Papillon (film)

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Papillon
Papillon-isolamento.jpg
Steve McQueen in una scena del film
Titolo originale Papillon
Paese di produzione Francia, USA
Anno 1973
Durata 148 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere avventura, drammatico, biografico, Carcerario
Regia Franklin J. Schaffner
Soggetto dal romanzo di Henri Charrière
Sceneggiatura Dalton Trumbo e Lorenzo Semple Jr.
Produttore Robert Dorfmann e Franklin J. Schaffner
Distribuzione (Italia) Eagle Pictures
Fotografia Fred J. Koenekamp
Montaggio Robert Swink
Musiche Jerry Goldsmith
Scenografia Anthony Masters
Costumi Anthony Powell
Trucco Charles H. Schram
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Papillon è un film del 1973 diretto da Franklin J. Schaffner, con Steve McQueen e Dustin Hoffman. Il film è basato sul romanzo omonimo di Henri Charrière.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Henri Charrière, un venticinquenne francese detto "Papillon" per via di una farfalla che porta tatuata sul torace, viene condannato all'ergastolo per un omicidio che non ha mai commesso. La sua esperienza, vissuta in quello che al tempo era probabilmente il peggior sistema carcerario del mondo, ossia la Guyana Francese dell'Isola del Diavolo e dei lavori forzati, sarà costellata da infruttuosi tentativi di fuga, che gli costeranno molti anni di isolamento, e da strette relazioni con altri detenuti, tra i quali il falsario Louis Dega, ma sarà accompagnata costantemente dal suo desiderio di libertà che, in età ormai avanzata, lo spingerà a tentare un'impresa apparentemente impossibile.

Ispirazione letteraria[modifica | modifica sorgente]

Il soggetto del film è tratto dal romanzo autobiografico di Henri Charrière pubblicato nel 1969 con enorme successo. Il romanzo scatenò anche diverse polemiche circa la veridicità delle esperienze di vita carceraria nelle colonie penali della Guyana francese. La critica mise in dubbio l'autenticità dei fatti raccontati da Charrière a causa delle incongruenze e dei paradossi riscontrati nella narrazione. Testimoni dell'epoca invece confermarono i metodi efferati utilizzati dal sistema giudiziario dell'epoca.[1]

Temi[modifica | modifica sorgente]

« Maledetti bastardi... sono ancora vivo! »
(Papillon)

È indubbio come nel film sia proprio la libertà il tema dominante, tanto da annichilire tutto il contorno: il sentimento di amicizia, la lealtà e ogni riflessione umanitaria. È però paradossalmente complesso definire efficacemente un concetto sia pur onnipresente per tutta la durata del film. La libertà di cui Steve McQueen si fa vate non è un mero desiderio di evasione, è qualcosa di molto più profondo e intangibile. Papillon è divorato da un desiderio viscerale, morboso, ossessivo; la sua volontà di fuggire smette molto presto di essere semplicemente tale, si trasforma in un modo unico di essere realmente se stessi, di assecondare la propria recondita natura umana, contro tutto e contro tutti. Il personaggio in questo senso è talmente estremo da creare quasi angoscia in uno spettatore emotivamente coinvolto, Papillon cancella i parametri della ragione tradizionale e persino del buon senso, non conosce più paura né limiti; "una barca", questa è la sua sola ossessione. Dal personaggio di Papillon traspare una fortissima volontà di sopravvivenza, nonostante tutto e tutti.

L'ultima estrema evasione è affascinante perché assurda, folle, irrazionale. Il protagonista è segnato dagli anni e dalla prigionia, ma anche adesso non si può fermare, non è in suo potere, continua solo ad assecondare il suo animo più puro e primordiale. Papillon rivela così la condizione dell'uomo, un'incessante ricerca di sé e della propria pienezza; forte è però il sospetto che essa sia vana come quella di libertà, la chimera che egli addenta senza riuscire mai a sentirne il gusto.

