Ipogeo di Santa Maria in Stelle

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Ipogeo di Santa Maria in Stelle
Pantheon di Santa Maria in Stelle
CiviltàRomana
UtilizzoMonumento funerario
EpocaIII secolo
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneVerona
Amministrazione
PatrimonioCittà di Verona
EnteSoprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
VisitabileSi
Sito webwww.ipogeostelle.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 45°29′48.77″N 11°02′16.98″E / 45.496881°N 11.03805°E45.496881; 11.03805

L'ipogeo di Santa Maria in Stelle, comunemente conosciuto con il nome di pantheon di Santa Maria in Stelle, si situa nell'omonima frazione del comune di Verona, all'inizio della Valpantena. Si tratta di una struttura sotterranea di difficile interpretazione, realizzata nel III secolo probabilmente con la funzione di monumento funerario, anche se potrebbe essere stato utilizzato anche come acquedotto o ninfeo per captare le acque di una fonte sotterranea. A partire dal IV secolo lo spazio venne adibito a cappella per il culto cristiano, destinazione d'uso che mantenne fino al XII secolo. La struttura è stata riscoperta nel Settecento, come documentano i rilievi di Gaetano Cristofali.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il committente della struttura, ovvero il nobile romano Publio Pomponio Corneliano, vissuto nel III secolo e noto per aver ricoperto cariche pubbliche nel territorio veronese e vicentino, è verosimilmente il personaggio raffigurato in una statua posta in una nicchia dell'ipogeo. Il suo nome compare in un'iscrizione situata sull'architrave della porta d'accesso, dove si informa che egli fece edificare le fondazioni dell'ipogeo insieme alla moglie e ai figli.[2] Il fatto che sia citata l'intera famiglia fa pensare che la destinazione originale fosse a cenotafio della gens Pomponia. La presenza di una sorgente che sgorga in questo spazio, tuttavia, rende credibile anche la funzione di acquedotto o di ninfeo, ovvero di un insieme di vani dedicati al culto delle Ninfe, cui Corneliano era devoto.[3]

Nella seconda metà del IV secolo l'ambiente cambiò funzione e venne trasformato in un edificio cristiano, inizialmente ancora come monumento funerario, ma dagli inizi del V secolo come cappella aperta al culto;[3] nel XV secolo infine, durante i lavori di ampliamento della chiesa sorta sopra l'ipogeo, venne chiuso l'antico ingresso che metteva in comunicazione diretta il tempio sotterraneo con l'esterno e venne realizzata la scalinata d'accesso ancora presente.[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le acque della sorgente sotterranea vengono convogliate e raccolte in una vasca limaria semicircolare scavata nella roccia, dove si depositano le impurità sospese nell'acqua; da qui parte il tracciato artificiale che scorre in un basso e stretto corridoio con copertura a volta a botte, lungo 100 metri e intervallato da quattro pozzi. A circa un quarto di questo cunicolo, in prossimità dell'ingresso agli spazi sotterranei cui si accede tramite quindici scalini, si trovano gli ambienti più interessanti: tramite un piccolo atrio a forma di croce che si apre lungo il corridoio si può accedere, sui due lati contrapposti, a due ampie stanze absidate caratterizzate da coperture a semicupola, al cui centro si trovano delle aperture rotonde.[3][4]

In contemporanea al cambiamento della destinazione d'uso subita da questi spazi, tra il IV e il V secolo, si realizzarono le pavimentazioni a mosaico e gli affreschi che adornano le stanze. Il mosaico dell'aula di destra si è mal conservato mentre quello nell'aula di sinistra è sostanzialmente integro, risultando perfettamente leggibili sia i motivi rosso scuri con contorno nero e la cornice ad elementi vegetali sulle tessere bianche di sfondo, che le specchiature rettangolari e semicircolari contraddistinte da decorazioni particolarmente articolate.[5]

Le pitture murali sono però la parte più preziosa della struttura, essendo uno dei cicli più interessanti dell'arte paleocristiana in Italia settentrionale. Quasi completamente conservate sono le pitture dell'aula sinistra, la cui iconografia, con rappresentazioni dell'Antico e Nuovo Testamento riprodotte tra due fasce orizzontali rosse e separate da finte lesene, ha fatto ipotizzare che si trattasse di uno spazio di catechesi e preparazione al battesimo. Particolarmente originale l'affresco della semicupola, dove sono raffigurati delle serie concentriche di cilindri di diverse cromie, forse a richiamare i rotoli della Legge delle Sacre Scritture oppure a voler fingere che la struttura muraria sia stata realizzata con la tecnica dei tubi fittili in terracotta. Altre pitture murali del medesimo periodo, ma con elementi naturalistici, si trovano anche nella volta dell'atrio.[6]

Nell'aula destra è sopravvissuta una rappresentazione della Manus Dei molto tarda, databile tra il VIII e il IX secolo, mentre del secolo successivo è una rappresentazione della Vergine con il Bambino tra due angeli nella volta stellata che si trova nello spazio di sinistra e che diede il nome alla cappella. Nell'ambiente di destra si trova anche un'ara romana del I secolo dedicata ad una figlia adottiva della gens Pomponia.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Acquedotto ipogeo romano e luogo di culto paleocristiano in località Santa Maria in Stelle, su archeoveneto.it. URL consultato il 23 gennaio 2020.
  2. ^ "P. Pomponius Cornelianus et Iulia Magia cum Iuliano et Magiano filiis a solo fecerunt". In Bolla, p. 98.
  3. ^ a b c Bolla, p. 98.
  4. ^ a b Notiziario della Banca Popolare di Verona Verona, 1994, n. 3.
  5. ^ Bolla, pp. 98-99.
  6. ^ Bolla, pp. 99-100.
  7. ^ Bolla, p. 101.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]