Hic et nunc

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La locuzione latina hic et nunc, tradotta letteralmente, significa «qui e ora». Questa espressione si usa spesso per indicare che una cosa non ammette proroghe nella sua attuazione [1].

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Tale locuzione è adoperata inoltre come sintetica quanto aderente espressione della filosofia esistenzialista, per la quale l'uomo è considerato nella fragilità della sua condizione finita. In particolare l'espressione è usata in Essere e tempo]] da Martin Heidegger, che afferma come la nostra soggettività non fa riferimento all'Essere come principio metafisico ma riguarda sempre l'hic et nunc in cui agiamo, cioè il nostro esistere nello spazio e nel tempo, e il Dasein ("esser-ci"), sempre connesso alla temporalità, laddove però il "ci" non sta a indicare una mera localizzazione spaziale, ma qualcosa di più ambiguo e complesso, ovvero il modo in cui concretamente (fenomenologicamente) l'Essere si dà nella storia, ad es. nell'esistenza dell'uomo. [2]

La locuzione è ripresa da Walter Benjamin il quale, nella premessa di un suo saggio (che egli definisce come un'antologia di «tesi sopra le tendenze dello sviluppo dell'arte nelle attuali condizioni di produzione [3]») si rifà a un breve testo di Paul Valéry (1871-1945) [4] dove l'autore francese sosteneva che la futura diffusione di nuovi mezzi di comunicazione avrebbe consentito di «trasportare o ricostituire in ogni luogo il sistema di sensazioni – o più esattamente, il sistema di eccitazioni – provocato in un luogo qualsiasi da un oggetto o da un evento qualsiasi». Da qui Benjamin sosteneva allora che si potesse raggiungere la «condizione essenziale della resa estetica più elevata» svincolando l'opera d'arte dall'hic et nunc della sua collocazione o esecuzione fisica[5].

La stessa locuzione si ritrova in Ernst Jünger che così definisce la sua figura del "Ribelle", il guerriero che si oppone alle tirannidi delle false democrazie:

« Il motto del Ribelle è: Hic et nunc – essendo il Ribelle uomo d'azione, azione libera ed indipendente. Abbiamo constatato che questa tipologia può comprendere solo una frazione delle masse, e tuttavia è qui che si forma la piccola élite capace di resistere all'automatismo e di far fallire l'esercizio della forza bruta. È l'antica libertà in veste moderna: la libertà sostanziale, elementare, che si ridesta nei popoli sani ogniqualvolta la tirannide dei partiti o dei conquistatori stranieri opprime il paese. Non è una libertà che si limita a protestare o emigrare: è una libertà decisa alla lotta. [6] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ' hic et nunc, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ M. Heidegger, Sein und Zeit, prima edizione 1927, Halle, Germania
  3. ^ W. Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi 2000
  4. ^ P. Valery, La conquete de l'ubiquité, pubblicato nel 1931 nella raccolta Pièce sur l'art
  5. ^ W. Benjamin, op.cit.
  6. ^ Ernst Jünger, Trattato del Ribelle, traduzione di F. Bovoli, Adelphi, Milano, 1990. pp. 93-94

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]