Sacra spugna

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Cappella Sistina, il Giudizio universale di Michelangelo[1]. Nella parte superiore dell'affresco si notano i simboli della Passione di Cristo: la croce, la corona di spine, i dadi con i quali le guardie si giocarono la tunica di Cristo, la colonna della flagellazione, la spugna utilizzata per dissetare Cristo in croce

La Sacra spugna è uno degli strumenti della Passione di Cristo: si tratta della spugna che venne imbevuta nella posca dalle guardie e che fu infilata su un bastone per raggiungere le labbra doi Gesù Cristo, agonizzante in croce.

La spugna citata nei vangeli è stata raffigurata in numerose opere d'arte, ma nessuna Sacra spugna è mai stata riconosciuta dalla Chiesa cattolica, né come oggetto di culto né come reliquia.

I Vangeli[modifica | modifica wikitesto]

Affreschi degli spicchi delle volte del coro della cappella dell'Abbazia di Chaalis:
Un angelo a destra porta la spugna in cima ad una canna.

Secondo il Nuovo Testamento, durante la sua agonia sulla croce Cristo pronunciò alcune parole:

  • Vangelo secondo Marco, 15, 36: «Uno corse ad inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere dicendo: …»
  • Vangelo secondo Matteo, 27-47: «E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere»
  • Vangelo secondo Giovanni, 19:29: «Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a un ramo d'issopo[2] e gliel'accostarono alla bocca.»

Così, per rispondere e mitigare l'agonia del Cristo sulla croce, gli portarono alle labbra una spugna fissata ad una delle estremità di un bastone ed immersa in aceto (o, presumibilmente, in una miscela di acqua e aceto, allora molto utilizzata come dissetante dai soldati romani).
Il Vangelo secondo Giovanni precisa, comunque, che per issare la spugna fino alla bocca di Gesù venne utilizzato un ramo d'issopo: "Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a un ramo d'issopo[2] e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò."[3]. Questa precisazione di Giovanni rende, però, inverosimile la narrazione. L'issopo (Hyssopus officinalis L.) è, infatti, una pianta della famiglia delle Lamiaceae diffusa anche nel bacino del Mediterraneo che, essendo molto esile ed alta dai 20 ai 60 centimetri, non è assolutamente adatta - sia per la lunghezza che per la robustezza - a sorreggere una spugna imbevuta che viene portata verso l'alto. Anche in altri passi biblici viene, infatti, utilizzata solo come fosse un pennello, per aspergere un liquido (ad esempio:"Prenderete un fascio di issòpo, lo intingerete nel sangue che sarà nel catino e spruzzerete l'architrave e gli stipiti con il sangue del catino."[4] e "poi un uomo puro prenderà dell'issopo, lo intingerà nell'acqua e ne spruzzerà la tenda, tutti gli utensili, tutte le persone"[5]).[6]
Nel resto del Nuovo Testamento non si hanno altre indicazioni sull'episodio.

Rappresentazioni nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Una delle rappresentazioni più celebri di questa spugna compare nell'affresco della Cappella Sistina il Giudizio universale di Michelangelo, realizzato fra il 1541 e il 1544[7].

Essa si trova nella lunetta in alto a destra insieme alla colonna della flagellazione e la scala, mentre nella lunetta sinistra si trovano altri simboli della Passione quali la croce, i chiodi e la corona di spine.[1].

Lunetta sinistra
Lunetta destra

In Francia si ritrova, tra le altre, l'immagine della spugna sugli affreschi delle volte del coro della cappella di Santa Maria dell'Abbazia di Chaalis, opera del Primaticcio, realizzata fra il 1541 e il 1544[8].

Le pretese reliquie[modifica | modifica wikitesto]

Alcune reliquie della Sacra spugna non sono state riconosciute come tali dalla Chiesa cattolica. La stessa espressione, "Sacra spugna" (o "Santa spugna"), non esiste nella tradizione cattolica, che si riferisce solamente alla spugna immersa nell'aceto (o in una mistura di acqua e aceto) e che fu uno degli strumenti della Passione.

Le prime pretese reliquie di questa spugna non comparvero che prima del VI secolo, cioè mezzo millennio dopo la Crocifissione.

De Gerusalemme a Constantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

Un poema di Sofronio di Gerusalemme dice che in quell'epoca (560-638) un oggetto denominato "Sacra spugna", e considerato dal popolo come la reliquia della spugna citata nei Vangeli, era venerato nel Martyrium, o Basilica di Costantino a Gerusalemme.[9].

Gerusalemme fu conquistata dal generale persiano Schahr-Barâz nel 614. Nel 629, quando Schahr-Barâz conclue la pace con i Bizantini per averli alleati contro i suoi rivali persiani, Nikétas, figlio di Schahr-Barâz, consegnò ai bizantini due presunte reliquie: la "Sacra spugna" e la Lancia Sacra. L'arrivo della "Santa spugna" a Costantinopoli fu celebrato il 14 settembre 629[10].

Da Constantinopoli a Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una leggenda non verificata, questa "Sacra spugna" sarebbe rimasta a Constantinopoli[11] finché non venne venduta dall'imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II, per una somma esorbitante a Luigi IX di Francia,[12] e si sarebbe aggiunta alle reliquie della Sainte-Chapelle a Parigi,[12] a fianco, fra le altre, di quelle della Corona di spine e della Vera Croce. Durante la rivoluzione francese la Sainte-Chapelle venne saccheggiata e le reliquie disperse o distrutte. Alcune sono state conservate brevemente presso la Biblioteca nazionale, per poi scomparire. Più tardi sarebbero state "restituite" a Notre-Dame, non si comprende come dato che erano state censite come scomparse.

