Mostra Augustea della Romanità

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La Mostra Augustea della Romanità fu uno dei numerosi eventi organizzati in Italia durante il fascismo in occasione del Bimillenario Augusteo.

Storia degli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Per il 50º anniversario dell'unità italiana nel 1911, Rodolfo Lanciani e il suo assistente Giulio Quirinio Giglioli avevano organizzato un'esposizione a carattere archeologico nelle Terme di Diocleziano. Nel 1927, lo stesso Giglioli, professore di archeologia e assessore alle antichità e belle arti di Roma, aveva istituito un Museo della Romanità, con l'intento di dare seguito e stabilità all'esposizione del 1911.

Nel 1932 Giglioli e altri antichisti, soprattutto Carlo Galassi Paluzzi, presidente dell'Istituto Nazionale di Studi Romani, suggerirono a Mussolini di attuare un programma di iniziative espositive e archeologiche su larga scala per l'anniversario di Augusto, tra le quali la realizzazione di importanti scavi archeologici in Italia e la trasformazione della Piazza Augusto Imperatore a Roma (Mausoleo di Augusto, l'Ara Pacis). Giglioli organizzò la Mostra Augustea della Romanità insieme con giovani collaboratori come Colini, Pietrangelo, Luigli e Squarciapino. Le prime 26 sale seguivano la cronologia della storia romana, dalla fondazione di Roma alla tarda età costantiniana ed erano allestite con architetture effimere.

Concetto[modifica | modifica wikitesto]

La Mostra Augustea fu aperta dal 23 settembre 1937 al 4 novembre 1938 nel Palazzo delle Esposizioni nella via Nazionale a Roma. Nelle 80 sale erano esposte numerose copie di sculture e reperti vari che avrebbero dovuto illustrare in tutta la sua estensione la civiltà romana e rappresentare un modello per l'Italia fascista. La Mostra raccolse oltre 700.000 visitatori ed perciò da considerarsi − insieme con le due edizioni della Mostra della Rivoluzione Fascista - uno dei grandi eventi autocelebrativi dell'Italia fascista, propagandata dai giornali e cinegiornali italiani e seguita dalla stampa internazionale.

Vita dopo la chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la chiusura della Mostra augustea Giglioli pensò di renderla permanente in un Museo della Civiltà Romana con sede nel nuovo quartiere dell'EUR, nella zona sud-occidentale di Roma, dove avrebbe dovuto tenersi l'Esposizione Universale prevista per il 1942. L'Esposizione non si tenne per lo scoppio della guerra, ma l'edificio che avrebbe dovuto contenere il Museo progettato da Giglioli fu terminato di costruire negli anni Cinquanta e ospita un'esposizione permanente, depurata dei più vistosi aspetti propagandistici risalenti al regime fascista.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Dalla mostra al museo: dalla Mostra archeologica del 1911 al Museo della Civiltà romana. Catalogo della mostra, Roma, Marsilio, 1983, specialmente p. 77−90
  • A.M. LIBERATI SILVERIO, La Mostra Augustea della Romanità. L'allestimento della facciata, il progetto e l'organizzazione delle sale, il consuntivo della manifestazione, l'eredità, in AA.VV., "Il Palazzo delle Esposizioni", Roma 1990, p. 223−227
  • F. SCRIBA, Augustus im Schwarzhemd? - Die Mostra Augustea della Romanità in Rom 1937/38, Frankfurt/M, 1994
  • Id., Il mito di Roma, l'estetica e gli intellettuali negli anni del Consenso - La Mostra Augustea della Romanità 1937/38, "Quaderni di Storia", N. 41, ann. 21, 1995, p. 67−84
  • Id., The Sacralization of the Roman Past in Mussolini's Italy - Erudition, Aesthetics, and Religion in the Exhibition of Augustus' Bimillenary in 1937-1938, in "Storia della Storiografia", N. 30, 1996, p.19−29.

Fonti dell'epoca[modifica | modifica wikitesto]

  • Mostra Augustea, Catalogo, 2 voll., 4ª edizione definitiva, Roma 1938
  • Relazione morale e finanziaria, Roma 1942
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