Palazzo Mormorai

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Palazzo Mormorai
Via di mezzo 46, retro di palazzo mormorai 01.JPG
Palazzo Mormorai
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Firenze
Coordinate 43°46′21.25″N 11°15′45.34″E / 43.77257°N 11.262595°E43.77257; 11.262595Coordinate: 43°46′21.25″N 11°15′45.34″E / 43.77257°N 11.262595°E43.77257; 11.262595
Informazioni
Condizioni In uso

Palazzo Mormorai è un edificio di Firenze, situato tra Borgo Pinti 20 e via di Mezzo 46.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un grande casamento di carattere cinque seicentesco (ma si vedano le risultanze delle ricerche di Emanuela Ferretti che portano a una datazione settecentesca), a tre piani più un mezzanino, con un fronte su borgo Pinti organizzato su nove assi che, dopo aver segnato la cantonata con via di Mezzo, prosegue su questa strada per altri cinque assi fino a un grande portone monumentale segnato da un'arme d'azzurro al toro furioso.

Pur nella sua estrema semplicità (ampie superfici intonacate su cui si dispongono finestre rettangolari profilate da listre di pietra) denota grande dignità, sia per la sua mole, sia per i criteri che hanno guidato l'ultimo intervento di restauro. Secondo Emanuela Ferretti "venne probabilmente edificato dalla famiglia Paoli poco dopo il 1729", anno nel quale questa avrebbe acquistato una porzione del laboratorio già del Giambologna. Sempre sulla base delle ricerche della studiosa nel 1761 la proprietà sarebbe passata ai Mormorai e quindi ai Carobbi, ai quali si deve l'ingresso monumentale su via di Mezzo, realizzato nella seconda metà dell'Ottocento. «La struttura dell'edificio sembrerebbe rifarsi a esempi plurifamiliari di natura intensiva che si vanno diffondendo dalla metà del '700: in questo caso la traduzione di un discreto 'decoro' è affidata alla semplicità delle cornici delle aperture in pietra bigia che interrompono vaste superfici intonacate e al lineare portone centinato inserito in una cornice trabeata che si apre su borgo Pinti. I due fronti presentano all'estremità due paraste che da un alto basamento giungono fino all'imposta della copertura, sostenendo una semplificata trabeazione» (Emanuela Ferretti).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuela Ferretti in Atlante del Barocco 2007, p. 419, n. 122;
  • Claudio Paolini, Case e palazzi nel quartiere di Santa Croce a Firenze, Firenze, Paideia, 2008, p. 124, n. 182;
  • Claudio Paolini, Architetture fiorentine. Case e palazzi nel quartiere di Santa Croce, Firenze, Paideia, 2009, pp. 191-192, n. 261.

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