Roma[modifica | modifica wikitesto]

Un autore anticlericale dell'XIX secolo, Collin de Plancy, affermò nel 1821 che un pezzo della pretesa "Sacra spugna", color marrone per la presenza di sangue, era conservata a Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano.[13] Cinquant'anni dopo un altro scrittore riprese quest'affermazione,[14] ma non pare che altri testimoni l'abbiano confermato.

Ciò che invece è certo è che esisteva ed esiste tuttora una pretesa "Sacra spugna" nella cappella della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma.[15]

Altre località[modifica | modifica wikitesto]

  • Un canonico scrisse nel 1942 che una parte della "Sacra spugna" era conservata nella chiesa di San Giacomo a Compiègne.[16]
  • Un'opera del XIX secolo indica che Carlomagno avrebbe acquistato un pezzo della spugna, che sarebbe venerato nella Cattedrale della sua capitale ad Aquisgrana[17]
  • Sempre nel XIX secolo un'opera cita una "Sacra spugna" nella chiesa di Chirac (Lozère), antico priorato abbellito da papa Urbano V, conservata in un reliquiario d'argento.[18]
  • Infine un'altra opera del XIX secolo prende in considerazione una "Sacra spugna" nell'abbazia di Fleury.[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (FR) Chapelle Sixtine Archiviato il 15 ottobre 2009 in Internet Archive., Stato della Città del Vaticano.
  2. ^ a b La Bibbia CEI amalgama l'incongruenza riportando in Gv19,29: «in cima a una canna». La versione corretta è invece: «in cima a un ramo d'issopo»; tale versione è riportata sia nelle altre bibbie cattoliche - la Bibbia Edizioni Paoline (La Bibbia, Edizioni Paoline, 1991, pag. 1669, ISBN 88-215-1068-9.), la Bible de Jérusalem ("On mit autour d'une branche d'hysope"; La Bible de Jérusalem, Les Éditions du Cerf, 1998, p. 1858, ISBN 2-204-06063-1.), la Bibbia Martini ("avvoltala attorno all' issopo") e la Vulgata Sisto-Clementina ("hyssopo circumponentes"; Monsignor Antonio Martini, La Sacra Bibbia secondo la Volgata, Tipografie di Prato, 1817/1832.) - che in quelle protestanti (Riveduta, Nuova Riveduta, Diodati, Nuova Diodati).
  3. ^ Gv19,28-30.
  4. ^ Es12,22)
  5. ^ Nm19,18
  6. ^ Adel Smith, 500 errori nella Bibbia, Edizioni Alethes, 2003, pp. 237-238, ISBN 88-88592-05-9.
  7. ^ Description des fresques de l'abbaye de Chaalis Archiviato il 4 ottobre 2009 in Internet Archive., Abbaye royale de Chaalis, fondation de l'Institut de France.
  8. ^ (FR) Description des fresques de l'abbaye de Chaalis Archiviato il 4 ottobre 2009 in Internet Archive., Abbaye royale de Chaalis, fondation de l'Institut de France.
  9. ^ Sofronio di Gerusalemme, Anacreonticon 20:43-54 Archiviato l'8 marzo 2014 in Internet Archive.
  10. ^ (EN) Walter Emil Kaegi, Heraclius, Emperor of Byzantium p.189, Cambridge University Press, 2003
  11. ^ (FR) Jean Ebersolt, Sanctuaires de Byzance recherches sur les anciens trésors des églises de Constantinople, Paris : E. Leroux 1921. pp. 10, 116, 118. OCLC
  12. ^ a b (FR) Henri Stein, Le Palais de justice et la Sainte-Chapelle de Paris; notice historique et archéologique, Paris, D.A. Longuet, 1912. OCLC
  13. ^ (FR) Jacques Albin Simon Collin de Plancy, Dictionnaire critique des reliques et des images miraculeuses, Paris, Guien, 1821. p. 75 OCLC
  14. ^ (FR) Édouard de Bleser, Rome & ses monuments : guide de voyageur catholique dans la capitale du monde chrétien, Louvain : C.-J. Fonteyn, 1870. p. 595 OCLC
  15. ^ (FR) J. Gaume, Les trois Rome : journal d'un voyage en Italie, Paris : Gaume Frères, 1847. p.275 OCLC
  16. ^ Chanoine Delvigne, L'Eglise Saint-Jacques de Compiègne Description et histoire, Compiègne, Le Progrès de l'Oise, 1942. p. 114 OCLC
  17. ^ (FR) Louis de Sivry, J -P Migne, Jean Baptiste Joseph Champagnac, Dictionnaire géographique, historique, descriptif, archéologique des pèlerinages : anciens et modernes et des lieux de dévotion les plus célèbres de l'univers..., Paris : Chez L'Éditeur, 1859. p.82 OCLC
  18. ^ (FR) Magnan, Histoire d'Urbain V et de son siècle, p. 314, Paris, Ambroise Bray 1862
  19. ^ (FR) Mémoires de la société archéologique et historique de l'Orléanais, tome 27, 1898. OCLC

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Jacques Guillerme, Les Collections : fables et programmes, Seyssel : Champ Vallon, 1993. OCLC.
  • (FR) Xavier Walter, Avant les grandes découvertes : une image de la terre au XIVè siècle, Roissy-en-France : Alban, 1997. OCLC
  • (FR) Maxime Souplet, Le Saint Trésor et le Musée Notre-Dame, Verdun : Cathédrale de Verdun, 1961. OCLC
  • (FR) Fernand Cabrol, Dictionnaire d'archéologie chrétienne et de liturgie, Paris Letouzey et Ané 1953. OCLC

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