Spino degli Iblei

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Conan, maschio di razza spino degli Iblei iscritto al RSA dell'ENCI

Lo spino degli Iblei è un antico cane da pastore da guardiania siciliano, tipico dell'area pedemontana dei monti Iblei. La razza è stata riconosciuta dall'Ente nazionale della cinofilia italiana (ENCI) il 19.11.2015 ratificando lo standard redatto dall'esperto/giudice Gianni Vullo per conto del Club del pastore siciliano che è l'unica associazione cinofila riconosciuta dall'ENCI per la tutela della razza in Italia[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lo spino degli Iblei è un cane difensore di greggi nato nella Sicilia sud-orientale, prevalentemente nella provincia di Ragusa. Le sue origini sono molto antiche: del 1884 è un olio su tela di Pasquale Libertini Gravina intitolato "In Sicilia" dove viene rappresentato uno spino degli Iblei nero che scorta una mandria al pascolo. Altra testimonianza è La benedizione del bestiame di Francesco Lojacono, un quadro del 1889 donato dallo stesso autore a Henri d'Orléans duca d'Aumale che lo destinò al Musée Condé di Parigi dove ancora oggi è conservato. Una coppia di spino degli Iblei è raffigurata in una xilografia del libro Opere Poetiche di Giovanni Meli pubblicato nel 1908 da Leggio & Piazza Editori.

Forza e robustezza, vigore e bellezza armonica, ubbidienza e docilità sono le qualità più evidenti racchiuse in questo ferreo difensore di mandrie, caratteristiche che l'hanno già reso protagonista inaspettato nella pet-therapy e nel supporto a bambini il cui normale sviluppo abbisogna di stimoli docili e complici.

Da sempre custode delle mandrie ovicaprine della provincia di Ragusa, lo spino degli Iblei è il frutto di una mutazione subita da quell'unico cane da pastore siciliano da guardiania forgiatosi con l'apporto di tutti i cani arrivati al seguito delle decine di dominazioni subite dall'isola, una mutazione di adattamento alle caratteristiche climatiche e pedologiche di un territorio umido e ventoso, polveroso e ricoperto di piante spinose per buona parte dell'anno.

La sua faccia cespugliosa, caratterizzata da barba e baffi e da sopracciglia che velano uno sguardo fiero e sicuro, senza mai nasconderlo, fa dello spino degli Iblei un cane inconfondibile nel panorama nazionale canino. I pastori iblei l'hanno sempre tenuto in grande considerazione nella consapevolezza di avere tra le mani un difensore intransigente delle loro mandrie, tanto coraggioso da non indietreggiare mai di fronte a qualsiasi incombente minaccia reale, senza però mai essere ingiustificatamente pericoloso.

Caratteristiche morfologiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Utilizzazione: difensore impavido del gregge, con spiccata capacità di adattamento alla vita familiare.
  • Aspetto generale: mesomorfo, grande e vigoroso, tronco quasi quadrato, ossatura forte e notevole.
  • Testa: cranio largo, assi cranio/facciali paralleli, stop percettibile nonostante le lunghe sopracciglia, muso più corto del cranio, labbra tese ben guarnite di pelo, dentatura con chiusura a forbice, occhi ovali in posizione subfrontale e ben distanziati, orecchie non piccole, pendenti.
  • Corpo: tronco inscritto quasi nel quadrato, torace disceso quasi fino ai gomiti, arti ben angolati e ben guarniti di pelo lungo sia anteriormente che posteriormente, piede grande e rotondeggiante.
  • Coda: lunga e folta, portata a scimitarra nell'eccitazione e in movimento.
  • Movimento: passo sciolto.
  • Mantello: pelo lungo almeno 10 cm su tutto il corpo. La testa presenta sopracciglia lunghe, barba e baffi. Gli arti hanno un pelo uniformemente lungo.
  • Colori: bianco con pezzature nere o fulve più o meno estese. Il bianco deve però essere sempre presente sui piedi, sul petto, sulla testa e sulla punta della coda. Bianco unicolore.
  • Taglia: maschi da 60 a 70 cm; femmine da 55 a 65 cm.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Copia archiviata, in Ragusa news. URL consultato il 30 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 31 agosto 2017).

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]