Ninfeo del Bergantino

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Ninfeo del Bergantino
Bergantino 01.jpeg
La sala centrale del ninfeo.
Civiltàromana
Utilizzoninfeo
Epocadomizianea
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneCastel Gandolfo
Dimensioni
Superficie40 m² ca 
Altezza50 m. ca
Larghezza20 m. ca
Volume100 m³ ca
Scavi
Data scopertaprima metà del XVIII secolo
Date scavi1841
Amministrazione
EnteParco Regionale dei Castelli Romani
Visitabilesu prenotazione
Sito webwww.parcocastelliromani.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°15′59.44″N 13°02′02.91″E / 41.266512°N 13.034141°E41.266512; 13.034141

Il ninfeo del Bergantino, anche noto (piuttosto impropriamente) come Speco di Diana[1] o Bagni di Diana,[1][2] è un sito archeologico posto sulle rive del lago Albano, in comune di Castel Gandolfo, in provincia di Roma, nell'area dei Castelli Romani.

Si tratta di un ninfeo ricavato in una grotta naturale, databile all'epoca domizianea (fine I secolo), e perciò riconducibile all'imponente complesso della villa albana di Domiziano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Castel Gandolfo.

Nel 1841 alcuni scavi, avviati prima abusivamente e poi sotto il controllo del cardinale camerlengo, portarono alla luce abbondanti reperti di statue e mosaici, in parte conservati presso le Ville pontificie di Castel Gandolfo.[1]

Il ninfeo del Bergantino deve il suo nome ad un antico proprietario (secondo il Lugli) oppure alla corruzione del vocabolo "brigantino", tipologia di veliero, dato che la grotta del ninfeo poteva essere usata come rimessa di barche.[1]

A partire dal 2007 il parco regionale dei Castelli Romani ha avviato alcuni lavori di recupero del ninfeo.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Villa di Domiziano (Castel Gandolfo).

Il ninfeo occupa una grotta naturale scavata nel peperino (una roccia vulcanica caratteristica dei Colli Albani e del Viterbese), probabilmente usata in precedenza come cava di materiale da costruzione.[2][4] L'archeologo Giuseppe Lugli argomentò che la conformazione volutamente "casuale" del ninfeo all'interno di una grotta preesistente è una spia della datazione domizianea della struttura.[2]

Le pareti della grotta sono state rivestite da una muratura in opus mixtum, altro elemento caratteristico di epoca domizianea.[2] Tuttavia i costruttori ebbero l'accortezza di lasciare un'intercapedine tra la viva roccia di peperino e la muratura, per evitare le infiltrazioni di umidità.[2]

I pilastri e le volte di rinforzo sono in laterizi, il grande arco dell'ingresso alla grotta in bipedali.[2]

Al centro della grotta è stato scavato un bacino circolare, leggermente inclinato verso il lago in modo tale da favorirne lo sversamento.[2]

La grotta principale ha un diametro di 17 metri; l'arco d'ingresso è alto una cinquantina di metri; il bacino della grotta principale è largo 13 metri e profondo 25, e presenta un canale di sversamento a lago.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Nisio, pp. 79-83.
  2. ^ a b c d e f g Lugli, pp. 4-11.
  3. ^ Resoconto annuale dell'attività del Parco regionale dei Castelli Romani (2007-2008), p. 7 (PDF) (PDF), su parcocastelliromani.it. URL consultato il 30 ottobre 2011 (archiviato il 24 dicembre 2015).
  4. ^ Alessio Biagioni, I segreti del lago Albano, in Archeomedia.net (17-10-2007), su archeomedia.net. URL consultato il 6 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia sui Castelli Romani.
  • Giuseppe Lugli, Lo scavo fatto nel 1841 nel ninfeo detto Bergantino sulla riva del lago Albano, Roma, Loescher, 1914. ISBN non esistente
  • Graziano Nisio, Dalla leggendaria Alba Longa a Castel Gandolfo, Castel Gandolfo, Il Vecchio Focolare, 2008. ISBN non esistente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]