Parafarmacia

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Interno di una parafarmacia

Con il termine parafarmacia si intende un'attività commerciale, presso la quale è possibile acquistare parafarmaci e prodotti farmaceutici, comunemente chiamati SOP e OTC, per i quali non esiste l'obbligo di presentare apposita prescrizione medica.[1]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Le parafarmacie, come le farmacie, devono essere gestite esclusivamente da titolare con laurea in Farmacia.[2][3] La legge italiana prevede l'obbligo di presenza di un farmacista iscritto all'albo in tutti i casi vi sia vendita di medicinali.[1]

I prodotti venduti presso tali strutture sono farmaci acquistabili senza esibizione di prescrizione (o SOP, dall'italiano Senza Obbligo di Prescrizione), oltre ai cosiddetti farmaci da banco (anche noti come OTC, dall'inglese Over the Counter, letteralmente "sopra il banco"), in aggiunta ad essi è possibile trovare presso le parafarmacie altri prodotti come ad esempio: integratori alimentari, prodotti erboristici ovvero fitoterapici, farmaci omeopatici, farmaci veterinari (sia con obbligo che senza obbligo di prescrizione), prodotti cosmetici, articoli sanitari, alimentazione, prodotti per l'infanzia e per l'igiene.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le attività anche di tipo commerciale (comprendenti le parafarmacie) a partire dal 2006, ai sensi del decreto Bersani-Visco possono vendere dei farmaci da banco, purché sia presente all'interno un farmacista iscritto all'ordine professionale.[1]

Il decreto "salva Italia" (decreto legge 6 dicembre 2011, nº 201 convertito in legge 22 dicembre 2011, nº 214) emanato dal governo Monti, prevedeva, in tema di liberalizzazioni, di estendere la vendita di medicinali inclusi nella "Fascia C" (farmaci con obbligo di ricetta bianca) anche alle parafarmacie, vista comunque la presenza di almeno un farmacista. Tuttavia vari emendamenti, firmati da un partito che appoggiava il governo Monti, hanno bocciato questa possibilità, alla quale si era opposta anche Federfarma. Il Governo ha dato mandato all'AIFA di analizzare tutti i medicinali di fascia C (esclusi a priori contraccettivi orali, ormoni, ecc.) e valutare quali di essi potessero essere "delistati", ovvero inseriti tra i farmaci senza obbligo di ricetta OTC/SOP. La suddetta lista, che fu pubblicata ad aprile 2012 sulla Gazzetta Ufficiale, è composta da una piccola porzione dell'intera Fascia C, e molti di questi farmaci sono a base di principi attivi il cui utilizzo nella terapia farmacologica è stato quasi abbandonato.

Alle parafarmacie è stata data l'autorizzazione a vendere e a dispensare farmaci veterinari (esclusi quelli contenenti stupefacenti) e preparati officinali (ovvero preparati che non richiedono presentazione della ricetta medica) [4][5] Si stima che nel 2006 in Italia vi erano circa 2 500 attività, di cui circa 300 corner farmaceutici nella grande distribuzione organizzata (GDO).[6] Alla data del 13 gennaio 2015 le parafarmacie attive in Italia erano 5 329.[7]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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  1. ^ a b c Legge italiana n. 248/2006
  2. ^ Alessandro De Vico, Farmacie e “Parafarmacie”: i requisiti strutturali ed organizzativi e la questione della vendita dei medicinali soggetti a prescrizione ma non rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, filodiritto.com, 25 maggio 2012. URL consultato il 24 maggio 2016.
  3. ^ Ettore Lembo, Comunicato stampa sulla definizione legislativa delle parafarmacie, msfi.it, 24 aprile 2009. URL consultato il 24 maggio 2016.
  4. ^ Decreto del Ministero della Salute italiano del 19 ottobre 2012
  5. ^ Decreto ministeriale Ministero della Salute italiano, 8 Novembre 2012, trovanorme.salute.gov.it.
  6. ^ Nunzia Maria, La galenica arriva anche in Parafarmacia e nella GDO, marketing-farmaceutico.it, 5 gennaio 2013. URL consultato il 24 maggio 2016.
  7. ^ Ministero Salute, Parafarmacie (open dataset), Ministero Salute, 13 Gennaio 2015.