Strage degli innocenti (Giotto)

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Strage degli innocenti
Massacre of the Innocents - Capella dei Scrovegni - Padua 2016.jpg
AutoreGiotto
Data1303-1305 circa
Tecnicaaffresco
Dimensioni200×185 cm
UbicazioneCappella degli Scrovegni, Padova
Dettaglio delle lacrime

La Strage degli innocenti è un affresco (200x185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. È compresa nelle Storie di Gesù del registro centrale superiore, nella parete destra guardando verso l'altare.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

La scena, di crudo realismo, è una delle più drammatiche del ciclo, anche se nel 1951 Pietro Toesca ne rilevò una certa artificiosità e qualche difetto nel movimento dei personaggi ipotizzando la presenza di interventi di collaboratori, ipotesi poi ridimensionata dalla critica successiva.

Come in altre scene del ciclo l'architettura dello sfondo aiuta a definire i gruppi di figure e, in generale, facilitare la lettura della scena. In alto a sinistra, da un balcone coperto, Erode impartisce il comando di uccidere tutti i fanciulli nati negli ultimi mesi, stendendo eloquentemente il braccio. Destinatarie del provvedimento sono le madri disperate, raggruppate dietro un edificio a pianta centrale (ispirato al Battistero di Firenze o forse all'abside della chiesa di San Francesco a Bologna), che si vedono strappare i figli dal gruppo dei carnefici, in particolare i due al centro, armati e in pose dinamicamente drammatiche e trattati con colori cupi. In basso stanno già i corpi ammassati di numerosi fanciulli, che sembrano quasi travalicare la cornice dell'affresco per franare oltre. A sinistra infine alcuni spettatori mostrano tutto il loro turbamento abbassando la testa e facendo espressioni di rassegnata contrarietà.

I bambini sono più grandi del normale, probabilmente per farne protagonisti della scena. Le madri hanno espressioni profondamente angosciate, con la bocca dischiusa in un lamento comune e le guance rigate dalle lacrime, come riemerso con l'ultimo restauro[1].

Come in altre scene su questo lato della parete l'azzurro di lapislazzuli, steso probabilmente a secco, è in più punti danneggiato da graffi e cadute di colore, nel cielo come nella veste della donna a destra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizia Tazartes, Giotto, Rizzoli, Milano 2004. ISBN non esistente
  • Edi Baccheschi, L'opera completa di Giotto, Rizzoli, Milano 1977. ISBN non esistente

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