Stelline

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Le Stelline sono un antico istituto milanese per orfanelle, corrispondente femminile dei Martinitt, le cui origini risalgono al XVI secoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al 1530 alcuni benefattori, guidati dal veneziano Gerolamo Emiliani iniziarono ad occuparsi degli orfani causati dal passaggio delle bande armate straniere a Milano dopo la caduta di Ludovico il Moro. Nel 1532, grazie al patrocinio di Francesco II Sforza venne fondato l'orfanotrofio maschile dei Martinitt. La cura delle orfanelle venne presa sotto la protezione di San Carlo Borromeo che diede loro una prima sede in uno stabile a lato della Chiesa di Santa Caterina. Le orfanelle presero il nomignolo di "stelline" dal nome del monastero dell'ordine delle monache benedettine di Santa Maria della Stella, che ai primi del secolo XVII il cardinale Federico Borromeo fece modificare dall'architetto Fabio Mangone in quella che per oltre tre secoli sarebbe rimasta la loro sede.[1]

Nel 1903 la scrittrice ed educatrice Aurelia Josz creò la prima Scuola pratica agricola femminile in Italia, per una trentina di orfane, tra i 13 e i 15 anni, ospitate nell'orfanotrofio delle Stelline. A Canzo era un tempo ubicata una colonia estiva delle Stelline, già villa Meda.

Le Stelline rimasero nella loro sede storica fino alla chiusura dell'orfanotrofio nel 1971. Una parte del complesso è divenuta sede della Scuola del Piccolo Teatro, poi Scuola d'arte drammatica Paolo Grassi. Oggi questo edificio, chiamato "Palazzo delle Stelline", ubicato in Corso Magenta, nel centro di Milano e di proprietà del Comune di Milano, viene usato come sede pubblica di prestigio per importanti convegni internazionali. Al numero civico 63 si trova l'Institut Français de Milan (una delle sedi dell'Istituto francese d'Italia). È anche sede della rappresentanza diplomatica in Italia della Commissione europea e un ufficio distaccato del Parlamento Europeo.

Fondazione Stelline[modifica | modifica wikitesto]

Ora le Stelline sono riunite con l'ospizio Baggina in un unico istituto: Azienda di servizi alla persona Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio.

Nel 1986 il Comune di Milano e la Regione Lombardia hanno costituito la Fondazione Stelline, al fine di conservare il Palazzo e di promuovere iniziative socio-economiche e culturali di rilievo nazionale ed internazionale,[2] ed in particolare negli ultimi anni progetti dedicati all'arte contemporanea e del Novecento. Luogo di progettualità, esposizioni, ricerca, editoria e intervento per l'arte contemporanea e del Novecento, la Fondazione attualmente svolge un'azione coordinata e sostenuta da Regione Lombardia, in rete con i programmi espositivi del Comune di Milano e la Provincia di Milano, ed è sede di un Centro Congressi.

Programma Culturale[modifica | modifica wikitesto]

Il programma culturale della Fondazione prevede mostre d'arte di respiro internazionale, pubblicazioni, progetti di ricerca, corsi di formazione, seminari, convegni, e attività didattiche. Importanti mostre di forte impatto e livello qualitativo sono state dedicate negli ultimi anni a grandi autori del ‘900 (Arturo Martini, Marc Chagall, Picasso, Mario Sironi, Salvatore Garau, F.T. Marinetti, Rousseau, Carlo Carrà, Ottone Rosai, Ardengo Soffici, August Sander), ad artisti contemporanei internazionali (Tony Cragg, Mario Schifano, Gabriele Basilico, Valerio Berruti, Marlene Dumas, Leonard Freed, Michael Somoroff) e a nuovi talenti italiani e stranieri (Beauty not/so Difficult, La città di Leonardo, Looking for the border, Dreams of a possible city, United Artists of Italy, Twister, Elogio della Semplicità).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gasparo Ferrari, Notizie sull'orfanotrofio maschile di Milano detto di San Pietro in Gessate. Discorso letto dal sac. Gasparo Ferrari il 19 novembre 1871 nell'occasione della solenne distribuzione dei premî fatta nella grande sala dedicata ai benefattori dell'orfanotrofio maschile, Milano: Tipografia ditta Giacomo Agnelli nell'orfanotrofio maschile, 1871.
  2. ^ Fondazione Stelline, su Portale per il Turismo del Comune di Milano. URL consultato il 1º giugno 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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