Paradosso della tolleranza
Il paradosso della tolleranza è un paradosso che si configura nell'ambito dello studio dei processi decisionali, enunciato dal filosofo ed epistemologo austro-britannico Karl Popper nel 1945.
Esso stabilisce che una collettività caratterizzata da tolleranza indiscriminata è inevitabilmente destinata ad essere stravolta e successivamente dominata dalle frange intolleranti presenti al suo interno. La conclusione, apparentemente paradossale, formulata da Popper consiste nell'osservare che l'intolleranza nei confronti dell'intolleranza stessa sia condizione necessaria per la preservazione della natura tollerante di una società aperta.
Discussioni
[modifica | modifica wikitesto]Il filosofo Karl Popper definì il paradosso nel 1945, nel volume 1 del saggio La società aperta e i suoi nemici:[1][2]
Nel 1971 il filosofo John Rawls in Una teoria della giustizia concluse che una società retta deve tollerare gli intolleranti e che, in caso contrario, la società stessa risulterebbe intollerante, e quindi ingiusta. Tuttavia, Rawls insisteva sul dire, come Popper, che la società ha un ragionevole diritto di autopreservazione che soppianta il principio di tolleranza: "Mentre una setta intollerante in sé non ha il diritto di lamentarsi dell'intolleranza, la sua libertà dovrebbe essere limitata solo quando i tolleranti credano sinceramente e ragionevolmente che la loro sicurezza e quella delle istituzioni della libertà siano in pericolo".[3][4]
In un lavoro del 1997, Michael Walzer chiese "Dovremmo tollerare gli intolleranti?" e fece notare che la maggior parte dei gruppi religiosi minoritari che beneficiano della tolleranza sono loro stessi intolleranti, almeno in alcuni ambiti. In un regime tollerante, persone del genere potrebbero imparare a tollerare, o almeno a sapersi comportare "come se possedessero questa virtù".[5]
Tolleranza e libertà di parola
[modifica | modifica wikitesto]Il paradosso della tolleranza è importante nella discussione di quali limiti dovrebbero essere posti alla libertà di parola. Esso si inserisce, perciò, in una disputa teorica assai più antica. Già Thomas Jefferson, principale autore della dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776, descrisse la sua visione di una società tollerante nel suo primo discorso inaugurale quando divenne 3º presidente degli Stati Uniti d'America, il 4 marzo 1801, e - riguardo a coloro che avrebbero potuto sovvertire il paese e la sua unità - affermava: "[...] lasciateli indisturbati, come monumenti della sicurezza con cui si può tollerare l'errore di opinione, laddove la ragione è libera di combatterlo".[6]
Popper affermava invece che consentire la libertà di parola a coloro che la userebbero per eliminare il principio sul quale loro si basano è paradossale.[7] Nel 1987 Michael Rosenfeld, professore di legge alla Yeshiva University di New York, affermò che "sembra contraddittorio estendere la libertà di parola a quegli estremisti che [...] se avessero successo, sopprimerebbero spietatamente le parole di quelli con i quali vanno in disaccordo," e faceva notare che le democrazie dell'Europa occidentale e gli Stati Uniti usano approcci opposti rispetto alla tolleranza dell'incitamento all'odio.[8]
Nel diritto penale
[modifica | modifica wikitesto]Nel diritto penale del fatto (Tatstrafrecht) Franz von Liszt, con la sua opera Lehrbuch des Deutschen Strafrechts[9], ha offerto una soluzione pratica al dilemma: il sistema penale non viene attivato quando il pensiero eccentrico matura nel foro interiore del soggetto, ma solo quando l’azione ha già posto in essere un pericolo concreto per il bene giuridico tutelato dall'ordinamento giuridico.
Questa soluzione è stata enfatizzata con la costituzionalizzazione del principio "Cogitationis poenam nemo patitur", che riflette la tolleranza nei regimi liberaldemocratici: essa si declina in concreto sulla soglia di non punibilità del tentativo che, per Claus Roxin[10] corrisponde all’idea che la responsabilità penale debba essere basata su fatti oggettivamente verificabili, non su giudizi soggettivi sulla persona. Pertanto non basta esprimere un pensiero intollerante, antidemocratico o fuori del mainstream culturale per provocare una reazione di autodifesa dell'ordinamento giuridico: il processo penale per Francesco Antolisei richiede, in conformità con il principio di materialità e di offensività del reato, l'accertamento dell'idoneità e univocità dell’azione, che sono i criteri necessari per delimitare la soglia della punibilità[11]. Ogni regresso, rispetto a questa soglia, costituirebbe non una forma di difesa sociale quanto «piuttosto espressione di ostilità, di una guerra volta a minare gli stessi valori su cui si fondano le democrazie occidentali. Più che di accertare reati perseguendone i responsabili, si tratta insomma di neutralizzare i nemici della democrazia, ricorrendo a misure di prevenzione e anticipando la soglia di punibilità ben oltre il tentativo»[12].
