Nadežda Allilueva

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Nadežda Allilueva-Stalina

Nadežda Allilueva-Stalina (Tbilisi, 2 gennaio 1901Mosca, 9 novembre 1932) è stata la seconda moglie di Josif Stalin.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nadežda Sergeevna Allilueva o Allilujeva (Надежда Сергеевна Аллилуева) era la figlia del rivoluzionario Sergei Alliluev e della moglie Ol'ga. Incontrò Stalin per la prima volta ancora bambina, poiché suo padre Sergei Alliluyev offrì riparo al giovane Stalin in occasione della fuga dalla prigione avvenuta nel 1908. Dopo la rivoluzione, Nadežda fu impiegata di fiducia nell'ufficio di Lenin.

La coppia si sposò nel 1919, quando Stalin aveva già 40 anni. Confidandosi con un'intima amica, Polina Molotova, rivelò che l'unione era stata forzata e che i due litigavano continuamente[senza fonte]. Dal matrimonio nacquero due figli: Vasilij Džugašvili (1921-1962) e Svetlana Allilueva (1926-2011).

La tomba al cimitero Novodevičij

Le circostanze della morte[modifica | modifica sorgente]

L'8 novembre 1932, in occasione dell'anniversario della rivoluzione, fu dato un banchetto al Cremlino, durante il quale Stalin fu estremamente scortese nei confronti di sua moglie[1]. Le versioni dell'accaduto sono diverse: alcuni hanno riferito che il dittatore arrivò anche a gettare su di lei una sigaretta accesa[1]. Nadežda lasciò la cena e si ritirò nella sua stanza, accompagnata dalla Molotova, che riferì di averla lasciata più tardi ormai tranquillizzata[1]. Come è emerso dalla testimonianza resa dopo la morte di Stalin da Nikolaj Vlasik, capo della sua scorta, quella notte Nadežda telefonò alle guardie del corpo chiedendo del marito e l'ufficiale in servizio le rispose che non era al Cremlino ma nella sua dacia fuori città in compagnia della moglie di Gusev[1]. Il giorno dopo Nadežda Allilueva fu trovata morta, uccisa da un colpo di revolver, verosimilmente suicidatasi. Aveva 31 anni.

Quanto alla reazione di Stalin di fronte alla morte della moglie, lo storico Robert Conquest scrive che «fu l'unica occasione in cui gli videro gli occhi pieni di lacrime».[1]

Rimane molto amata dai russi oggi; la sua tomba al cimitero di Novodevičij è coperta quasi sempre di fiori.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Conquest, Stalin, Milano, Mondadori, 2002.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Robert Conquest, Stalin, Milano, Mondadori, 2002, p. 191.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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