Statuto di Anna

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Lo Statuto di Anna entrò in vigore nel 1710

Lo Statuto di Anna, titolo breve Copyright Act 1709 8 Anne c.19 (titolo completo An Act for the Encouragement of Learning, by vesting the Copies of Printed Books in the Authors or purchasers of such Copies, during the Times therein mentioned), è stata la prima legge sul copyright nel Regno di Gran Bretagna (oggi Regno Unito). È stato promulgato nel 1709 ed è entrato in vigore il 10 aprile 1710. Esso è generalmente considerato il primo statuto completo sul copyright. Prende nome dalla regina Anna di Gran Bretagna, durante il cui regno fu promulgato; oggi è considerato l'origine della legge sul copyright[1].

Stationers' Company[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stationers' Company.
The Stationers' Company Mark

The origins of copyright law in most European countries lies in efforts by governments to regulate and control the output of printers. The technology of printing was invented and widely established in the 15th and 16th centuries. Before the printing press a writing, once created, could only be physically multiplied by the highly laborious and error-prone process of manual copying out. Printing allowed for multiple exact copies of a work, leading to a more rapid and widespread circulation of ideas and information. While governments and church encouraged printing in many ways, which allowed the dissemination of Bibles and government information, works of dissent and criticism could also circulate rapidly.

As a consequence, governments established controls over printers across Europe, requiring them to have official licences to trade and produce books. The licenses typically gave printers the exclusive right to print particular works for a fixed period of years, and enabled the printer to prevent others from printing the same work during that period. The licenses could only grant rights to print in the territory of the state that had granted them, but they did usually prohibit the import of foreign printing.[2]

In England the printers, known as stationers, formed a collective organisation, the Stationers' Company. In the 16th century the Stationers' Company was given the power to require all lawfully printed books to be entered into its register. Only members of the Stationers' Company could enter books into the register. This meant that the Stationers' Company achieved a dominant position over publishing in 17th century England (no equivalent arrangement formed in Scotland and Ireland).[2] But the monopoly, granted to the Stationers' Company through the Licensing Act 1662, came to an end when parliament decided to not renew the Act after it lapsed in May 1695.[2][3] -->

Nascita dello Statuto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1707 i parlamenti inglese e scozzese vennero uniti come risultato dell'Atto di Unione. Il nuovo parlamento poté cambiare le leggi in entrambi gli stati; il Copyright Act del 1709 fu una delle più importanti leggi di questo primo periodo. Il titolo completo in italiano è "Atto per l'Incoraggiamento dell'Istruzione, lasciando il Possesso delle Copie dei Libri Stampati agli Autori o acquirenti di tali Copie, per il Periodo sottomenzionato".

Il progetto di legge ebbe notevoli cambiamenti nel passaggio parlamentare, con la Camera dei Lord che fece le modifiche più sostanziali. Il progetto originale era composto di sole sei frasi, e si basava ampiamente sul Licensing Act del 1662: restrizioni imposte dalla Stationers' Company, una corporazione di tipografi a cui era stato dato il potere esclusivo di stampa - e la responsabilità di censura - dei lavori letterari. La censura amministrata sotto il Licensing Act scatenò proteste pubbliche finché nel 1694 il Parlamento rifiutò di rinnovare l'atto, mettendo un freno al monopolio degli Stationers. Nei dieci anni successivi gli Stationers sostennero ripetutamente progetti di legge per autorizzare nuovamente il vecchio sistema, ma il Parlamento li respinse. Davanti a questi fallimenti, gli Stationers decisero di enfatizzare i benefici delle licenze in favore degli autori; così facendo convinsero il Parlamento a considerare un nuovo progetto di legge.

Esso vietava la stampa, ristampa o importazione di un qualunque libro che "un qualsivoglia autore avrà scritto o composto" o che un qualunque librario o stampatore aveva acquistato oppure ottenuto dall'autore, comminando multe a chi violava la legge. La prima bozza richiedeva anche una registrazione presso la Stationers' Company prima della pubblicazione, oltre che la consegna di una copia del libro per la Biblioteca Reale e quelle di Oxford e Cambridge. Il progetto prevedeva anche un controllo sul costo dei libri pubblicati a un prezzo "troppo alto o irragionevole". Era infine permesso a chiunque importare e vendere "classici" stampati originariamente "oltre Manica".