Omofilia e intolleranza
[modifica | modifica wikitesto]La relazione fra omofilia (l'inclinazione a interagire con chi ha tratti simili) e l'intolleranza si manifesta quando una persona tollerante deve scegliere fra stabilire una relazione positiva con un individuo tollerante di un gruppo dissimile, o stabilire una relazione positiva con un membro intollerante del proprio gruppo. Nel primo caso, il membro intollerante interno al gruppo disapproverebbe la relazione con un individuo esterno al gruppo, il che porterebbe necessariamente a una relazione negativa con il suo membro tollerante; mentre nel secondo caso, la relazione positiva rispetto all'individuo interno al gruppo, ma intollerante sarebbe confermata dal membro interno intollerante e promuoverebbe una relazione positiva tra di loro.
Questo dilemma è stato considerato da Aguiar e Parravano in Tolerating the Intolerant: Homophily, Intolerance, and Segregation in Social Balanced Networks,[13] dove è rappresentata una comunità di individui le cui relazioni sono governate da una modificazione della teoria dell'equilibrio cognitivo di Heider.[14][15]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Karl Popper, The Open Society and Its Enemies, volume 1, The Spell of Plato, Routledge, 1945, ISBN 0-415-29063-5.
- ↑ Karl R. Popper - La società aperta e i suoi nemici 1 (Armando Editore, Roma, 2004), pp. 214-215..
- ↑ John Rawls, Una teoria della giustizia, a cura di Sebastiano Maffettone, traduzione di Ugo Santini, Feltrinelli, 2008 [1971], ISBN 9788807819643.
- ↑ (EN) John Zijiang Ding, Introduction: Pluralistic and Multicultural Reexaminations of Tolerance/Toleration (PDF), in Journal of East-West Thought, vol. 4, n. 4, dicembre 2014. URL consultato il 5 settembre 2024 (archiviato dall'url originale il 25 aprile 2022).
- ↑ Michael Walzer, On Toleration, Yale University Press, 1999, pp. 80-81, ISBN 978-0-300-07600-4.
- ↑ (EN) Thomas Jefferson, First Inaugural Address, su University of Chicago Press, 4 marzo 1801. URL consultato il 5 settembre 2024 (archiviato il 20 aprile 2024).
- ↑ "Popper's Paradox of Tolerance and Its Modification," in Cohen-Almagor, Raphael, The Boundaries of Liberty and Tolerance: The Struggle Against Kahanism in Israel, p. 25; University Press of Florida, 1994.
- ↑ Rosenfeld, M., "Book Review: Extremist Speech and the Paradox of Tolerance", Harvard Law Review, Vol. 100, No. 6 (Apr., 1987), pp. 1457-1481; DOI: 10.2307/1341168 (JSTOR link)
- ↑ Franz von Liszt, Manuale di diritto penale tedesco, 1881.
- ↑ Claus Roxin, Täterschaft und Tatherrschaft, 1963.
- ↑ Francesco Antolisei, Manuale di diritto penale – Parte generale, Giuffrè, 1956.
- ↑ F. Resta, 11 settembre: attentato alle libertà? I diritti umani dopo le Torri Gemelle, Edizioni dell'asino, 2011, p. 81.
- ↑ (EN) Fernando Aguiar e Antonio Parravano, Tolerating the Intolerant: Homophily, Intolerance, and Segregation in Social Balanced Networks, in Journal of Conflict Resolution, vol. 59, n. 1, Sage Publications, 2015, pp. 29-50, DOI:10.1177/0022002713498708, ISSN 0022-0027. URL consultato il 28 agosto 2017.
- ↑ (EN) Fritz Heider, Attitudes and Cognitive Organization, in Journal of Psychology, vol. 21, 1946, pp. 107-12.
- ↑ (EN) Fritz Heider, The Psychology of Interpersonal Relations, New York, Psychology Press, 1958, ISBN 9780898592825.