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

Jerry Goldsmith, frequente collaboratore del regista Schaffner (con cui aveva realizzato le musiche, tra gli altri, anche di Il pianeta delle scimmie, nel 1968, e di Patton, generale d'acciaio, nel 1970) si è fatto carico del sofisticato e ricco commento musicale sinfonico di questa pellicola. Sia il regista, sia il musicista hanno condiviso, innanzi tutto, la convinzione che la musica cinematografica debba essere utilizzata con contributi parsimoniosi, destinando il commento musicale solo a quelle sequenze in cui esso può sottolineare aspetti psicologici o narrativi non del tutto evidenti nelle sequenze filmiche. In Papillon questa filosofia è particolarmente evidente: su una pellicola di due ore e mezzo di durata, si ascoltano poco più di 40 minuti di musica. Le composizioni di Goldsmith, caratterizzate da uno stile sinfonico tardo romantico e impressionistico (con un'impostazione che può richiamare, per certi aspetti, l'arte di Debussy), non prive di digressioni nell'atonalismo e soffuse di una dosata timbrica esotica (mediante uso di strumentazioni musicali del folclore caraibico), si distribuiscono soprattutto nella seconda metà della pellicola, e generalmente appaiono nelle scene fuori dal carcere, durante i vari tentativi di fuga del protagonista.

Goldsmith utilizza inoltre, per le parti meno aspre del suo lavoro, un delicato approccio melodico, dominato da un tema conduttore molto orecchiabile, esposto in forma di valzer, spesso affidato alla fisarmonica, strumento che istintivamente richiama l'origine francese dei protagonisti. Il tema, divenuto celebre all'epoca dell'uscita del film, ha ottenuto numerose variazioni e riesecuzioni, pubblicate in molte edizioni discografiche, in alcuni casi anche in versione cantata.

Il resto della partitura sinfonica è stato prodotto su vinile già nel 1970, e successivamente ristampato nel corso degli anni, fino ad una recente edizione prodotta su CD dalla Universal Records francese, che contiene per la prima volta la versione integrale della partitura (e quindi con l'aggiunta di circa cinque minuti di brani inediti). La versione del dvd in lingua inglese consente inoltre di ascoltare la musica di Goldsmith su traccia audio isolata.

Papillon nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

  • Il film conobbe un tale successo che ad esso si ispirò, qualche tempo dopo, un film-parodia, Farfallon (1974), interpretato da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, per la regia di Riccardo Pazzaglia.
  • Nel finale del libro di denuncia nei confronti della Camorra, Gomorra, scritto da Roberto Saviano, vi è un riferimento a Papillon e alla scena finale dove egli riesce a fuggire attaccato ad un sacco di noci di cocco, urlando «Maledetti bastardi... sono ancora vivo!»
  • La scena finale, nella quale Papillon fugge aggrappato a un sacco pieno di noci di cocco, sfruttando la spinta della settima di una sequenza periodica di onde, da lui osservata, ha ispirato la canzone dei Nomadi La settima onda, che dà il nome all'album omonimo del 1994.
  • Nella canzone La vita e che ci fai presente nell'album Naif del gruppo italiano Otto Ohm più volte viene ripetuta la frase Come Steve McQueen in un papillon.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • L'ufficiale comandante che nella sequenza iniziale del film impartisce le ultime indicazioni ai condannati prima dell'imbarco verso la Guyana francese, è ironicamente interpretato da Dalton Trumbo, celebre sceneggiatore e coautore del film, che negli anni cinquanta era finito nella famigerata "lista nera di Hollywood" sospettato di essere un comunista dal comitato per le attività anti-americane del senatore McCarthy. Trumbo era stato anche imprigionato per qualche tempo per essersi rifiutato di denunciare conoscenti e amici.[senza fonte]
  • Il film è stato girato in Giamaica e i carcerati presenti nella scena della decapitazione del condannato sono in realtà dei giamaicani di origine tedesca.[senza fonte]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Müller, Jürgen. I migliori film degli anni 70, Taschen

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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