Stelline

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Stelline
078MilanoPalazzoStelline.JPG
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàMilano
IndirizzoCorso Magenta 57
Coordinate45°27′56.16″N 9°10′21.09″E / 45.465601°N 9.172526°E45.465601; 9.172526
Caratteristiche
Tipostoria locale
Istituzione1986
Sito web

Le Stelline erano un antico istituto milanese per orfanelle, corrispondente femminile dei Martinitt, le cui origini risalgono al XVI secolo. Oggi il Palazzo delle Stelline, ubicato in Corso Magenta a Milano, è sede della fondazione omonima e del Museo Martinitt e Stelline.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al 1530 alcuni benefattori, guidati dal veneziano Gerolamo Emiliani iniziarono ad occuparsi degli orfani causati dal passaggio delle bande armate straniere a Milano dopo la caduta di Ludovico il Moro.[1] Nel 1532, grazie al patrocinio di Francesco II Sforza venne fondato l'orfanotrofio maschile dei Martinitt. La cura delle orfanelle venne presa sotto la protezione di San Carlo Borromeo che diede loro una prima sede in uno stabile a lato della Chiesa di Santa Caterina.[2] Le orfanelle presero il nomignolo di "stelline" dal nome del monastero dell'ordine delle monache benedettine di Santa Maria della Stella, che ai primi del secolo XVII il cardinale Federico Borromeo fece modificare dall'architetto Fabio Mangone in quella che per oltre tre secoli sarebbe rimasta la loro sede.[3]

Nel 1902 la scrittrice ed educatrice Aurelia Josz creò la prima Scuola pratica agricola femminile in Italia, per una trentina di orfane, tra i 13 e i 15 anni, ospitate nell'orfanotrofio delle Stelline.[4] A Canzo era un tempo ubicata una colonia estiva delle Stelline, già villa Meda.[5]

Le Stelline rimasero nella loro sede storica fino alla chiusura dell'orfanotrofio nel 1973.[2] Una parte del complesso è divenuta sede della Scuola del Piccolo Teatro, poi Scuola d'arte drammatica Paolo Grassi.[6] Oggi quest'edificio, chiamato Palazzo delle Stelline, ubicato in Corso Magenta nel centro di Milano e di proprietà del Comune di Milano, viene utilizzato come sede pubblica di prestigio per importanti convegni internazionali.[7] Al numero civico 63 si trova l'Institut Français de Milan (una delle sedi dell'Istituto francese d'Italia).[8] È anche sede della rappresentanza diplomatica in Italia della Commissione europea e un ufficio distaccato del Parlamento Europeo.[9]

Fondazione Stelline[modifica | modifica wikitesto]

Ora le Stelline sono riunite con l'ospizio Baggina in un unico istituto: Azienda di servizi alla persona Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio.

Nel 1986 il Comune di Milano e la Regione Lombardia hanno costituito la Fondazione Stelline, al fine di conservare il Palazzo e di promuovere iniziative socio-economiche e culturali di rilievo nazionale ed internazionale.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guida curiosa ai luoghi insoliti di Milano, su books.google.it. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  2. ^ a b Palazzo delle Stelline, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  3. ^ Gasparo Ferrari, Notizie sull'orfanotrofio maschile di Milano detto di San Pietro in Gessate. Discorso letto dal sac. Gasparo Ferrari il 19 novembre 1871 nell'occasione della solenne distribuzione dei premî fatta nella grande sala dedicata ai benefattori dell'orfanotrofio maschile, Milano: Tipografia ditta Giacomo Agnelli nell'orfanotrofio maschile, 1871.
  4. ^ Aurelia Josz, su enciclopediadelledonne.it. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  5. ^ VILLA MEDA (PDF), su camminacitta.it. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  6. ^ Storia, su teatro.fondazionemilano.eu. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  7. ^ Palazzo delle Stelline di Milano, su eventiatmilano.it. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  8. ^ Institut Français de Milan, su institutfrancais.it. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  9. ^ Ufficio del Parlamento europeo a Milano, su europarl.europa.eu. URL consultato il 16 gennaio 2022.
  10. ^ Fondazione Stelline, su Portale per il Turismo del Comune di Milano. URL consultato il 1º giugno 2018.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN151563202 · ISNI (EN0000 0001 2287 1999 · LCCN (ENn79114609 · WorldCat Identities (ENlccn-n79114609