Prudenza Gabrielli Capizucchi

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Prudenza Gabrielli Capizucchi, nota tra gli arcadi come Elettra Citeria[1] (Roma, 17 dicembre 1654Roma, 13 dicembre 1709) è stata una scrittrice e nobildonna italiana. Fu la prima donna ad entrare a far parte dell'Accademia dell'Arcadia.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque da Mario Gabrielli, fratello del cardinale Giulio Gabrielli e strettamente imparentato con Papa Clemente X, e da Maddalena Falconieri, appartenente all'omonima famiglia fiorentina.[3]

Giovane precoce, ricevette una buona istruzione e sin da subito mostrò interesse per la letteratura. Sposò il conte Alessandro Marescotti, che per motivi di successioni aveva assunto il cognome dei Capizucchi.[3] La coppia ebbe tre figli: il conte Mario Capizucchi, il conte Sforza Marescotti e la contessa Vittoria Astalli.[4]

In occasione di un viaggio al Santuario di Loreto scrisse il suo primo sonetto dedicato alla Beata Vergine. Nel 1695 entrò a far parte dell'Accademia dell'Arcadia con il nome di Elettra Citeria. Ospitò nel suo palazzo un salotto letterario al quale erano soliti partecipare Vincenzo Leonio e Giambattista Felice Zappi.[5] Fu inoltre autrice di un saggio sul Ragionamento intorno all'interpretazione d'una risposta data dall'Oracolo del giuoco del Sibillone.[4]

Ospitò le riunioni arcadiche presso le residenze del suo figliastro Francesco Maria Marescotti Ruspoli, inizialmente presso la villa di San Matteo in Merulana e infine sull'Aventino.[6] Gran parte dei suoi componimenti sono legati al suo stato d'animo in seguito alla morte del marito. Scrisse anche liriche religiose e dedicò alcune rime a suo figlio Mario.[7]

Dopo la morte del marito, la sua salute peggiorò. Morì nel 1709. Fu sepolta nella Chiesa di Santa Maria in Portico.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Mario Crescimbeni, L'Istoria della volgar poesia, Chracas, 1698, p. 173.
  2. ^ Stefano Torselli, Le donne dell'Arcadia, su baroque.it, 15 novembre 2008.
  3. ^ a b Crescimbeni 1721, p. 14.
  4. ^ a b c Crescimbeni 1721, p. 16.
  5. ^ Crescimbeni 1721, p. 15.
  6. ^ Crielesi 2011, p. 29.
  7. ^ Crielesi 2011, p. 30.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]