Il preambolo e la prima sezione della bozza enfatizzavano il concetto di "copia di un libro" come una forma chiaramente riconoscibile di proprietà, uguale come status ai beni tangibili. Non venivano però proposti limiti in termini di protezione di tali proprietà.

Lo Statuto di Anna[modifica | modifica wikitesto]

Il lungo titolo originale dello statuto è "An Act for the Encouragement of Learning, by vesting the Copies of Printed Books in the Authors or purchasers of such Copies, during the Times therein mentioned". L'approvazione dello Statuto d'Anna nell'aprile del 1710 ha segnato un momento storico nel nascente sviluppo della legge sul copyright. Come primo statuto sui diritti d'autore della storia, garantiva al pubblicatore di un'opera scritta una protezione legale della stessa, della durata di 14 anni dopo la pubblicazione dello Statuto; inoltre forniva una protezione di 21 anni per tutti i libri pubblicati precedentemente. Alla fine dei 14 anni, il copyright tornava all'autore dell'opera, che poteva goderne per 14 anni a sua volta. Il testo prevedeva che il diritto consistesse nel poter stampare e ristampare l'opera scritta, e per infrangere questo copyright era sufficiente, oltre che stamparne o ristamparne una copia, importare l'opera senza consenso. Coloro che avessero infranto le regole sancite dallo Statuto d'Anna sarebbero stati multati per la cifra di un penny per ogni pagina dell'opera (la somma risultante veniva poi divisa fra l'autore e la Corona); inoltre la copia contraffatta doveva essere distrutta. Lasciando al proprio posto il sistema di registrazione dell'opera esistente, lo statuto specificava che si sarebbe potuto ricorrere a vie legali contro chi avesse infranto le regole, solo ed esclusivamente se l'opera fosse stata registrata in precedenza alla Stationer's Company. I requisiti formali richiesti per la registrazione permettevano gli utilizzatori di rintracciare il possesore dei diritti sulla stessa.

Nel 1731, scaduti i termini fissati dallo Statuto di Anna, i librai scozzesi ripresero a pubblicare testi editi dai librai inglesi. Nacque così la battaglia nota come “Battle of the booksellers”( letterale, la battaglia dei librai) che durò 30 anni. I librai inglesi ritenevano che il copyright dovesse essere considerato perpetuo e che lo Statuto di Anna aveva solo integrato e supportato il diritto d'autore che già esisteva, in base al quale, era già illecito impadronirsi dell'opera di un'altra persona senza il suo permesso. Quindi, sempre secondo gli inglesi, al termine dei 21 anni, gli editori potevano ancora vietare la pubblicazione dell'opera da parte di terzi. Di contro, i librai scozzesi ritenevano che non esistesse nessuna legge preesistente sul diritto d'autore e che quindi, al termine dello Statuto di Anna, l'opera diventasse libera.

Importanza[modifica | modifica wikitesto]

Lo Statuto d'Anna è stato il primo statuto ad occuparsi del copyright e viene pertanto visto come "un momento storico dello sviluppo del diritto d'autore". Lo Statuto d'Anna oltre a tutelare l'editore tutela anche l'autore dell'opera, operazione che ai tempi in Gran Bretagna era tutt'altro che scontata. Sebbene sia difficile da dimostrare alcuni studiosi, tra cui Joris Deene dell'Università di Ghent, sostengono che lo Statuto d'Anna abbia influenzato in maniera più o meno indiretta i provvedimenti di altri stati nei confronti del copyright, tra cui il Belgio e gli Stati Uniti d'America. Per quanto riguarda invece eventuali influenze subite dal diritto d'autore francese, come sottolinea anche lo studioso Christophe Geiger, non si è in grado di determinarle poiché fino ad oggi non è stato trovato nessun collegamento diretto tra essi.


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sherman Brad e Lionel Bently, The making of modern intellectual property law: the British experience, 1760-1911, Cambridge University Press, 1999, ISBN 978-0-521-56363-5
  2. ^ a b c Hector L MacQueen, Charlotte Waelde and Graeme T Laurie, Contemporary Intellectual Property: Law and Policy, Oxford University Press, 2007, pp. 34, ISBN 978-0-19-926339-4.
  3. ^ Deazley Ronan, Rethinking copyright: history, theory, language, Edward Elgar Publishing, 2006, pp. 13, ISBN 978-1-84542-282-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]