Palazzo romano di Fishbourne

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Modellino nel museo che riproduce l'aspetto del palazzo.
Uno dei mosaici: si intravede il mosaico più antico sottostante.
Mosaico di Cupido e il delfino.
Interno del museo.

Il Palazzo romano di Fishbourne sorge nel villaggio di Fishbourne, presso Chichester nel West Sussex, Inghilterra.

Il grande palazzo fu costruito nel I secolo, circa trenta anni dopo la conquista romana della Britannia, sul sito di un accampamento usato dai romani per i rifornimenti durante l'invasione iniziata nel 43 dall'imperatore Claudio. Il palazzo rettangolare circondava dei giardini dal disegno simmetrico, la parte nord dei quali è stata ricostruita. Nel secondo e terzo secolo ci furono estese modifiche, con molti dei mosaici originali in bianco e nero ricoperti da più sofisticati mosaici colorati, incluso quello perfettamente conservato del delfino nell'ala nord. Altre modifiche erano in corso quando il palazzo subì un grave incendio attorno all'anno 280[1], a seguito del quale venne abbandonato.

Scoperta e scavi[modifica | modifica wikitesto]

Anche se gli abitanti del posto conoscevano già l'esistenza di resti romani nella zona, fu solo nel 1960 che l'archeologo Barry Cunliffe iniziò uno scavo sistematico nel sito, scoperto per caso da Aubrey Barrett, un ingegnere impegnato nella posa di un acquedotto. La villa romana che la squadra di Cunliffe stava portando alla luce era talmente grande che si iniziò a chiamarla Palazzo romano di Fishbourne; un museo venne poi costruito per preservare i resti archeologici in situ. L'amministrazione del museo è affidata alla Sussex Archaeological Society.

Per dimensioni, è approssimativamente grande quanto la Domus Aurea di Nerone a Roma o la villa di Piazza Armerina in Sicilia; la pianta assomiglia nell'organizzazione a quella della Domus Flavia nel Palazzo di Domiziano sul Palatino a Roma.[2] Fishbourne è di gran lunga la più grande residenza romana a nord delle Alpi, superando, con i suoi 150 metri di lato, anche Buckingham Palace.[3][4]

L'attuale museo incorpora gran parte dei resti visibili, inclusa un'intera ala del palazzo. I giardini sono stati ripiantumati utilizzando piante del periodo romano. Una squadra di volontari e archeologi professionisti è ancora impegnata in ricerche e scavi nei dintorni, sul sito di quelli che sembrano essere edifici militari. L'ultimo scavo è del 2002.[5][6] Fra i resti anche un caldarium, un tepidarium, un frigidarium ed un ipocausto, il quale non fu completato a seguito dell'incendio.[7]

Teorie sul primo proprietario[modifica | modifica wikitesto]

Varie teorie sono state formulate su chi abbia abitato il palazzo. La prima e più accreditata è quella proposta da Barry Cunliffe, secondo il quale nella sua prima fase costruttiva il palazzo era la residenza di Cogidubno, citato nell'Agricola di Tacito[8] e in una iscrizione commemorativa del tempio di Nettuno e Minerva trovata nella vicina Chichester.[9] Altre teorie fanno riferimento a Sallustio Lucullo,[10][11] Verica (un re cliente già da prima dell'invasione del 43), ed infine un certo Tiberius Claudius Catuarus, il cui sigillo a forma di anello d'oro fu trovato nel 1995 nelle vicinanze.[3][12][13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ernest Black, Fishbourne, Chichester, and Togidubnus rex revisited (PDF), in Journal of Roman Archaeology, nº 21, 2008, pp. 293-303. URL consultato il 17 maggio 2015.
  2. ^ Miles Russell, Roman Sussex, Tempus (2006) pp. 113-132; Miles Russell, Bloodline - the Celtic Kings of Roman Britain, Amberley (2010), pp. 172-77
  3. ^ a b Francis Pryo, Britain AD, Episode I
  4. ^ I mosaici di Fishbourne vengono definiti come "la più grande collezione del Nord Europa" in La città di Chichester, pagina sul sito web del Comune di Ravenna, città gemellata con Chichester.
  5. ^ Excavations sul sito web della Sussex Archaeological Society
  6. ^ John Manley, Facing the Palace, Sussex Archaeological Society, 2004.
  7. ^ Remains at Fishbourne Roman Palace (PDF), Sussex Archaeological Society. URL consultato il 17 maggio 2015.
  8. ^ Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, capitolo XIV (testo disponibile in Wikisource.org)
  9. ^ J. E. Bogaers, King Cogidubnus in Chichester: another reading of RIB 91, in Britannia 10, pp. 243-254, 1979.
  10. ^ Miles Russell, Roman Britain's Lost Governor in Current Archaeology 204, pp. 630–635, 2006.
  11. ^ Sallustio Lucullo Archiviato l'8 settembre 2006 in Internet Archive. in Roman-Britain.org
  12. ^ British Archaeology Archiviato il 19 agosto 2014 in Internet Archive., n. 37, settembre 1998.
  13. ^ Miranda Aldhouse-Green, Boudica Britannia, Pearson Longman, 2006, p. 51, ISBN 978-1-4058-1100-2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Barry Cunliffe, Fishbourne Roman Palace, The History Press, 1998. ISBN 0752414089
  • Miles Russell, Roman Sussex, The History Press, 2006. ISBN 0752436015
  • Miles Russell, Roman Britain's Lost Governor in Current Archaeology 204, pp. 630–635, 2006.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 50°50′11.76″N 0°48′37.08″W / 50.8366°N 0.8103°W50.8366; -0.8103