Souad Abderrahim

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Souad Abderrahim
SouadAbderrahimANC2011.jpg
Souad Abderrahim nel novembre 2011

Sindaco di Tunisi
In carica
Inizio mandato 3 luglio 2018
Predecessore Seifallah Lasram

Membro dell'Assemblea costituente tunisina
Durata mandato 22 novembre 2011 –
2 dicembre 2014
Legislature Assemblea costituente tunisina
Gruppo
parlamentare
Movimento della Rinascita
Circoscrizione Tunis 2

Dati generali
Partito politico Movimento della Rinascita
Titolo di studio Laurea in farmacia
Università Università di Monastir
Professione Farmacista

Souad Abderrahim (Sfax, 16 dicembre 1964) è una politica tunisina.

È stata eletta sindaco di Tunisi, capitale della Tunisia, il 3 luglio 2018.[1] È membro del Movimento della Rinascita e la prima donna a essere sindaco di Tunisi.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È originaria della Métouia, nel governatorato di Gabès. Ha studiato al liceo Khaznadar, nei sobborghi di Tunisi. Durante gli anni di studio alla Facoltà di Medicina di Monastir ha indossato il velo. Iniziò a fare campagna e a incontrare attivisti come Ajmi Lourimi, che in seguito divenne membro dell'Ufficio Politico del Movimento della Rinascita (Ennahda). È stata anche membro del consiglio esecutivo della Tunisian general Union of students (UGTE).[3]

Il suo coinvolgimento militante le procurò 15 giorni di prigionia nel 1985, mentre cercava di placare una violenta lite tra studenti. Fu costretta a lasciare la facoltà e in seguito riprese gli studi di farmacia a Monastir. Nel 1991, ha iniziato un percorso di militanza e comincia a disturbare i potenti dell'epoca; il suo attivismo gli è valso l'arresto e la detenzione come oppositrice del regime.[4] A quel punto, abbandonò l'hijab.[3] Si è laureata in farmacia nel 1992 ed è diventato capo di un grossista farmaceutico a Tunisi.[5]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Souad Abderrahim in occasione di una campagna elettorale svoltasi a Ben Arous per l'elezione dell'assemblea costituente tunisina il 23 ottobre 2011

Ha iniziato l'attività politica solo dopo la rivoluzione del 14 gennaio 2011.[6] Si è unita al partito islamista Ennahdha, a seguito di una riunione dell'UGTE, da lei presieduta e in cui erano presenti i leader dei partiti. L'ufficio politico di Ennahdha l'ha poi contattata per farla entrare a far parte del partito.[7][8] L'ufficio politico di Ennahdha la contattò per farla entrare nel partito di cui era considerata la vetrina internazionale.[7]

Costituente[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 ottobre 2011 è stata eletta all'Assemblea Costituente, in rappresentanza di Ennahdha a Tunisi.[4] Presiede la commissione parlamentare per i diritti dell'uomo e le libertà.[3]

Il 9 novembre 2011, in un dibattito sulla radio Monte Carlo Doualiya, ha dichiarato che le libertà devono essere "inquadrate da costumi, tradizioni e rispetto della buona morale"; ha illustrato il suo punto di vista denunciando le madri sole, "un'infamia, una piaga per la società tunisina", che "non dovrebbero godere di un quadro giuridico che protegga i loro diritti".[9] A causa di queste dichiarazioni, venne quindi soprannominata "Souad Palin", in riferimento a Sarah Palin.[3]

Dopo queste osservazioni sulle madri sole, è stata attaccata il 22 novembre 2011 davanti alla sede dell'assemblea costituente.[10] Si è anche scusata per le sue dichiarazioni.[3]

Ha presentato una denuncia contro Jalel Brick, un utente di Facebook tunisino, accusandolo di diffamazione per averla insultato e attaccato il suo onore sui social network. Il pubblico ministero registra la denuncia, la considera ricevibile e chiede alla brigata criminale tunisina di svolgere le sue indagini.[11]

Nel 2014, è decorata con le insegne di cavaliere dell'Ordine al Merito Tunisino.[12]

Nel 2017 entra a far parte dell'ufficio politico di Ennahdha anche se non si considera un'islamista ma un'indipendente.[3]

Sindaco di Tunisi[modifica | modifica wikitesto]

È candidata come sindaco di Tunisi per le elezioni municipali del 2018.[13] Il 3 luglio, dopo la riunione del Consiglio Comunale dove ha ottenuto 26 voti (contro 22), è diventata la prima sindaca di Tunisi.[2][5] È il primo sindaco nominato da un consiglio comunale eletto e non nominato dalle autorità delle famiglie di notabili come è stato fatto sino a luglio.[14]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Abderrahim è sposata con Anouar Landa, manager di un'azienda specializzata in software per farmacie. La coppia ha due figli: Samy e Nourhene.[4][8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Islamist-backed candidate becomes first woman mayor of Tunis, in France 24, 3 luglio 2018. URL consultato il 5 luglio 2018.
  2. ^ a b (FR) Souad Abderrahim, première femme à accéder au poste de maire de Tunis, su Le Monde.fr. URL consultato il 5 luglio 2018.
  3. ^ a b c d e f (FR) Bénédicte Tassart, Qui est Souad Abderrahim, la probable future maire de Tunis ?, in RTL.fr, 10 maggio 2018. URL consultato il 5 luglio 2018.
  4. ^ a b c Portrait: Souad Abderrahim, le revers de la médaille!, Business News, 7 dicembre 2011.
  5. ^ a b La prima donna sindaco a Tunisi: islamista e senza velo, in Repubblica.it, 4 luglio 2018. URL consultato il 5 luglio 2018.
  6. ^ Frida Dahmani, Tunisie: Souad Abderrahim, le pasionaria d’Ennahdha se dévoile, Jeune Afrique, 10 novembre 2011.
  7. ^ a b (FR) Thierry Oberlé, La Tunisie s'attend à une percée islamiste, in Le Figaro, 21 ottobre 2011. URL consultato il 5 luglio 2018.
  8. ^ a b (EN) Tunisia's Ennahda party seeks modern image, su Deutsche Welle. URL consultato il 5 luglio 2018.
  9. ^ Tunisie - Les bonnes moeurs selon Souad Abderrahim, in Business News, 9 novembre 2011.
  10. ^ Tunisie: manifestation pour des libertés, su Le Figaro, 22 novembre 2011. URL consultato il 5 luglio 2018.
  11. ^ La plainte de Souad Abderrahim contre Jalel Brick officiellement acceptée, in Business News, 21 dicembre 2011.
  12. ^ Décrets et arrêtés (PDF), in Journal officiel de la République tunisienne, nº 33, 21 marzo 2014, p. 972.
  13. ^ (FR) Municipales: Souad Abderrahim candidate d'Ennahda pour être "Cheikhet El Médina", in Réalités Online, 13 marzo 2018. URL consultato il 5 luglio 2018.
  14. ^ Francesca Mannocchi, Sono Sceicco, al femminile in L'Espresso, 28 ottobre 2018

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