Steven Bradbury

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Steven Bradbury
FrancobolloStevenBradbury.jpg
Bradbury, con la medaglia d'oro vinta a Salt Lake City nel 2002, illustrato in un francobollo commemorativo emesso dalle poste australiane dell'epoca.
Nazionalità Australia Australia
Short track Short track speed skating pictogram.svg
Ritirato 2002
Palmarès
Giochi olimpici invernali 1 0 1
Campionati mondiali di short track 1 1 1
Per maggiori dettagli vedi qui
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Categoria Formula Vee
Statistiche aggiornate al 13 agosto 2008

Steven Bradbury (Camden, 14 ottobre 1973) è un ex pattinatore di short track e pilota automobilistico australiano.

È principalmente ricordato per aver vinto la medaglia d'oro nei 1000 metri alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City, nel 2002, grazie ad una serie di rocamboleschi e fortunati eventi che gli permisero di avanzare di turno in turno fino al trionfo finale.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

La carriera di Steven Bradbury pareva destinata a buoni risultati, grazie alla vittoria della medaglia di bronzo nei 5000 m staffetta alle Olimpiadi invernali di Lillehammer nel 1994 e alla conquista, nella stessa specialità, di tre medaglie mondiali (oro nel 1991, bronzo nel 1993, argento nel 1994).

Ma subito dopo i Giochi olimpici, Bradbury subisce un gravissimo infortunio: in una prova dei 1500 m individuali di Coppa del Mondo a Montreal, riporta una profonda ferita all'arteria femorale, causata dalla lama di un pattino dell'italiano Mirko Vuillermin, con il quale si era scontrato, perdendo 4 litri di sangue e rischiando addirittura la morte[1][2]: occorrono ben 111 punti di sutura e 18 mesi di riabilitazione, ma l'incidente ne mina irreversibilmente il talento.[3] Subisce un altro grave infortunio in allenamento nel 2000, quando si frattura il collo e deve passare sei settimane con un collare ortopedico. Nonostante ciò, l'australiano continua fino ai Giochi del 2002.

La medaglia d'oro vinta ai giochi invernali di Salt Lake City (2002)[modifica | modifica wikitesto]

Bradbury, alle Olimpiadi di Salt Lake City, prende parte ai 1500 m (dove esce al secondo turno) e ai 1000 m dello short track. In questa gara si rende protagonista di una delle maggiori sorprese nella storia di tale evento, nonché delle Olimpiadi[2][4].

Ai quarti di finale, giunge terzo dietro i favoriti Apolo Ohno e Marc Gagnon, ma la squalifica del secondo gli apre le porte della semifinale[5].

In semifinale l'australiano, dopo le cadute di Kim Dong-Sung, Mathieu Turcotte e Li Jiajun e la squalifica di Satoru Terao, vince e si qualifica per la finale A che assegna le medaglie[5].

Qui ritrova Jiajun, Turcotte, Ohno e Ahn Hyun-Soo. Fino all'ultimo giro, Bradbury si ritrova in netto ritardo rispetto ai quattro; all'ultima curva, però, Jiajun cade nel tentativo di sorpassare Ohno, il quale perde l'equilibrio e trascina con sé anche il canadese e il coreano[5]. Bradbury così conquista l'oro con il tempo di 1'29"109, il primo titolo olimpico invernale per un atleta dell'emisfero australe, davanti a Ohno e Turcotte.

Dirà Bradbury: «Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L'ho vinta dopo un decennio di calvario».[6]

Immediatamente Bradbury conquista la simpatia di centinaia di tifosi e di tanti atleti che gareggiano alle Olimpiadi. In Australia nasce persino un modo di dire, "doing a Bradbury" (fare un Bradbury), per indicare un successo clamoroso e altamente insperato.[7]

Ritiro dall'agonismo[modifica | modifica wikitesto]

Raggiunto l'obiettivo della medaglia d'oro, Bradbury decide di lasciare il mondo dell'agonismo, come del resto già annunciato prima delle Olimpiadi invernali. Nel 2003 torna a Salt Lake City per i mondiali di short track, ma nelle vesti di commentatore televisivo.

Divenuto una celebrità in patria (le Poste australiane emisero addirittura un francobollo da 45 centesimi di dollaro a commemorare l'impresa), nel 2005 ha preso parte come concorrente al programma TV australiano di pattinaggio "Dancing with the stars".

Il 26 gennaio 2007 è stato decorato per meriti sportivi con la medaglia dell'Ordine dell'Australia.[8]

In occasione delle successive Olimpiadi invernali, è commentatore televisivo.

Carriera da pilota automobilistico[modifica | modifica wikitesto]

Abbandonata la carriera da pattinatore, Bradbury è divenuto pilota di Formula Vee. Nella stagione 2007 del campionato dello Stato australiano del Queensland ha collezionato due podi.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Altri piazzamenti:

   

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia dell'Ordine dell'Australia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia dell'Ordine dell'Australia
«Per il servizio allo sport come medaglia d'oro ai Giochi Olimpici Invernali di Salt Lake City del 2002.»
— 26 gennaio 2007[9]
Medaglia del centenario - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia del centenario
«In riconoscimento del servizio all'interno della comunità.»
— 1º gennaio 2001[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gary Smart e Steven Bradbury, Steven Bradbury: Last Man Standing, Geoff Slattery Publishing, 2005, ISBN 0-9757287-8-4.
  2. ^ a b Dodici anni dopo l'oro, che fine ha fatto Steven Bradbury, Sky Sport, 11 gennaio 2014.
  3. ^ OLYMPICS: SHORT-TRACK SPEEDSKATING; Ohno Slides to Silver After Wild Collision Near Finish, query.nytimes.com. URL consultato il 13 agosto 2008.
  4. ^ The most unexpected of gold medals, olympic.org, 16 febbraio 2002.
  5. ^ a b c Il video dell'impresa "incredibile mondiali di pattinaggio steven bradbury", caricato il 2 luglio 2007, ultima consultazione 5 novembre 2015
  6. ^ Markson Sparks, All Speakers by Name With Detail, marksonsparks.com. URL consultato il 13 agosto 2008.
  7. ^ Radio National: The Sports Factor, abc.net.au. URL consultato il 13 agosto 2008.
  8. ^ ICMI, Speaker Steven Bradbury OAM, icmi.com.au. URL consultato il 14 agosto 2008.
  9. ^ (EN) Sito web It's an Honour: dettaglio decorato.
  10. ^ (EN) Sito web It's an Honour: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Steven Bradbury: Last Man Standing" di Gary Smart e Steven Bradbury, 2005.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN26489991