e il tallone. Mentre nell'epoca barocca trova la sua massima espressione per altezza e decorazioni, agli inizi del XIX secolo perde importanza a favore di scarpe di seta prive di tacco.

I materiali con i quali si realizza il tacco sono: cartone, recuperi del cuoio, plastica e gomma con la funzione di isolante. Gli strati sono incollati uno sopra l'altro. Il cartone è utilizzato perché è un materiale più economico e più leggero rispetto alla vera pelle. Se il tacco è realizzato in cartone, solitamente viene posto un penultimo strato di pelle e l'ultimo di gomma. Sia con un tacco di vero cuoio, che di cartone, la gomma è applicata all'ultimo strato, a contatto con il terreno, per proteggere la pelle e/o il cartone dall'umidità e dalla pioggia, assicurando una maggiore durata della scarpa.

Nell'ultimo decennio, l'avvento della tecnologia ha caratterizzato anche la produzione dei tacchi, specie quelli da donna, che ormai si producono esclusivamente in plastica per poi essere rivestiti di pelle o cuoio, e talvolta anche verniciati. I materiali utilizzati, sono il polistirolo (PS) nel caso di tacchi da rivestire e ABS nel caso di tacchi da verniciare.

La plastica viene fusa ed iniettata in stampi, questa innovazione ha portato alla possibilità di realizzare tacchi delle forme più svariate, spesso impensabili con i vecchi metodi. I tacchi particolarmente alti e sottili contengono un'anima in acciaio dal diametro di 5 mm che si inserisce nello stampo prima di farci entrare il materiale.

Per proteggere il tacco dal contatto col pavimento, si aggiunge il sottotacco, prodotto in poliuretano (PU) una plastica molto resistente all'abrasione.

L’utilizzo abituale e prolungato di tacchi alti (indicativamente sopra i 5 cm di altezza) può determinare una iperlordosi, con retrazione ed accorciamento del tendine di Achille.

Uomo[modifica | modifica wikitesto]

Nelle calzature maschili il tacco è generalmente basso, alto non oltre i 3 cm, con poche eccezioni, ma la maggior parte dei calzolai afferma che il tacco classico delle scarpe da uomo dovrebbe rispettare la formula "1/4 della suola più 1 cm". I tacchi simmetrici a ferro di cavallo sono i più comuni, anche se ne esistono di asimmetrici, a trapezio a base larga (utilizzati principalmente per scarpe sportive) e a base stretta (per scarpe a punta). Può essere rinforzato con una placchetta metallica per evitare l'usura o per produrre rumore nel caso di alcuni tipi di danza come il tip tap o lo step.

Negli stivali da cowboy oltre ad una maggiore altezza il tacco ha una forma particolare, inclinata in avanti verso la punta, per evitare di infilare lo stivale eccessivamente nella staffa col rischio di rimanervi incastrato.

Donna[modifica | modifica wikitesto]

I tacchi delle calzature femminili presentano tutte le altezze, da pochi centimetri fino agli 8 cm e più, con finalità estetiche: per ottenere l'effetto ottico di allungamento della gamba, dare risalto alla caviglia e maggior eleganza al piede. Ovviamente maggiore è l'altezza del tacco e minore è la stabilità della calzatura e la sicurezza dell'incedere.

Fra i tacchi alti vi sono anche i tacchi a spillo, che raggiungono fino a 17 cm di altezza e convergono su una molto piccola superficie di base (rinforzata a volte da dischi metallici alla base). La loro comparsa risale agli anni cinquanta ed è di origine italiana. Un loro primo uso è stato praticato dalla nobile Madame de Pompadour, ai tempi di Luigi XIV.

Il punto più stretto della suola di una scarpa, posto tra la punta e il retro in prossimità del tacco, prende il nome di fiosso.

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